Un nuovo condominio nel cuore di Busto: la lettera di un cittadino chiede di fermare il progetto

Appello a sindaco e assessore all’Urbanistica per tutelare il centro storico
«Un palazzo di sette piani sarebbe una ferita all’anima della città»

Una lettera formale, inviata tramite Pec alle massime autorità cittadine, riaccende il dibattito sul futuro del centro storico di Busto Arsizio. Il destinatario principale è il sindaco Emanuele Antonelli, insieme all’assessore all’Urbanistica Luca Folegani e alla presidente del Consiglio comunale Laura Rogora. Il messaggio è chiaro: rivalutare il progetto per la realizzazione di un nuovo e voluminoso condominio tra via Monsignor Paolo Borroni, via Pozzi e piazza Vittorio Emanuele II, per proteggere l’identità e l’equilibrio del cuore storico della città.

A firmare l’appello è un residente della zona, che motiva la propria preoccupazione elencando una serie di criticità legate all’intervento edilizio, iniziativa privata che dovrebbe sorgere a ridosso della Ztl. Si tratterebbe di un edificio residenziale di sei o sette piani, promosso come “sintesi di eleganza e innovazione”, con appartamenti di pregio proposti a prezzi compresi tra i 4.000 e i 5.000 euro al metro quadro: circa 520mila euro per le soluzioni ai piani inferiori, fino a oltre 1,2 milioni per quelle più alte.

Un edificio fuori contesto

Secondo il cittadino, la prima e più evidente criticità riguarda l’impatto architettonico: un palazzo moderno e di grandi dimensioni risulterebbe del tutto estraneo al contesto circostante, caratterizzato da edifici storici e da un tessuto urbano consolidato. Vengono citati, tra gli altri, piazza Vittorio Emanuele II, Palazzo Cicogna, i cortili di via Pozzi e le ex carceri austriache, oggetto di un recente e apprezzato intervento di recupero.

Il timore è che una costruzione ultramoderna possa alterare in modo irreversibile l’armonia del centro storico, tradendo una tradizione che ha sempre privilegiato il recupero dell’esistente rispetto a nuove edificazioni invasive.

I lavori appena conclusi e i rischi futuri

Un secondo punto riguarda l’impatto del futuro cantiere su opere pubbliche appena concluse o in fase di completamento. Via Borroni è stata recentemente oggetto di un importante intervento di riqualificazione, così come l’area delle Vecchie Carceri, definita nella lettera «un’opera da applausi» per qualità, gusto e impegno economico.

La domanda che il cittadino rivolge all’amministrazione è diretta: quale sarà l’effetto di un nuovo, imponente cantiere su una zona appena sistemata? Quali le conseguenze su viabilità, pavimentazioni e decoro urbano? Il timore è che si finisca per “fare e disfare”, vanificando investimenti pubblici rilevanti.

Le ombre di precedenti operazioni immobiliari

Il terzo elemento di preoccupazione riguarda l’esperienza di precedenti interventi edilizi nelle immediate vicinanze. Viene citata la Residenza del Conte, dove a distanza di quasi dieci anni dalla ricostruzione molti appartamenti risultano ancora invenduti e le aree interne sono spesso teatro di degrado e malcostume. Non meno critica la situazione dell’edificio tra via Zappellini, piazzetta Cristoforo Colombo e vicolo Landriani, rimasto incompiuto e abbandonato.

Da qui l’interrogativo che attraversa tutta la lettera: «Che cosa dobbiamo aspettarci? Un ennesimo ecomostro? Un’ennesima incompiuta?».

L’appello all’amministrazione

Nel testo integrale inviato alle istituzioni, il cittadino riconosce più volte l’impegno dell’amministrazione comunale nel promuovere l’immagine e il prestigio di Busto Arsizio a livello territoriale e oltre. Proprio per questo chiede un ulteriore atto di responsabilità: fermare e rivalutare seriamente il progetto, chiedendo un drastico ridimensionamento dell’edificio e ripensando il centro storico come uno spazio a misura di cittadini, non come terreno per nuove colate di cemento.

Un appello che solleva interrogativi più ampi sui margini di manovra della Pubblica amministrazione e sulla strategia abitativa complessiva per il centro cittadino, riportando al centro del dibattito il delicato equilibrio tra sviluppo, tutela del patrimonio e qualità della vita urbana.