La posizione di Gianmario Bernasconi nell’indagine della Dda di Milano sull’ex Camping Sette Laghi è distinta da quella al centro del filone sullo smaltimento illecito di rifiuti. L’ex sindaco, assistito dall’avvocato Marco Mainetti, respinge le contestazioni e si dichiara «del tutto estraneo». Dice di aver ricevuto la notifica della chiusura delle indagini con sorpresa.
La vicenda contestata, precisa la difesa, prende avvio da un provvedimento comunale del 2011, prima dei mandati di Bernasconi, sindaco dal 2013 al 2023. Alle sue amministrazioni è spettata invece la gestione degli effetti dell’abuso edilizio nell’area.
Secondo la ricostruzione dell’ex primo cittadino, il Comune ha seguito l’ordinanza del 2011 che disponeva demolizioni e ripristino, verificando il rispetto delle prescrizioni nei limiti delle proprie competenze. L’impresa incaricata dalla società proprietaria, poi fallita, concluse a inizio 2022 la demolizione degli edifici rimasti, ma lasciò sul posto le macerie senza ripristinare l’area. Dopo alcuni sopralluoghi, il Comune ordinò la rimozione dei residui e il completamento del ripristino. Bernasconi riferisce che furono rilevati anche eternit e lana di roccia.
All’ex sindaco viene contestato un presunto ritardo nell’acquisizione dell’area al patrimonio comunale. Bernasconi sostiene che i provvedimenti furono impugnati dai privati, ma ritenuti legittimi dal Tar. Mainetti aggiunge che, dopo il fallimento della società, i rapporti con le imprese furono gestiti nella procedura fallimentare, senza incarichi comunali.
La difesa definisce «evanescente» il coinvolgimento degli amministratori. Le parti hanno venti giorni per depositare memorie o chiedere un interrogatorio. Se la Dda chiederà il rinvio a giudizio, la posizione sarà esaminata nell’udienza preliminare.













