BUSTO ARSIZIO – Una figura descritta come oscura, manipolatrice, capace di trascinare gli altri in un disegno criminale costruito con freddezza. Il pubblico ministero Ciro Vittorio Caramore non ha usato mezze misure nel chiedere l’ergastolo per Adilma Pereira Carneiro, indicata come la mandante dell’omicidio del marito, Fabio Ravasio.
Al centro della requisitoria, un passaggio che ha segnato l’udienza: il riferimento esplicito alla pratica della magia nera, evocata dall’accusa come elemento chiave per comprendere la personalità dell’imputata. Non un dettaglio folkloristico, ma – nella ricostruzione del pm – un tassello utile a spiegare la capacità di influenza esercitata su chi le stava attorno, fino a trasformare rapporti personali in strumenti funzionali al delitto.
Secondo la Procura, Adilma avrebbe agito con lucidità e determinazione, muovendosi per interessi economici precisi: eredità, polizze e benefici legati alla morte del coniuge. Un piano che, sempre secondo l’accusa, non si sarebbe fermato lì, ma avrebbe potuto avere ulteriori sviluppi.
Attorno a lei, un gruppo di coimputati per i quali sono state avanzate richieste pesantissime: ergastolo anche per Marcello Trifone, Fabio Lavezzo, Mohamed Dahibi e Mirko Piazza. Più contenute, ma comunque severe, le richieste per Massimo Ferretti e Igor Benedito, entrambi a rischio di una condanna a 25 anni, mentre Fabio Oliva potrebbe beneficiare di una pena ridotta a 9 anni e 4 mesi per un ruolo ritenuto marginale nella fase ideativa.
Resta però la figura di Adilma il fulcro del processo. L’accusa la dipinge come una manipolatrice pericolosa, capace di orchestrare uomini e situazioni, di costruire una narrazione alternativa e di mantenerla nel tempo. Una personalità che, secondo il pm, non può essere letta con categorie ordinarie.
Il processo entra ora nella fase decisiva. L’8 maggio interverranno le parti civili, mentre l’aula si prepara a una delle sentenze più attese degli ultimi mesi.












