Trent’anni della legge sui beni confiscati, iniziative di Libera in tutta Italia

Sono previsti eventi in oltre 180 luoghi del Paese, con volontari della rete di Libera impegnati in incontri pubblici, banchetti informativi e visite ai beni confiscati (foto d'archivio)

ROMA – Tre giorni di iniziative in molte città italiane per ricordare i trent’anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. L’appuntamento è promosso da Libera con il titolo “109 piazze per la legge 109” e si svolgerà dal 6 all’8 marzo.

L’iniziativa cade a trent’anni dall’approvazione della legge 109 del 1996, ottenuta anche grazie al milione di firme raccolte su impulso dell’associazione. La norma consente di destinare a uso sociale i beni sottratti alle organizzazioni mafiose.

Sono previsti eventi in oltre 180 luoghi del Paese, con volontari della rete di Libera impegnati in incontri pubblici, banchetti informativi e visite ai beni confiscati. Tra le città coinvolte figurano Trieste, Milano, Torino, Genova, Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli e Palermo. L’elenco delle iniziative è in aggiornamento sul sito dell’associazione.

“La peculiarità della legge 109/96, che compie trent’anni – commenta Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto”.

Secondo Don Ciotti, la legge è oggi presa a esempio anche da altre legislazioni nel mondo, a partire dall’Unione Europea. I beni restituiti alla collettività, aggiunge, mostrano cosa accade quando ricchezze di origine criminale vengono trasformate in progetti sociali nei territori.

Molte strutture confiscate ospitano cooperative, spazi sociali ed edifici destinati a servizi per la popolazione. Tra le attività ricordate anche progetti culturali, artistici e sportivi e i campi estivi che ogni anno coinvolgono migliaia di giovani sui temi della giustizia e della cittadinanza.

Don Ciotti segnala comunque la presenza di ritardi, ostacoli burocratici e difficoltà finanziarie nella gestione dei beni. “Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti”, conclude.