VARESE – Sembrava che il progetto di riqualificazione dell’area ex Aermacchi stesse finalmente entrando nella fase operativa, con gru e mezzi al lavoro visibili lungo via Sanvito. Ma dietro l’apparente movimento del cantiere si nasconde una situazione ben più complessa, che rischia di riportare tutto al punto di partenza.
A gettare acqua sul fuoco è stato Paolo Orrigoni, imprenditore di Tigros e proprietario dell’area, intervenuto sui social per smentire l’entusiasmo espresso dall’ex politico e blogger Mauro Gregori, che aveva parlato di lavori ormai ben avviati.
«I lavori vanno avanti alacremente? Ma se siamo praticamente fermi», ha scritto Orrigoni. «Aspettiamo l’ok di Arpa da cinque mesi e mancano ancora due permessi di costruire. Facciamo ancora in tempo a cambiare il progetto. Questo è il sesto anno – e ripeto anno, non mese – che lavoriamo su questo cantiere. Intanto la piscina comunale è stata chiusa. Non basta avere pazienza: qui ci vuole fede».
Il nodo principale riguarda infatti le autorizzazioni ambientali necessarie per procedere con la bonifica e con le demolizioni previste. In particolare manca ancora il via libera di Arpa Lombardia sia per l’intervento di bonifica propedeutico all’abbattimento del capannone all’angolo tra via Sanvito e via Castoldi, sia per la certificazione delle operazioni già effettuate sui terreni davanti all’hangar principale.
Senza questi passaggi formali, il Comune non può rilasciare i permessi edilizi, già pronti nei contenuti ma bloccati in attesa delle certificazioni ambientali. Nel frattempo i lavori possono proseguire solo nelle porzioni di area non coinvolte dalle autorizzazioni mancanti, con un avanzamento quindi parziale e rallentato.
E proprio i tempi sempre più lunghi fanno temere uno scenario peggiore: Orrigoni non esclude infatti che, di fronte a ulteriori rinvii, il cantiere possa essere definitivamente sospeso, con la semplice chiusura degli scavi già eseguiti e lo stop all’intero progetto.
Sorprende anche Mauro Gregori, che aveva letto nei movimenti del cantiere il segnale di una fase ormai risolta. «Sono immensamente dispiaciuto – ha commentato – pensavo che i lavori procedessero spediti. Vedere gru e interventi sull’hangar faceva credere che mancassero solo gli ultimi dettagli».
Gregori ha poi pubblicato un nuovo intervento, puntando il dito contro la lentezza amministrativa: «Sei anni di lavoro e mesi di attesa per pareri e permessi non sono un dettaglio tecnico, ma il segno di una macchina che non funziona». Ricordando inoltre il valore pubblico dell’intervento: «Non c’è solo l’interesse dell’imprenditore, ma quello della città, che aspetta una piscina olimpica, nuove aree verdi, la ciclabile e la riqualificazione di un comparto strategico».
Il problema, però, non dipende soltanto dal Comune: Arpa è un ente regionale e il tema si inserisce più in generale nel problema dei tempi autorizzativi italiani, spesso incompatibili con la sostenibilità economica di grandi investimenti privati.
Intanto, secondo il contatore pubblicato sul sito ufficiale del progetto, sono trascorsi oltre 2.300 giorni dall’avvio dell’operazione di rigenerazione urbana. Un tempo lunghissimo per un’area che doveva rappresentare uno dei simboli della rinascita urbana di Varese.
La speranza, ora, è che le autorizzazioni mancanti arrivino prima che venga meno la disponibilità dell’investitore. Perché, come ha avvertito Orrigoni, la pazienza – anche quella imprenditoriale – non è infinita.













