VARESE – Una provincia ancora solida, con una base manifatturiera importante, un export significativo e poli di ricerca di alto livello. Ma anche un territorio che negli ultimi anni ha perso imprese, fatica a trattenere i giovani e mostra difficoltà croniche nel fare sistema. È questa la fotografia emersa dall’incontro promosso dall’associazione “Varese Sei Tu”, che ha visto protagonisti l’amministratore delegato di The European House – Ambrosetti Valerio De Molli e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, incalzati dalle domande del giornalista Roberto Pacchetti.
La sala era gremita e in prima fila sedevano numerose figure istituzionali e del mondo economico: il sindaco di Varese Davide Galimberti, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente della Camera di commercio Mauro Vitiello, il consigliere regionale Emanuele Monti e l’editrice della Prealpina Daniela Bramati. Presenti anche molti amministratori e rappresentanti politici del territorio.
Nel suo intervento De Molli ha presentato una serie di dati che delineano una situazione complessa. Negli ultimi dieci anni la provincia di Varese ha perso circa il 10% delle imprese, mentre nel resto della Lombardia il numero delle aziende è rimasto sostanzialmente stabile. Un dato che, secondo l’economista, ha effetti diretti sull’intero sistema: meno imprenditori significa meno investimenti, meno lavoro e dunque meno crescita.
A questo si aggiungono altri segnali di fragilità. Tra questi la minore presenza di aziende straniere, la difficoltà delle start-up innovative a svilupparsi, una attrattività universitaria giudicata insufficiente e una vivacità culturale meno dinamica rispetto ad altri territori lombardi. Particolarmente critici alcuni indicatori sociali, come il numero dei giovani che non studiano e non lavorano e il tasso di occupazione femminile, fermo al 61,7%. Secondo la simulazione illustrata da De Molli, se Varese raggiungesse i livelli dei Paesi Bassi sul fronte dell’occupazione femminile potrebbe generare fino a 1,7 miliardi di Pil in più.
Non mancano tuttavia gli elementi di forza. De Molli ha ricordato che la provincia può contare su una manifattura ancora robusta, su una forte diversificazione industriale, su un export di grande peso e su poli di ricerca pubblici e privati di eccellenza. A questi si aggiungono il ruolo strategico dell’aeroporto di Malpensa, una qualità della vita ancora diffusa e un patrimonio ambientale e naturalistico di grande valore. Il problema, secondo l’analista, non è tanto la mancanza di risorse quanto la difficoltà nel trasformarle in maggiore attrattività e capacità di sviluppo.
Su questa analisi si è innestata la riflessione del ministro Giancarlo Giorgetti, che ha definito la fotografia proposta “utile” perché costringe il territorio a una presa di coscienza. Secondo il ministro Varese resta una provincia ricca, ma sempre più spesso ricca soprattutto del proprio passato. Il dato che lo colpisce maggiormente è quello dei giovani inattivi, perché segnala una frattura tra la tradizione produttiva del territorio e le nuove generazioni.
Per Giorgetti Varese si trova oggi stretta tra due poli molto forti: da un lato Milano, che attrae competenze, laureati e professionalità, dall’altro la Svizzera, capace di offrire lavoro e redditi più elevati. In questo contesto emerge anche un limite storico del territorio, cioè la difficoltà a costruire una vera rete tra imprese, istituzioni, politica e università. In altre realtà lombarde questo dialogo appare più strutturato, mentre nel Varesotto resta ancora fragile.
Durante il confronto moderato da Pacchetti lo sguardo si è allargato anche alle esperienze europee di riconversione post-industriale. De Molli ha citato la Ruhr tedesca e alcune aree della Spagna come esempi di territori capaci di ripensarsi e trasformare le proprie criticità in opportunità. La lezione, ha spiegato, è che non basta denunciare i problemi: bisogna tradurli in strategie condivise, lavorando sull’occupazione femminile, sull’attrattività universitaria, sul rapporto tra pubblico e privato e sulla capacità di attirare investimenti esteri.
Alla domanda su come le politiche nazionali possano sostenere la trasformazione del territorio, Giorgetti ha risposto che difendere la manifattura resta fondamentale, ma con strumenti nuovi. Il costo dell’energia, la transizione tecnologica e l’evoluzione del lavoro impongono di ripensare il modello industriale tradizionale. La vera sfida, secondo il ministro, è costruire una nuova attrattività territoriale: una città bella, sicura, con servizi efficienti, una sanità solida, scuole di qualità e connessioni digitali diffuse.
De Molli ha insistito sul fatto che nessun rilancio è possibile senza un contesto adeguato. Servono scuole internazionali, servizi per famiglie e manager, strutture ricettive di alto livello, una comunicazione più efficace del territorio e una regia condivisa tra pubblico e privato. Anche grandi eventi possono giocare un ruolo importante: manifestazioni sportive come la Tre Valli Varesine, ha ricordato, contribuiscono a far crescere la visibilità internazionale del territorio.
Nel corso dell’incontro è emerso anche il tema delle infrastrutture. Giorgetti ha invitato a non limitarsi a sottolineare ciò che manca, ma a valorizzare meglio le risorse già presenti, a partire da Malpensa. Il ministro ha inoltre indicato come grande potenziale ancora poco sfruttato l’area del Lago Maggiore e dell’alto Varesotto, territori che considera straordinari ma ancora troppo poco valorizzati dal punto di vista turistico e dell’attrattività.
In chiusura Pacchetti ha chiesto ai due relatori di immaginare il futuro. Giorgetti ha descritto una possibile Varese del 2040 ancora viva, con scuole frequentate, una sanità forte e una nuova economia sempre più legata anche al benessere e ai servizi. De Molli ha invece indicato una priorità immediata: trasformare i dati in un progetto condiviso, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, università e territorio.
Il messaggio finale è stato chiaro. Varese possiede ancora risorse straordinarie, ma non può più limitarsi a viverle come un’eredità del passato. Per restare competitiva dovrà imparare a trattenere talenti, generare nuova impresa, attrarre investimenti e soprattutto costruire una visione comune.
A chiudere l’incontro è stato Sergio Terzaghi, promotore di “Varese Sei Tu”, che ha ringraziato i presenti e ribadito l’impegno dell’associazione a mantenere Varese al centro del dibattito pubblico, continuando a invitare nei prossimi appuntamenti figure autorevoli per riflettere sul futuro del territorio.













