GERUSALEMME – Nel giorno di Pasqua, da Gerusalemme arriva un invito a superare la logica delle tregue e ad avviare un percorso concreto di pace. A pronunciarlo è il cardinale Pierbattista Pizzaballa durante l’omelia della celebrazione al Santo Sepolcro, rimasto chiuso per la situazione di emergenza nella zona. La condizione di tensione è legata al conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Nel suo intervento, Pizzaballa ha indicato la Pasqua come punto di partenza per un cammino che non si limiti a una “tregua armata”. Un passaggio che richiama la necessità di andare oltre soluzioni temporanee. Il cardinale ha sottolineato che il Risorto non può essere ricondotto alle logiche umane di difesa e sopravvivenza. Non è vincolato, ha detto, né alle ragioni né alle paure degli uomini.
Un messaggio che richiama una prospettiva diversa rispetto alla gestione del conflitto. Nel testo dell’omelia, Pizzaballa ha ricordato che Cristo “è già uscito” e precede nel coraggio di ricominciare. Un riferimento diretto alla possibilità di aprire una fase nuova. Il richiamo è a una ripartenza che non resti confinata alle parole. L’appello si inserisce in un contesto segnato da forti tensioni e limitazioni.
La chiusura del luogo di culto è uno degli effetti della situazione in atto. Il messaggio pronunciato durante la celebrazione mantiene un tono netto. Nessuna concessione a formule generiche. Solo l’indicazione di un percorso che punti a una pace reale.













