Agrivoltaico, la Lombardia riduce gli obiettivi: da 12 a 10 GW

La Regione punta a limitare il consumo di suolo, ma Legambiente critica: «Motivazione che fa sorridere»

La Regione Lombardia riduce la previsione di produzione energetica da fotovoltaico: l’obiettivo passa da 12 a 10 gigawatt. Una scelta che la Giunta regionale motiva con la necessità di contenere il consumo di suolo agricolo, ma che ha già suscitato critiche da parte delle associazioni ambientaliste.

Il tema è stato al centro della conferenza stampa tenuta lunedì 9 marzo a Palazzo Lombardia, durante la quale sono stati illustrati gli orientamenti della Giunta sull’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, dopo l’approvazione della legge regionale 4/2026 sull’agrivoltaico.

All’incontro hanno partecipato gli assessori regionali Massimo Sertori (Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica), Giorgio Maione (Ambiente e Clima), Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi verdi).

L’obiettivo: difendere il suolo agricolo

Secondo la Regione, la riduzione del target energetico risponde alla necessità di limitare l’occupazione dei terreni agricoli da parte degli impianti fotovoltaici a terra, considerati uno dei fattori che contribuiscono alla perdita di suolo fertile.

Il fenomeno riguarda in particolare alcune aree della Lombardia già fortemente compromesse dal punto di vista urbanistico e infrastrutturale, come il Basso Varesotto, l’Alto Milanese e altre zone a forte vocazione agricola come la Lomellina, il Sud Milano e il Bresciano.

«Regione Lombardia – ha spiegato l’assessore Giorgio Maione – punta a bilanciare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela del territorio. In coerenza con il nuovo quadro normativo lavoreremo per mettere un freno al consumo di suolo attraverso un limite definito di occupazione della superficie agricola».

La critica di Legambiente

La scelta della Giunta regionale non convince però Legambiente Lombardia, che accusa la Regione di incoerenza nella lotta al consumo di suolo.

«Una motivazione che fa sorridere – afferma l’associazione – in una Regione che è rimasta impotente davanti alla proliferazione di poli logistici e data center che hanno distrutto migliaia di ettari di terreno agricolo».

Secondo Legambiente gli impianti fotovoltaici, anche quando installati a terra, sono strutture reversibili. «Se progettati e gestiti correttamente – spiegano – possono essere rimossi a fine vita restituendo il terreno all’agricoltura. Inoltre durante il loro funzionamento possono rappresentare una fonte di reddito integrativa per le aziende agricole».

Diverso invece il caso di grandi infrastrutture permanenti come logistiche, data center, strade e ferrovie, che comprometterebbero in modo irreversibile lo strato di suolo fertile.

«Servono più rinnovabili, non meno»

La presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, sottolinea anche il contesto energetico internazionale: «Alla luce degli scenari di guerra e dell’instabilità dei prezzi petroliferi, dovremmo raddoppiare gli sforzi per rendere la Lombardia meno dipendente dalle fonti fossili, non ridurre gli obiettivi».

L’associazione ambientalista condivide la necessità di tutelare il suolo agricolo, ma propone una strada diversa: stabilire criteri e requisiti più stringenti per l’installazione degli impianti rinnovabili, senza limitarne lo sviluppo.

Il dibattito resta aperto e tocca uno dei nodi centrali della transizione energetica: come aumentare la produzione da fonti pulite senza compromettere il territorio.