Varese, il monumento agli esuli giuliano-dalmati transennato al cimitero di Belforte: «Restauro nel 2027»

Varese, il monumento agli esuli giuliano-dalmati transennato al cimitero di Belforte: «Restauro nel 2027»
La commemorazione si è svolta davanti a una riproduzione fotografica del monumento, reso inaccessibile dal degrado strutturale. Il sindaco Galimberti assicura: «Stanzieremo presto i soldi in bilancio». Durante la messa il richiamo del prevosto al rispetto dei luoghi della memoria.

Una fotografia al posto del monumento, le transenne a delimitare un’area diventata inaccessibile e una promessa che guarda al prossimo anno. La commemorazione degli istriani, fiumani e dalmati al cimitero monumentale di Belforte, a Varese, si è svolta quest’anno in un contesto diverso dal consueto. Il degrado strutturale della zona che ospita la lapide ha infatti imposto la chiusura dell’area per ragioni di sicurezza, costringendo i partecipanti a rendere omaggio al monumento attraverso una sua riproduzione fotografica.

A margine della cerimonia, il sindaco Davide Galimberti ha assicurato che il Comune intende intervenire: «Stanzieremo presto i soldi nel bilancio e il prossimo anno credo proprio che sarà a posto». Una rassicurazione che apre alla possibilità di restituire piena fruibilità a uno spazio importante per la memoria cittadina.

La messa e il richiamo al rispetto del camposanto

La mattinata dedicata alla commemorazione dei defunti si è aperta con la messa solenne celebrata da monsignor Gabriele Gioia, prevosto di Varese. Nell’omelia il sacerdote ha affrontato anche temi legati all’attualità, richiamando le recenti proteste di piazza, definite «censurabili sul piano dell’ordine pubblico», e invitando a riscoprire i valori evangelici.

«La ricerca del lusso va sostituita da quella delle beatitudini, accessibili a tutti. La società inganna quando fa credere che la beatitudine coincida con il possesso delle cose», ha affermato.

Un passaggio è stato dedicato anche al comportamento da tenere nei cimiteri, luoghi che richiedono raccoglimento e rispetto: «Non vi si va come al mercato per chiacchierare; occorre custodire il silenzio ed educare i giovani alla compostezza».

Alla cerimonia hanno preso parte numerosi rappresentanti delle forze armate e delle associazioni d’arma, presenti in uniforme e con i rispettivi gagliardetti. Una partecipazione che ha sottolineato il carattere solenne della ricorrenza.

La lapide dedicata agli istriani, fiumani e dalmati

La targa marmorea, collocata sul lato del sacrario dalla sezione varesina dell’ANVGD, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ricorda gli «istriani fiumani dalmati caduti in guerra infoibati scomparsi in esilio in patria e nel mondo».

Un’iscrizione che custodisce la memoria delle vittime e delle comunità segnate dalle vicende del confine orientale italiano. Quest’anno, però, il degrado dell’area circostante ha impedito ai partecipanti di avvicinarsi alla lapide, rimasta dietro le transenne.

A sottolineare il valore del monumento è stato Pier Maria Morresi, presidente provinciale dell’associazione: «L’azione inesorabile del tempo non lascia scampo, mutando inevitabilmente l’aspetto di cose e persone». Il marmo, ha aggiunto, «testimonia la volontà di ricordare per capire la tragica storia delle genti del nostro confine orientale d’Italia».

Da qui la richiesta di procedere rapidamente con la messa in sicurezza e il restauro della zona, affinché la lapide possa tornare accessibile e la commemorazione svolgersi nuovamente davanti al monumento.

La promessa del Comune per il prossimo anno

La necessità di intervenire sul complesso monumentale è stata al centro del confronto con l’amministrazione comunale. La dichiarazione di Galimberti lascia intravedere una prospettiva per il recupero dell’area, anche se restano da definire tempi e modalità dell’intervento.

Ad aprire gli interventi commemorativi era stato Giuseppe Valentino, in rappresentanza delle forze armate, che davanti a circa un centinaio di persone ha ricordato la tradizione della benedizione del primo novembre al cimitero di Belforte, al termine della celebrazione liturgica.

L’auspicio condiviso è che la prossima ricorrenza possa svolgersi in condizioni diverse, con il monumento nuovamente raggiungibile e l’area restituita alla comunità. Perché il ricordo delle persone e delle tragedie della storia passa anche dalla cura dei luoghi che lo custodiscono.

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