Il Gruppo Insubrico di Ornitologia torna a esprimere una netta contrarietà alle modifiche alla legge sulla caccia attualmente in discussione in Parlamento. L’associazione, con sede a Clivio, aveva già sollevato il tema nei mesi scorsi attraverso comunicati e campagne di sensibilizzazione, aderendo anche all’appello rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme ad altre 58 organizzazioni.
Secondo i promotori dell’appello, la riforma introdurrebbe cambiamenti profondi e controversi: dall’ampliamento delle specie cacciabili alla riduzione dei controlli scientifici, fino alla possibilità di esercitare l’attività venatoria anche in aree demaniali, comprese alcune zone finora escluse come le spiagge. Misure che, secondo le associazioni ambientaliste e di ricerca, rappresenterebbero un passo indietro nella tutela della biodiversità e della sicurezza pubblica.
Le criticità evidenziate riguardano anche l’estensione dei periodi di caccia e la riduzione delle cosiddette pause di silenzio venatorio, considerate fondamentali per consentire agli animali di completare i cicli riproduttivi. Un cambiamento che, secondo gli esperti, potrebbe incidere negativamente su specie già messe sotto pressione da perdita di habitat e cambiamenti climatici.
Sul piano della sicurezza, viene inoltre sottolineato il rischio per escursionisti, turisti e frequentatori degli spazi naturali, legato alla possibile apertura della caccia in aree più ampie e frequentate.
A sostegno delle richieste di stop alla riforma, sono state raccolte oltre 400mila firme, mentre alcuni sondaggi indicano una larga maggioranza di cittadini contrari a un allentamento delle norme sulla caccia.
A ribadire la posizione dell’associazione è il presidente Milo Manica, che definisce il momento “delicato” anche a livello internazionale e critica la scelta di intervenire su una materia così sensibile. Secondo Manica, una deregolamentazione potrebbe inoltre esporre l’Italia a possibili sanzioni a livello europeo, oltre ad alimentare contenziosi amministrativi già frequenti in ambito venatorio.
La richiesta rivolta a Governo e Parlamento è quindi quella di interrompere l’iter della riforma, ritenuta da chi la contesta potenzialmente dannosa per ambiente, animali e cittadini.













