Pierina Buffon, l’omicidio annunciato al figlio: «Ho intenzione di metterla sotto in macchina»

Pierina Buffon, l’omicidio annunciato al figlio: «Ho intenzione di metterla sotto in macchina»
Le telecamere hanno permesso di ricostruire lo schianto del 16 ottobre: per il gip non si trattò di un incidente, ma di un investimento volontario. Ielmini conosceva gli spostamenti della donna grazie a un localizzatore installato sulla sua Dacia.

Non sarebbe stato un tragico errore di guida, né una manovra azzardata finita fuori controllo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dietro la morte di Pierina Buffon si nasconde un gesto deliberato: quello dell’ex compagno Fulvio Ielmini, che avrebbe utilizzato la propria automobile per colpirla intenzionalmente.

La mattina del 16 ottobre, lungo la tangenzialina, la donna si trovò improvvisamente davanti la Jaguar del settantatreenne. L’auto procedeva nella direzione opposta e, anziché rimanere nella propria corsia, avrebbe puntato direttamente verso la Dacia Sandero guidata dalla sessantanovenne.

Pierina aveva già ricevuto minacce che lasciavano presagire il peggio. Al figlio, infatti, Ielmini avrebbe rivolto parole particolarmente inquietanti: «Se vuoi salvare la tua mamma picchiami perché ho intenzione di metterla sotto in macchina».

Quando si accorse della Jaguar in arrivo, la donna avrebbe cercato di evitare l’impatto. Non c’erano altri veicoli sulla strada: rallentò, si spostò verso destra e quasi si fermò. Ma non fu sufficiente. La Jaguar avrebbe invaso la corsia opposta, lanciandosi contro la Dacia a circa 140 chilometri orari. Per Pierina non ci fu scampo: morì sul colpo.

Le telecamere incastrano la ricostruzione dell’incidente

A chiarire quello che accadde sulla tangenzialina sono soprattutto le immagini registrate dalle telecamere di un’azienda situata nelle vicinanze del luogo dello schianto. Filmati che hanno consentito al gip Veronica Giacoia di ricostruire la dinamica dell’impatto e di valutare gli elementi raccolti dagli investigatori.

Nell’ordinanza cautelare, la giudice sottolinea che quanto emerso sarebbe «incompatibile con un mero errore di guida» e indicherebbe il «volontario uso della Jaguar come strumento offensivo».

Un passaggio fondamentale riguarda anche il sistema di localizzazione installato sulla vettura della vittima. Secondo l’accusa, Ielmini conosceva perfettamente la posizione di Pierina proprio grazie al dispositivo montato sulla Dacia. Un elemento che rafforzerebbe l’ipotesi di un investimento pianificato.

Sulla base delle valutazioni del pubblico ministero Massimo De Filippo, il gip ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere. Una decisione arrivata nonostante l’età dell’indagato e le sue condizioni fisiche, visto che il settantatreenne è ancora ingessato.

Attualmente Ielmini si trova nel carcere di Busto Arsizio, ma attraverso la difesa ha chiesto di essere trasferito in una struttura più adeguata alle proprie necessità di riabilitazione e assistenza sanitaria.

Una separazione mai accettata e anni di tensioni

L’avvocato Roberto Grittini, subentrato nella difesa di Ielmini, punterà a ridimensionare l’impianto accusatorio, cercando soprattutto di far cadere la contestazione della premeditazione.

Nel frattempo, dagli accertamenti e dai documenti recuperati dagli investigatori emergono ulteriori particolari sul rapporto tra i due. La relazione era durata circa dieci anni, ma da tempo era attraversata da litigi, incomprensioni e continui motivi di scontro.

La decisione di Pierina di interrompere definitivamente la storia non sarebbe arrivata all’improvviso. La donna era esasperata dai comportamenti del compagno, dai suoi tradimenti e dalle bugie che, a suo giudizio, utilizzava per nascondere le altre frequentazioni.

A fine maggio aveva deciso di chiudere la relazione e tornare nella propria abitazione. Una scelta che Ielmini, secondo la ricostruzione accusatoria, non avrebbe mai accettato davvero. Forse continuava a sperare in un ripensamento, nonostante la volontà della donna fosse ormai chiara.

Tra i materiali sequestrati nell’abitazione dell’uomo, a Gallarate, gli investigatori hanno trovato anche alcuni manoscritti. In uno di questi compare una riflessione che sembra richiamare proprio le difficoltà vissute nella relazione: «Le persone vere sono quelle che ti fanno stare bene, non ti lasciano nei momenti difficili. Le bugie e le menzogne nella coppia sono solo scuse per allontanarsi, chi capisce capisce».

Dopo lo schianto nessun segno di pentimento

Un altro aspetto che ha attirato l’attenzione della giudice riguarda il comportamento tenuto da Ielmini immediatamente dopo l’impatto. Nonostante la gravità dell’incidente, l’uomo sarebbe stato in grado di fornire ai soccorritori e agli agenti della polizia locale una versione dettagliata e apparentemente coerente dei fatti.

«Stavo andando verso l’ecocentro comunale, ho visto sbandare una Dacia Sandero che proveniva dal senso di marcia opposto al mio. Ha invaso la mia corsia di marcia e nel tentativo di evitarla ho sterzato e ho sbandato».

Questa la spiegazione fornita dal settantatreenne, che avrebbe attribuito la responsabilità dello schianto a una presunta invasione di corsia da parte della vittima.

Ma mentre gli agenti erano impegnati nei rilievi, sulla scena arrivò uno dei sei figli di Pierina. Riconobbe immediatamente la Jaguar e si fermò. La sua testimonianza contribuì a indirizzare le indagini verso un’ipotesi ben diversa da quella dell’incidente stradale.

«Quello era il fidanzato di mia madre, da quando lei lo ha lasciato lui ha avuto comportamenti persecutori», spiegò agli investigatori.

Poco dopo arrivò anche il fratello, che aggiunse un particolare decisivo: «La perseguitava e recentemente abbiamo trovato un geolocalizzatore sulla Dacia».

In famiglia, dunque, nessuno ignorava la situazione di pericolo che Pierina stava vivendo. La stessa donna aveva già cercato aiuto rivolgendosi ai carabinieri di Cassano Magnago, che erano intervenuti nel mese di luglio.

I comportamenti persecutori dell’ex compagno erano già stati segnalati e Ielmini era stato denunciato a piede libero. Nonostante gli interventi delle forze dell’ordine e la preoccupazione manifestata dai familiari, la vicenda è arrivata al suo tragico epilogo il 16 ottobre.

Ora le immagini delle telecamere, il localizzatore trovato sull’auto e le testimonianze dei familiari costituiscono alcuni dei principali elementi al centro dell’inchiesta sulla morte di Pierina Buffon.

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