Trasporto pubblico, via libera alla riforma regionale

Il Consiglio regionale approva la nuova legge sul TPL: governance accentrata in Regione, investimenti per oltre 200 milioni e misure rafforzate su sicurezza e servizi. Opposizioni critiche: “occasione mancata”.

MILANO – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la riforma del trasporto pubblico locale, con 45 voti favorevoli e 21 contrari, aggiornando una disciplina ferma al 2012. Il provvedimento, voluto fortemente dall’assessore Franco Lucente, ridisegna in modo profondo l’assetto del settore, puntando su una governance più centralizzata, su investimenti consistenti e su un rafforzamento degli strumenti di controllo, sicurezza e innovazione tecnologica.

Il cuore della riforma è il rafforzamento del ruolo della Regione, che esce dalle Agenzie del TPL per riaccentrarne le funzioni di indirizzo, programmazione e controllo. L’impianto normativo prevede la possibilità di emanare direttive vincolanti verso i gestori, con l’obiettivo dichiarato di garantire standard omogenei di qualità, efficienza e tecnologia su tutto il territorio lombardo.

Sul piano economico, la legge è accompagnata da un piano industriale da circa 200 milioni di euro. Sono previsti 105,9 milioni tra il 2026 e il 2029 per la riqualificazione delle fermate, con l’obiettivo di trasformarle in spazi più sicuri e funzionali. A questi si aggiungono 19,55 milioni per la bigliettazione digitale, 8 milioni per il potenziamento dei sistemi di informazione all’utenza e 67,8 milioni destinati ai servizi integrativi ferro-gomma, pensati per garantire collegamenti affidabili anche nelle aree non servite direttamente dal treno.

Un capitolo specifico riguarda taxi e NCC. Per i taxi viene confermata la Commissione consultiva fino all’introduzione dell’adeguamento annuale obbligatorio delle tariffe. Per il noleggio con conducente, invece, il contingentamento delle autorizzazioni passa alla programmazione regionale. L’esercizio dei servizi sarà consentito solo a soggetti iscritti al ruolo dei conducenti presso le Camere di Commercio competenti, con l’esclusione di chi abbia riportato condanne per reati gravi, violenze o traffico di stupefacenti. I Comuni dovranno inoltre richiedere alla Giunta regionale l’autorizzazione per l’emissione di nuove licenze NCC.

Ampio spazio è dedicato al tema della sicurezza. La riforma istituisce un Tavolo permanente per la sicurezza nel trasporto pubblico regionale e locale, con funzioni di coordinamento e proposta per la prevenzione di violenze e atti vandalici. Viene inoltre avviata la sperimentazione del modello FS Security, che prevede l’utilizzo di bodycam da parte del personale nelle stazioni e sulle tratte ferroviarie considerate più a rischio. È prevista anche la possibilità per appartenenti alle Forze dell’ordine, alle Forze armate e alla Polizia locale di viaggiare a condizioni agevolate sui mezzi del trasporto pubblico.

Novità rilevanti anche per il demanio lacuale e la navigazione interna: la legge introduce l’obbligo di gestione associata tramite Autorità di bacino, con nuove regole su trasparenza e riparto dei proventi, mentre ai Comuni di Milano e Pavia viene affidata la gestione dei porti sui Navigli storici.

Dal fronte della maggioranza, in particolare da Fratelli d’Italia, la riforma viene presentata come un cambio di paradigma, che riporta la Regione al centro della programmazione del sistema, superando una frammentazione giudicata inefficace e garantendo, nelle intenzioni, pari livelli di servizio in tutte le province.

Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni. In Aula, esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Patto Civico e Gruppo Misto hanno espresso un giudizio fortemente critico, definendo la legge un’“occasione persa” e una “ritirata strategica” della Regione rispetto al modello delle Agenzie del TPL. Un dibattito che segnala come la riforma, pur approvata, resti destinata a far discutere anche nella fase attuativa.