GARLASCO – È uno degli elementi scientifici che potrebbero assumere un peso importante nel percorso per la possibile revisione della condanna di Alberto Stasi. Al centro della nuova inchiesta della Procura di Pavia sono finite anche le analisi effettuate nel 2007 sulla bicicletta Umberto Dei di Stasi e, in particolare, un campione prelevato dai pedali che all’epoca venne attribuito al Dna di Chiara Poggi.
Secondo quanto emerge dagli accertamenti condotti oggi dalla Procura pavese, nei dati grezzi delle apparecchiature del Ris di Parma sarebbero stati individuati due successivi test di verifica sullo stesso campione, entrambi con esito negativo. Quei risultati, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non sarebbero stati riportati negli atti dell’indagine del 2007.
Si tratta di un elemento che viene ora riesaminato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone e dal procuratore aggiunto Stefano Civardi. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati alcuni militari che all’epoca lavoravano al Ris e, successivamente, anche l’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano.
Il campione prelevato dai pedali
Tutto ruota intorno a un reperto acquisito l’11 settembre 2007 durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.
Il giorno precedente la bicicletta era stata sottoposta ad alcuni controlli, compresi luminol e Combur test, finalizzati alla ricerca di eventuali tracce ematiche, con esito negativo.
Successivamente, sui pedali vennero effettuati due campionamenti, indicati come «bu_p1» e «bu_p2», poi riuniti in un unico campione denominato «bu_p».
Le analisi genetiche iniziali non diedero subito un risultato utilizzabile. Il primo tentativo di quantificazione risultò infatti inibito. Dopo la purificazione del campione, però, un secondo esame avrebbe restituito un valore di 2,78 nanogrammi di Dna, quantità descritta negli atti come particolarmente elevata.
Il profilo genetico ottenuto venne quindi considerato compatibile con quello di Chiara Poggi.
Quel risultato ebbe un peso rilevante nelle indagini dell’epoca e contribuì al fermo di Stasi del 24 settembre 2007. Il provvedimento, tuttavia, non venne convalidato dal gip di Vigevano, che dispose la sua scarcerazione.
La nuova scoperta nei «raw data»
La novità emersa dalla nuova indagine riguarda proprio ciò che sarebbe accaduto dopo quel risultato.
Secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, il 20 settembre 2007, il giorno successivo al secondo esame che aveva restituito il valore di 2,78 nanogrammi, sarebbero stati effettuati due ulteriori test di controllo sul campione.
Entrambi avrebbero dato esito negativo.
La loro esistenza, secondo gli inquirenti, sarebbe stata individuata soltanto molti anni dopo grazie ai «raw data», cioè ai dati grezzi prodotti direttamente dalle apparecchiature utilizzate nei laboratori del Ris.
La Procura di Pavia sarebbe entrata in possesso di questi dati il 6 novembre 2025. Dalla loro analisi sarebbero emerse le tracce delle due verifiche, che non risultavano invece nel fascicolo dell’inchiesta originaria.
La circostanza è ora oggetto di approfondimento investigativo. L’accertamento, da solo, non stabilisce quale sia stata la causa dei risultati discordanti né attribuisce automaticamente responsabilità individuali per l’eventuale mancata comunicazione.
Il confronto con altri reperti
Un ulteriore elemento esaminato dagli investigatori riguarda la particolare somiglianza del profilo genetico ottenuto dal campione dei pedali con quello attribuito a un altro reperto analizzato nel caso.
Secondo quanto riportato nell’ambito della nuova consulenza, il profilo sarebbe risultato sovrapponibile a quello ricavato dal reperto 29, il cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi per la colazione.
È proprio questo dato ad avere spinto consulenti della difesa e consulenti della Procura a cercare una spiegazione per il risultato di 2,78 nanogrammi: tra le ipotesi esaminate figurano un possibile errore nella registrazione dei dati oppure uno scambio di campioni.
La questione resta dunque al centro degli accertamenti scientifici.
Garofano ascoltato dai pm
Nel frattempo la Procura di Pavia ha ascoltato diversi militari che nel 2007 parteciparono alle attività investigative e alle analisi scientifiche.
Tra loro anche Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma. L’ex generale è stato sentito dai magistrati nei giorni scorsi e, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’interrogatorio è durato oltre un’ora e mezza. Al termine Garofano ha dichiarato di non poter riferire il contenuto dell’audizione.
L’audizione si inserisce negli approfondimenti sulle modalità con cui vennero eseguiti e documentati gli accertamenti scientifici effettuati all’epoca.
Il possibile impatto sulla revisione di Stasi
La scoperta dei nuovi dati viene considerata dalla difesa di Stasi come una possibile nuova prova nell’ambito della procedura per la revisione della condanna definitiva a 16 anni di reclusione, pronunciata nel 2015 dalla Cassazione.
Il percorso per la revisione, però, non è automatico: spetterà agli organi giudiziari competenti valutare il peso e l’ammissibilità degli elementi nuovi.
Parallelamente, la Procura di Pavia ha concluso il 28 settembre 2026 le indagini sulla nuova posizione di Andrea Sempio, che resta indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto riportato dal Corriere, i magistrati intendono procedere verso la richiesta di rinvio a giudizio, mentre resta aperto anche il percorso relativo alla possibile revisione della condanna di Stasi.
Il caso, dunque, si trova davanti a due percorsi giudiziari paralleli: da una parte la nuova inchiesta sull’omicidio, dall’altra l’esame degli elementi che potrebbero incidere sulla condanna definitiva di Stasi.
E proprio quei due test negativi sui pedali, rimasti nei dati delle apparecchiature del Ris ma non comparsi negli atti dell’epoca, rappresentano ora uno dei punti più delicati da chiarire.












