SARONNO – Lo stabilimento Barco di Saronno non verrà chiuso, ma continuerà a operare con dimensioni e livelli occupazionali inferiori. È la precisazione diffusa dalla direzione aziendale dopo le notizie circolate nelle ultime ore sul destino del sito produttivo.
La società distingue quindi nettamente tra la cessazione delle attività, che esclude, e il piano di ridimensionamento e riorganizzazione, già presentato alle organizzazioni sindacali e al centro della vertenza aperta nelle scorse settimane.
Produzione confermata, organico ridotto
Secondo Barco, lo stabilimento manterrà la propria funzione produttiva, ma dovrà essere adeguato ai volumi e alle attività previsti per il futuro. Questo comporterà una riduzione sia della struttura organizzativa sia dell’occupazione.
La precisazione, dunque, non modifica il punto centrale dello scontro con i rappresentanti dei lavoratori: la procedura riguarda 46 dipendenti a tempo indeterminato, ai quali si aggiungono 25 lavoratori interinali destinati a concludere il rapporto. Complessivamente sono 71 i posti coinvolti nella riorganizzazione.
L’azienda: “Evitare ulteriore incertezza”
La direzione sostiene di essere intervenuta per impedire che informazioni considerate non corrispondenti al piano effettivamente comunicato possano accrescere le preoccupazioni tra i dipendenti, le famiglie e il territorio.
«Il piano presentato dall’azienda prevede un ridimensionamento e una riorganizzazione del sito, non la sua chiusura», precisa Barco. «Lo stabilimento di Saronno continuerà pertanto la propria attività produttiva, seppure con un assetto organizzativo e occupazionale ridimensionato».
Il confronto con i sindacati
La società conferma infine la disponibilità a proseguire il negoziato con le organizzazioni sindacali nelle sedi previste, dichiarando di voler affrontare la fase «in modo serio, responsabile e trasparente».
Resta però aperta la distanza tra le parti. Per Fim, Fiom, Uilm e Rsu, il mantenimento formale dello stabilimento non risolve il problema rappresentato dalla perdita di decine di posti di lavoro e dal trasferimento di una parte consistente della produzione fuori dal sito saronnese.













