Tumore al seno, uno studio da Milano svela una nuova vulnerabilità delle cellule più aggressive

Tumore al seno, uno studio da Milano svela una nuova vulnerabilità delle cellule più aggressive
Secondo i ricercatori, il tumore, mentre acquisisce maggiore capacità invasiva, mostra anche una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata per rendere più efficaci le immunoterapie (foto d'archivio)

MILANO – Le cellule tumorali che si muovono insieme possono rendere il tumore al seno più invasivo, ma proprio questa caratteristica potrebbe trasformarsi in un punto debole. È il risultato di uno studio internazionale coordinato dall’Italia con l’Ifom, l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare di Milano, pubblicato sulla rivista Nature Communications.

La ricerca ha analizzato il carcinoma duttale in situ, una forma precoce di tumore mammario che rappresenta oltre il 20% delle diagnosi. In molti casi le cellule cancerose restano confinate nei dotti della ghiandola mammaria, ma in alcune pazienti possono evolvere verso forme più aggressive.

«Oggi non sappiamo prevedere con certezza quali lesioni seguiranno una progressione invasiva», ha spiegato Giorgio Scita di Ifom e Università di Milano, coordinatore dello studio. I risultati potrebbero aiutare a individuare nuovi indicatori di rischio e a valutare meglio quali pazienti necessitano di trattamenti.

Al centro della ricerca c’è la proteina Rab5a. Quando aumenta la sua attività, le cellule tumorali recuperano capacità di movimento e iniziano a spostarsi in gruppo. Questo cambiamento provoca però stress nei mitocondri, le strutture che producono energia nella cellula, che rilasciano frammenti di Dna mitocondriale capaci di attivare una risposta del sistema immunitario.

Secondo i ricercatori, il tumore, mentre acquisisce maggiore capacità invasiva, mostra anche una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata per rendere più efficaci le immunoterapie.

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