Aria più pulita in fascia pedemontana: Varese guida la Lombardia

I dati 2025 di Legambiente certificano un miglioramento strutturale: politiche territoriali e interventi regionali incidono sui risultati

Mentre la pianura lombarda continua a confrontarsi con criticità storiche legate alle polveri sottili, la fascia pedemontana consolida un netto miglioramento della qualità dell’aria. I dati 2025 diffusi da Legambiente Lombardia fotografano un trend positivo ormai stabile, frutto di un percorso di medio-lungo periodo che rende gli obiettivi europei al 2030 non solo raggiungibili, ma in alcuni casi già sostanzialmente centrati da Regione Lombardia (nella foto l’assessore all’ambiente Giorgio Maione).

In questo contesto, Varese emerge come uno dei capoluoghi più virtuosi della regione. La concentrazione media annua di Pm10 si attesta a 18,3 microgrammi per metro cubo, il valore più basso in Lombardia, davanti a realtà come Sondrio, Lecco e Como. Ancora più significativo il dato sugli episodi di inquinamento acuto: a fronte del limite normativo di 35 superamenti annui della soglia dei 50 microgrammi, nel capoluogo varesino le centraline hanno registrato appena tre sforamenti in tutto l’anno.

Un risultato che si inserisce in un quadro più ampio, costruito negli anni anche attraverso politiche regionali orientate al risanamento dell’aria: dai piani per la qualità dell’aria alle limitazioni progressive sui veicoli più inquinanti, fino agli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici e il rinnovo del parco auto. Misure che, pur con differenze territoriali evidenti, stanno producendo effetti misurabili soprattutto nelle aree meno esposte alle fonti emissive più intensive.

Il quadro regionale resta infatti segnato da forti disomogeneità. Se nei capoluoghi pedemontani – come Varese e Bergamo – i parametri della nuova direttiva europea appaiono sempre più a portata di mano, nella Bassa Lombardia la situazione rimane complessa. Località come Soresina, nel Cremonese, e Rezzato, nel Bresciano, continuano a registrare medie annue elevate e un numero di giornate oltre soglia che, nel caso di Rezzato, ha raggiunto quota 69.

Secondo Legambiente, i numeri del 2025 dimostrano che i target europei non sono irraggiungibili, soprattutto laddove le politiche pubbliche sono state accompagnate da interventi strutturali e continuità amministrativa. Per l’associazione ambientalista, risultati ancora migliori potrebbero essere ottenuti accelerando ulteriormente la transizione nei settori più energivori, come l’edilizia e i trasporti, ambiti sui quali la Regione ha già avviato strumenti e programmi, ma che richiedono un ulteriore salto di scala.

Resta centrale il tema delle fonti emissive non strettamente urbane. In diversi comuni, come Meda in Brianza, l’inquinamento da polveri risulta superiore a quello dei capoluoghi, anche a causa dell’uso diffuso della legna come combustibile. Più in generale, spiegano gli esperti, il particolato fine è sempre meno legato alle città in senso stretto e sempre più alle emissioni provenienti dagli allevamenti intensivi, un comparto sul quale la Lombardia sconta una concentrazione produttiva tra le più elevate in Europa.

Il “caso Varese” e quello delle città pedemontane indicano dunque una traiettoria possibile: dove interventi normativi, pianificazione regionale e caratteristiche territoriali si sono allineati, i risultati sono evidenti. La sfida dei prossimi anni sarà estendere questi benefici anche alle aree più critiche, completando un percorso che, dati alla mano, ha già iniziato a dare frutti concreti.