Una gestione “intelligente e condivisa” del Fondo per lo sviluppo economico destinato alle aree di confine italo-elvetiche e la creazione di una Zona Logistica Semplificata (ZLS) attorno all’aeroporto di Aeroporto di Milano Malpensa. Sono queste le due leve strategiche indicate per lo sviluppo del territorio da Luigi Galdabini nella sua relazione all’Assemblea Generale 2026 di Confindustria Varese.
Sul tavolo anche un messaggio diretto al governo sulla gestione dei fondi di coesione: la richiesta è di evitare una centralizzazione delle risorse, per non sottrarre alle Regioni strumenti fondamentali di politica industriale. Una scelta che, secondo Galdabini, rischierebbe di indebolire la capacità di risposta dei territori alle esigenze delle imprese, comprese quelle lombarde.
L’assemblea si è svolta nello stabilimento della Divisione Aeronautica di Leonardo a Venegono Superiore, polo industriale che occupa oltre 1.900 addetti e rappresenta un’eccellenza internazionale nella formazione dei piloti militari, con i programmi M-345 e M-346 e sistemi di addestramento integrati tra reale e virtuale.
Industria e territorio: la manifattura come asse portante
Nel suo intervento, Galdabini ha ribadito il ruolo centrale dell’industria nella crescita locale: “Non esiste un modello di sviluppo alternativo alla crescita della manifattura e di Malpensa”. Un richiamo forte alla necessità di riportare la produzione industriale al centro delle strategie territoriali, accanto ai temi del turismo e della terziarizzazione.
Da questa visione nasce la proposta di una ZLS nell’area di Malpensa, pensata per attrarre investimenti attraverso procedure amministrative semplificate e incentivi alla logistica e alla manifattura. L’obiettivo, ha sottolineato il presidente, è costruire un fronte comune tra istituzioni e parti sociali per rafforzare l’attrattività del territorio.
Confine nord e fondo frontalieri: la sfida delle risorse
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle aree di confine della provincia di Varese, dove entrerà progressivamente a regime un fondo alimentato dalle maggiori entrate fiscali dei nuovi frontalieri, fino a raggiungere una dotazione stimata di circa 220 milioni di euro annui.
Per Galdabini è necessario evitare una dispersione delle risorse: serve una programmazione concentrata su pochi interventi strategici, in particolare infrastrutture, collegamenti e sostegno ai livelli salariali, per rafforzare la competitività delle aree più fragili.
Il nodo politico: “la questione settentrionale è nazionale”
Nel suo intervento non è mancato un richiamo al governo centrale: anche in Lombardia e nella provincia di Varese esistono aree in difficoltà che necessitano di politiche industriali mirate. Da qui la posizione netta contro la centralizzazione dei fondi di coesione: “Anche la questione settentrionale è una questione nazionale”.
Sovranità digitale: il laboratorio varesino per l’Europa
Ampio spazio è stato dedicato al tema della sovranità digitale europea, considerato sempre più strategico ma ancora non sufficientemente prioritario nelle agende politiche e industriali.
Secondo Galdabini, oltre l’80% delle infrastrutture digitali e della proprietà intellettuale utilizzate nell’Unione Europea è controllato da operatori extra-Ue. Un dato che impone una riflessione profonda sulla dipendenza tecnologica del continente.
Da questa consapevolezza nasce un progetto sperimentale che coinvolge Joint Research Centre di Ispra, Università LIUC e Confindustria Varese: un laboratorio che punta a mappare le vulnerabilità digitali delle imprese, raccogliere dati utili per le politiche europee e aumentare la consapevolezza aziendale sui rischi tecnologici.
“Un esperimento che mette in dialogo chi regola e chi è regolato”, ha spiegato Galdabini, sottolineando il valore innovativo dell’iniziativa nata proprio nel territorio varesino.
Il confronto finale: industria, digitale e geopolitica
Il tema della sovranità digitale ha attraversato l’intera Assemblea, diventando il fulcro del dibattito tra imprese e istituzioni. Sul palco si sono alternati Stefano Bortoli, ISPI con Paolo Magri, Pietro Labriola e Valeria Sandei, mentre le conclusioni sono state affidate a un confronto con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.













