MILANO – Una giornata destinata a segnare il percorso istituzionale della Lombardia. Il Consiglio regionale ha approvato la Risoluzione che dà il via libera ai due schemi d’intesa tra Governo e Regione Lombardia per l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia in quattro materie: tutela della salute, Protezione civile, previdenza complementare e integrativa e professioni.
Un voto che assume un significato particolare perché traduce in un primo risultato concreto un percorso iniziato molti anni fa e passato attraverso uno dei momenti politicamente più significativi con il referendum consultivo sull’autonomia del 22 ottobre 2017.
Con l’approvazione della Risoluzione, il presidente della Regione Attilio Fontana viene autorizzato alla sottoscrizione definitiva dell’intesa con il Governo.
Non si tratta ancora del punto di arrivo dell’autonomia differenziata lombarda, ma certamente di uno dei passaggi più importanti compiuti finora.
Dal referendum alle prime competenze
Il percorso verso una maggiore autonomia regionale ha attraversato governi diversi, negoziati, battute d’arresto e un lungo confronto sul rapporto tra Stato e Regioni.
Ora, per la prima volta, il negoziato entra in una fase che riguarda concretamente l’attribuzione di ulteriori competenze.
Dopo la sottoscrizione definitiva dell’intesa, toccherà infatti al Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, approvare il relativo disegno di legge. Il testo dovrà quindi passare all’esame di Camera e Senato, secondo quanto previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
La Risoluzione approvata dal Consiglio regionale contiene inoltre un elemento politicamente significativo: il mandato al presidente Fontana a proseguire il negoziato sulle altre materie nelle quali la Costituzione consente di riconoscere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.
Quello approvato oggi viene quindi considerato non come il punto conclusivo, ma come il primo tassello di un percorso più ampio.
Sanità, più autonomia nella gestione delle risorse
Tra le quattro materie interessate, particolare rilievo assume la tutela della salute, settore che rappresenta già oggi una delle principali competenze regionali.
Le intese consentiranno alla Lombardia di prevedere tariffe di rimborso e remunerazione delle prestazioni sanitarie differenti rispetto a quelle nazionali, assumendo a carico del bilancio regionale gli eventuali maggiori costi.
Sono previsti inoltre maggiori margini nella gestione delle risorse statali destinate agli investimenti nell’edilizia e nelle tecnologie sanitarie, nonché la possibilità di istituire e gestire fondi sanitari integrativi regionali, ferma restando la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza e degli standard nazionali.
La Regione potrà inoltre utilizzare proprie risorse per sostenere l’assunzione di personale sanitario e incrementare le prestazioni aggiuntive, oltre a riallocare all’interno del sistema sanitario alcuni risparmi derivanti dall’efficientamento dei fondi vincolati.
Si tratta di strumenti che aumentano gli spazi di intervento regionale in un settore particolarmente delicato e nel quale la capacità di programmare risorse, personale e investimenti rappresenta una delle principali sfide dei prossimi anni.
Più poteri anche per la Protezione civile
Un secondo capitolo importante riguarda la Protezione civile.
In occasione di emergenze di carattere locale, il presidente della Regione potrà disporre di maggiori strumenti operativi, compresa la possibilità di emanare ordinanze in deroga alla normativa statale nei limiti stabiliti dalle intese.
È prevista inoltre la possibilità di aprire contabilità speciali presso la Tesoreria dello Stato per affrontare emergenze regionali. In occasione di eventi di rilievo nazionale, il presidente della Regione o un suo delegato potrà assumere il ruolo di commissario delegato, d’intesa con la Protezione civile.
Ulteriori competenze riguarderanno il reclutamento urgente e la formazione del personale necessario ad affrontare le emergenze.
Professioni e previdenza complementare
Sul fronte delle professioni, la Lombardia potrà intervenire sulle attività caratterizzate da uno specifico legame con il territorio, valorizzando e disciplinando particolari realtà locali. Rimarranno escluse le professioni sanitarie e quelle ordinistiche.
Per quanto riguarda invece la previdenza complementare e integrativa, la Regione potrà assumere la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e per quelli del sistema sanitario regionale e promuovere fondi pensione su base regionale attraverso specifiche convenzioni.
Un voto che apre una nuova fase
Il significato della giornata va dunque oltre le singole competenze trasferite.
A quasi nove anni dal referendum del 2017, la richiesta di maggiore autonomia della Lombardia compie un passaggio concreto all’interno dell’iter previsto dalla Costituzione.
Il percorso resta ancora lungo e richiederà il passaggio del Governo e soprattutto quello del Parlamento. Ma il voto di Palazzo Pirelli rappresenta uno spartiacque politico e istituzionale: dalle richieste e dal negoziato si passa per la prima volta alla definizione di competenze aggiuntive sulle quali costruire il nuovo rapporto tra Lombardia e Stato.
E la partita non finisce con sanità, Protezione civile, professioni e previdenza. Il mandato approvato dal Consiglio regionale è infatti quello di andare avanti nel confronto con Roma, aprendo il negoziato sulle ulteriori materie previste dalla Costituzione.
Per l’autonomia lombarda, dunque, quella di oggi è una giornata storica. Ma, nelle intenzioni della Regione, è soprattutto l’inizio di una nuova fase.













