SOLARO (MI) – Due giorni e due notti di confronto per trasformare un piano da 1.719 licenziamenti in un accordo basato su 918 uscite esclusivamente volontarie nell’arco di tre anni. La lunga vertenza Electrolux si è chiusa con la firma arrivata intorno alla mezzanotte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’intesa interessa tutti gli stabilimenti italiani della multinazionale svedese, compreso quello di Solaro, e dovrà ora essere sottoposta al voto dei lavoratori. Soltanto dopo l’esito delle assemblee e delle consultazioni interne il percorso potrà considerarsi definitivamente concluso.
La trattativa era iniziata lunedì pomeriggio ed era proseguita quasi senza interruzioni fino alla notte successiva, in vista della riunione del board mondiale di Electrolux dedicata al piano straordinario di ristrutturazione.
Al tavolo hanno partecipato il ministro Adolfo Urso, la sottosegretaria Fausta Bergamotto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, insieme ai rappresentanti delle Regioni e dei territori coinvolti. Per Solaro era presente la sindaca Nilde Moretti.
Uscite volontarie e incentivi fino a 95mila euro
Il punto centrale dell’accordo riguarda la riduzione degli esuberi. Rispetto ai 1.719 licenziamenti inizialmente prospettati, le parti hanno concordato 918 uscite volontarie, suddivise tra 406 operai e 512 impiegati.
I lavoratori che sceglieranno di lasciare l’azienda potranno ricevere incentivi economici fino a 95mila euro, modulati in base all’anzianità di servizio.
L’intesa introduce anche una clausola occupazionale: qualora le adesioni volontarie superassero il numero concordato, Electrolux si impegna a procedere con nuove assunzioni, riconoscendo una priorità a chi abbia già lavorato nel gruppo attraverso contratti a termine o di somministrazione. Resta inoltre aperta la possibilità di utilizzare i contratti di espansione per favorire il ricambio generazionale.
Produzione italiana a 3,2 milioni di pezzi
A regime, gli stabilimenti italiani dovrebbero produrre complessivamente 3,2 milioni di elettrodomestici, rispetto ai 3,6 milioni attuali. Il dato rappresenta comunque un recupero significativo rispetto alle previsioni iniziali contenute nel piano aziendale.
Electrolux ha inoltre annunciato 100 milioni di euro di investimenti per il triennio 2027-2029. L’accordo tutela anche la permanenza in Italia delle attività di ricerca e sviluppo e dell’industrializzazione dei nuovi prodotti, considerate funzioni strategiche per il futuro del gruppo nel Paese.
A Porcia resterà circa il 70% della produzione delle lavasciuga, con almeno 140mila unità annue. La soluzione dovrebbe evitare il trasferimento in Thailandia di questa parte della produzione.
Cerreto d’Esi, continuità fino all’arrivo di un investitore
La situazione più delicata resta quella dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi, per il quale l’ipotesi di chiusura non è stata definitivamente ritirata.
L’accordo prevede però che Electrolux garantisca la continuità produttiva, utilizzando gli ammortizzatori sociali, fino all’individuazione di un investitore disponibile a reindustrializzare il sito.
La vertenza interessa circa 150 dipendenti diretti, oltre ai lavoratori dell’indotto, in un territorio già duramente colpito dalla crisi del settore degli elettrodomestici.
I sindacati: «Un passo avanti importante»
Le organizzazioni sindacali hanno espresso una valutazione positiva, pur chiedendo al Governo di affrontare le difficoltà strutturali del comparto e la crescente concorrenza internazionale.
«Se l’accordo sarà approvato dal voto dei lavoratori, dovremo utilizzare le garanzie triennali ottenute non solo per consolidare la presenza di Electrolux in Italia, ma anche per aprire con il Governo un tavolo di settore sulle cause strutturali della crisi degli elettrodomestici», ha dichiarato la Uilm.
La Fim Cisl ha evidenziato il recupero dei livelli produttivi: «L’accordo prevede che i volumi complessivi a regime nei quattro stabilimenti salgano del 30% rispetto a quanto prospettato inizialmente dall’azienda».
Positivo anche il giudizio della Fiom Cgil: «Su nostra richiesta, il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione, per prevedere nuove assunzioni e potenziare il ricambio generazionale. L’ipotesi di accordo costituisce un passo avanti importante nella risoluzione della vertenza».
La firma raggiunta al Ministero evita dunque, almeno nelle previsioni dell’intesa, il ricorso ai licenziamenti unilaterali. L’ultima parola spetterà ora ai dipendenti Electrolux, chiamati nei prossimi giorni a votare l’accordo.













