Omicidio di Romolo Baldo, il pm chiede 12 anni per Elena Pagani: «Capacità mentale grandemente scemata»

Omicidio di Romolo Baldo, il pm chiede 12 anni per Elena Pagani: «Capacità mentale grandemente scemata»
La Procura riconosce la semi-infermità mentale e chiede anche tre anni di misura di sicurezza in una casa di cura e custodia. L’anziano fu ucciso a coltellate nella sua casa di Saronno nel giugno 2025

Dodici anni di reclusione, ai quali aggiungere tre anni di misura di sicurezza in una casa di cura e custodia al termine della pena. È questa la richiesta formulata dal pubblico ministero Roberto Bonfanti nei confronti di Elena Pagani, imputata davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio del suocero Romolo Baldo, 86 anni.

L’anziano venne ucciso il 9 giugno 2025 nella villetta di via Pio XI, a Saronno. La requisitoria del pm è durata circa due ore e si è concentrata soprattutto sulle condizioni psichiche dell’imputata al momento dell’aggressione.

La semi-infermità mentale

Al termine della requisitoria, la Procura ha riconosciuto a Pagani l’attenuante della semi-infermità mentale, oltre alle attenuanti generiche, ritenendole prevalenti rispetto alle aggravanti contestate: la minorata difesa e la convivenza con la vittima.

Il nodo centrale del processo resta dunque quello della capacità di intendere e di volere della donna quando uccise il suocero.

La perizia psichiatrica disposta dalla Corte ha concluso che la capacità della Pagani fosse «grandemente scemata», ma non completamente esclusa. L’esame ha evidenziato un grave disturbo di personalità, associato a episodi di scivolamento psicotico, escludendo però la presenza di un disturbo psicotico cronico.

Il comportamento prima e dopo l’omicidio

Durante la requisitoria, il pubblico ministero ha richiamato anche il comportamento tenuto dalla donna sia prima sia dopo l’aggressione.

Secondo l’accusa, alcuni suoi comportamenti sarebbero compatibili con una residua capacità di comprendere la situazione e le conseguenze delle proprie azioni.

Tra gli elementi esaminati nel processo c’è anche il fatto che Pagani avesse preso il coltello sostenendo di doverlo utilizzare per difendersi. Dopo l’aggressione, inoltre, avrebbe fornito ai soccorritori una versione dei fatti orientata a spiegare e giustificare quanto accaduto.

Otto coltellate, quattro mortali

Romolo Baldo venne colpito con otto coltellate, quattro delle quali risultarono mortali.

L’omicidio si consumò nell’abitazione di Saronno dove l’anziano viveva insieme al figlio e alla stessa Pagani, compagna del figlio.

Dopo l’aggressione, la donna telefonò al compagno per raccontargli quanto era accaduto. Furono quindi allertati i soccorsi e i carabinieri.

Quando i militari arrivarono nella villetta, trovarono Pagani seduta sul divano e ancora con il coltello in mano. La donna venne arrestata in flagranza e successivamente confessò l’omicidio.

Nel corso degli interrogatori dichiarò che il suocero l’avrebbe molestata sessualmente. Una circostanza che, secondo quanto emerso nel procedimento, non era mai stata segnalata prima dell’omicidio.

La perizia e il quadro psicologico

Nel corso del processo è stato approfondito anche il quadro psicologico dell’imputata. La perizia ha descritto una condizione caratterizzata da vulnerabilità psicopatologica, disturbo di personalità ed episodi di scompenso psicotico acuto, soprattutto in presenza di situazioni di forte stress.

Proprio la valutazione della capacità mentale ha rappresentato uno dei passaggi centrali del procedimento. Nel febbraio scorso la Corte d’Assise aveva disposto una perizia psichiatrica proprio per stabilire quanto la condizione della donna avesse inciso sulla sua capacità di intendere e di volere al momento del delitto.

La parte civile: «Non ha mai chiesto scusa»

Una posizione nettamente diversa da quella della Procura è stata espressa dalla parte civile.

L’avvocato Giovanna Menichini, che rappresenta la figlia della vittima, ha contestato in particolare il riconoscimento delle attenuanti generiche e la loro prevalenza sulle aggravanti.

Nel corso della discussione, il legale ha sottolineato il comportamento tenuto dall’imputata dopo il delitto, sostenendo che Pagani fosse lucida e ricordando alcuni gesti compiuti subito dopo l’omicidio, tra cui il fatto che si fosse lavata le mani e avesse pulito il pomello della porta, elementi interpretati dalla parte civile come possibili tentativi di eliminare tracce di sangue.

Poi il riferimento al rapporto con la famiglia della vittima: «Da parte della signora Pagani non c’è mai stata nemmeno una telefonata per chiedere scusa», ha sottolineato Menichini.

Il legale ha inoltre evidenziato l’assenza di un risarcimento, anche solo simbolico, nei confronti della propria assistita, osservando come nel procedimento siano state invece sostenute spese per diverse consulenze difensive.

Per questo la parte civile ha chiesto alla Corte di non riconoscere le attenuanti generiche oppure, in subordine, di non considerarle prevalenti rispetto alle aggravanti contestate.

La decisione spetta alla Corte d’Assise

Il processo è ora arrivato alle battute finali. La Corte d’Assise di Busto Arsizio, presieduta da Rossella Ferrazzi, con Daniela Frattini e la giuria popolare, dovrà valutare le diverse posizioni emerse nel dibattimento.

Da una parte la Procura, che ha riconosciuto la semi-infermità mentale e ha chiesto 12 anni di carcere, oltre a tre anni di misura di sicurezza. Dall’altra la parte civile, che contesta il peso da attribuire alle attenuanti.

Sarà ora la Corte a stabilire responsabilità, pena e conseguenze giuridiche per l’omicidio di Romolo Baldo.

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