Un nuovo episodio di violenza scuote il carcere di Busto Arsizio. Nella giornata di ieri, sabato 17 gennaio, un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto straniero, riportando una frattura al naso e una ferita alla testa. Solo il tempestivo intervento dei colleghi ha evitato conseguenze ancora più gravi.
L’agente ferito è stato immediatamente soccorso e trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove i sanitari hanno riscontrato una frattura nasale e una ferita al capo, suturata con tre punti. La prognosi è di 20 giorni.
L’episodio riaccende la protesta dei sindacati, che denunciano un clima sempre più pericoloso all’interno degli istituti penitenziari, segnato da un aumento delle aggressioni, dalla presenza di detenuti con disturbi psichiatrici e dalla carenza di strumenti e risposte concrete. Il Sappe, principale sindacato della Polizia Penitenziaria, chiede con forza misure immediate, a partire dall’introduzione dello spray al peperoncino per gli agenti e da una riorganizzazione dei circuiti detentivi.
«Il personale è allo stremo e profondamente demotivato, afferma Alfonso Greco, segretario nazionale per la Lombardia del Sappe . Gli agenti operano nelle sezioni detentive completamente disarmati, mentre le aggressioni hanno raggiunto livelli inaccettabili». Secondo Greco, chi colpisce un appartenente alle forze dell’ordine «attacca lo Stato» e la risposta deve essere ferma per tutelare l’incolumità degli operatori e prevenire fenomeni di emulazione.
Il sindacato ribadisce la necessità di dotare la Polizia Penitenziaria di strumenti di difesa non violenti, come lo spray al peperoncino, ritenuto utile per gestire detenuti non collaborativi o in stato di alterazione. «È uno strumento di libera vendita, usato da migliaia di cittadini per autodifesa, sottolinea Greco. Negarlo agli agenti che operano in prima linea nelle carceri è incomprensibile».
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che condanna l’aggressione e richiama l’attenzione sulle criticità strutturali del sistema penitenziario italiano. Tra i principali problemi, Capece segnala l’elevata presenza di detenuti stranieri, l’aumento di soggetti con disturbi psichiatrici e le conseguenze della chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, unite al numero limitato di espulsioni.
Il sindacato chiede un intervento urgente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, denunciando una situazione di crescente esasperazione tra il personale, sempre più spesso vittima di violenze senza adeguato supporto istituzionale. «Servono risposte immediate e concrete, afferma Capece. Il carcere di Busto Arsizio non può diventare un centro di smistamento per i detenuti ingestibili d’Italia».
Solidarietà viene espressa agli agenti coinvolti, mentre il Sappe ribadisce la richiesta di una riorganizzazione nazionale dei circuiti detentivi. «La Polizia Penitenziaria garantisce sicurezza, legalità e contribuisce alla rieducazione dei detenuti, conclude Capece, ma per continuare a farlo servono uomini, risorse e norme adeguate. Non bastano più le buone intenzioni: servono fatti».












