La Lombardia compie un passo importante sul fronte dell’inclusione sanitaria. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge che consentirà alle persone senza fissa dimora di ottenere l’assegnazione del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, anche in assenza di una residenza anagrafica stabile.
Il provvedimento, nato da una proposta presentata nel 2023 dal consigliere regionale Pierfrancesco Majorino (Pd) e sviluppato dai relatori Davide Casati (Pd) e Christian Garavaglia (FdI), punta a garantire un’effettiva presa in carico sanitaria delle persone più fragili, rafforzando al tempo stesso la prevenzione e riducendo gli accessi impropri ai Pronto soccorso.
Oltre un milione di euro per la nuova rete assistenziale
La legge, composta da sette articoli, prevede uno stanziamento complessivo di 1 milione e 125 mila euro, distribuito nell’arco del triennio.
Fulcro del nuovo sistema saranno le Case di Comunità, individuate come punto di riferimento per l’accesso ai servizi sanitari. Attraverso queste strutture, i cittadini italiani senza dimora e privi di copertura sanitaria potranno essere iscritti negli elenchi degli assistiti delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST), ottenendo così tutte le prestazioni previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il ruolo del Terzo settore
La riforma punta anche sulla collaborazione con le realtà del Terzo settore, che avranno il compito di informare, orientare e accompagnare le persone senza dimora nel percorso di accesso ai servizi sanitari.
I medici che operano all’interno di queste organizzazioni saranno abilitati a prescrivere visite, esami e terapie utilizzando direttamente i sistemi informatici regionali.
Per monitorare l’attuazione della legge e affrontare eventuali criticità sarà inoltre istituita una Cabina di Regia regionale, incaricata di coordinare il nuovo modello assistenziale.
Un sì bipartisan
Il provvedimento ha raccolto il consenso di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale.
«Questa legge restituisce dignità alle persone più fragili e porta la prevenzione anche negli angoli più difficili delle nostre città», ha sottolineato il relatore Davide Casati, evidenziando come il nuovo sistema possa contribuire anche a un utilizzo più efficiente delle risorse pubbliche grazie alla riduzione degli accessi non necessari ai Pronto soccorso.
Per il correlatore Christian Garavaglia, il testo rappresenta «un lavoro serio, concreto e sostenibile» che mette al centro il diritto alla salute, la prevenzione e la dimensione sociale.
Soddisfazione è stata espressa anche dal promotore della proposta, Pierfrancesco Majorino, secondo cui la nuova normativa colma un vuoto assistenziale che lasciava senza adeguata tutela sanitaria chi vive in condizioni di estrema marginalità.
Apprezzamento è arrivato anche dagli altri gruppi consiliari. Paola Pizzighini (M5S) ha definito la norma «una scelta di civiltà», mentre Diego Invernici (FdI) ha sottolineato la capacità del sistema sanitario lombardo di intercettare i bisogni delle persone più fragili. Per Giulio Gallera (FI), infine, il testo dimostra come il lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione possa tradursi in interventi concreti a beneficio dei cittadini.













