VARESE – La provincia di Varese sceglie il cambiamento, ma il Paese si ferma. È questa la fotografia che emerge dal referendum sulla riforma della giustizia: nel Varesotto prevale nettamente il Sì, mentre a livello nazionale si impone il No, affossando il progetto.
Un esito che certifica una frattura territoriale e politica significativa, ma che al tempo stesso rilancia con forza il tema della riforma della giustizia.
Varese in controtendenza: vittoria netta del Sì
Nel dettaglio, in provincia di Varese il Sì si attesta al 55,61% contro il 44,39% del No, con tutte le 807 sezioni scrutinate. Un dato chiaro, rafforzato da una distribuzione territoriale quasi uniforme.
Su 136 Comuni, infatti, solo quattro si allineano al dato nazionale bocciando la riforma: Caronno Pertusella, Castello Cabiaglio, Curiglia con Monteviasco e Saronno. In tutti gli altri centri il Sì prevale, spesso con margini ampi.
Anche nei principali centri urbani il risultato è favorevole al cambiamento: a Varese città il Sì raggiunge il 52,77%, a Busto Arsizio il 55,23%, a Gallarate il 54,52%.
Il dato nazionale: riforma bocciata
Completamente diverso il quadro italiano. Con oltre 61.500 sezioni scrutinate su 61.533, il No si impone con il 53,74%, mentre il Sì si ferma al 46,26%.
Un risultato netto, che impedisce l’entrata in vigore della riforma promossa dal governo. Gli exit poll avevano già indicato questa direzione, poi confermata dallo scrutinio.
Affluenza alta: segnale politico forte
Uno degli elementi più rilevanti della consultazione è la partecipazione. In provincia di Varese ha votato il 61,42% degli aventi diritto, con picchi oltre il 70% in diversi comuni.
Numeri importanti anche nei principali centri: 62,61% a Varese, 61,07% a Busto Arsizio, 61,89% a Gallarate e 67,84% a Saronno.
Un’affluenza elevata che rafforza il peso politico del risultato e dimostra come il tema della giustizia sia percepito come centrale dai cittadini.
Un voto che divide ma non archivia il tema
Il referendum consegna un doppio messaggio. Da un lato, la bocciatura nazionale della riforma. Dall’altro, territori – come la provincia di Varese – dove la domanda di cambiamento è stata ampia e diffusa.
E soprattutto emerge un dato politico trasversale: il sostegno al Sì non è stato confinato a uno schieramento. Esponenti provenienti da aree diverse – da Giuliano Pisapia a Carlo Cottarelli, da Marco Minniti a Ivan Scalfarotto, fino ad Antonio Di Pietro e Danilo Toninelli – si sono espressi a favore della riforma.
Un elemento che rafforza l’idea che la questione giustizia non sia un tema di destra o di sinistra, ma di funzionamento complessivo del sistema.
Il punto: il sistema resta sotto pressione
Il risultato finale non chiude il dibattito, anzi lo riapre. La distanza tra territori e il livello di partecipazione indicano che il tema della giustizia resta uno dei nodi più sensibili del Paese.
Se il referendum ha fermato questa riforma, non ha cancellato il problema. E i dati del Varesotto lo dimostrano con chiarezza: una parte significativa del Paese chiede comunque un cambiamento.
La partita, quindi, non è chiusa. È solo rinviata.













