MARCHIROLO – Una vasta area dell’ex cava trasformata, secondo l’accusa, in una discarica abusiva di circa 7mila metri quadrati. È la vicenda al centro del processo che coinvolge cinque persone, tra le quali il sindaco di Marchirolo Emanuele Maria Schipani e il vicesindaco Stefano Rametta.
Ai due amministratori viene contestata l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio. Il presunto gestore dell’area e due imprenditori edili, uno dei quali ricopre anche la carica di consigliere comunale, devono invece rispondere delle violazioni previste dal Codice dell’ambiente per il conferimento illecito di rifiuti.
Tutti gli imputati contestano la ricostruzione accusatoria. Il processo dovrà stabilire responsabilità e ruoli individuali nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Il sequestro del 2023
L’area era stata individuata e posta sotto sequestro nel 2023 dai carabinieri forestali della stazione di Cunardo. Insieme ai materiali accumulati, i militari avevano sequestrato anche quattro escavatori.
Secondo la Procura, il presunto gestore, un uomo di 66 anni, avrebbe permesso a privati e aziende di depositare nell’ex cava inerti, macerie, asfalto e materiali provenienti da demolizioni, in alcuni casi dietro il pagamento di somme di denaro.
Ai due imprenditori viene contestato di avere conferito ripetutamente rifiuti classificati come non pericolosi. Per questa contravvenzione la difesa ritiene possibile ricorrere all’oblazione, con la conseguente estinzione del reato alle condizioni previste dalla legge.
L’accusa rivolta agli amministratori
La posizione del sindaco e del vicesindaco non riguarda il materiale scaricato, ma i provvedimenti amministrativi successivi. Secondo l’accusa, Schipani e Rametta non avrebbero emesso tempestivamente l’ordinanza necessaria per imporre la rimozione dei rifiuti e il ripristino dell’area.
La vicenda aveva prodotto anche conseguenze politiche. Rametta aveva inizialmente rassegnato le dimissioni dalla carica di vicesindaco, per poi tornarvi alcuni mesi più tardi.
L’avvocato Andrea Pellicini, difensore dei due amministratori, sostiene che Schipani si sia attivato dopo il sequestro per avviare le operazioni di rimozione dei materiali. La difesa contesta inoltre qualsiasi responsabilità del vicesindaco e ne chiede l’assoluzione.
Le difese respingono gli addebiti
Anche il sessantaseienne indicato come gestore nega di avere diretto l’attività nell’ex cava. Il suo legale, l’avvocato Fabio Ambrosetti, contesta quindi il ruolo attribuitogli dagli investigatori.
I due imprenditori edili, assistiti dall’avvocato Paolo Bossi, attendono il giudizio sostenendo la possibilità di definire la contravvenzione contestata attraverso l’oblazione.
La prima udienza davanti al Tribunale di Varese è stata rinviata a febbraio 2027 a causa del legittimo impedimento di uno dei difensori. Sarà il successivo dibattimento a verificare la fondatezza delle accuse e a chiarire chi avesse la concreta disponibilità dell’area e quali obblighi amministrativi siano rimasti eventualmente inadempiuti.













