BUSTO ARSIZIO – Sala Tramogge dei Molini Marzoli piena venerdì sera a Busto Arsizio per l’incontro con il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, promosso dal consigliere regionale della Lega Emanuele Monti nell’ambito del ciclo “Lombardia grande terra mia”, dedicato alla memoria dell’ex governatore Roberto Maroni.
La serata ha visto una forte partecipazione di amministratori locali, realtà del terzo settore, famiglie e cittadini, con numerosi interventi dedicati alle esperienze quotidiane legate alla disabilità, dal ruolo dei caregiver ai progetti di autonomia e inclusione.
Il focus sulla riforma: dal sanitario al “Progetto di vita”
Dopo aver ascoltato le testimonianze, il ministro Locatelli ha illustrato i contenuti della riforma che entrerà a pieno regime dal 1° gennaio 2027. Al centro il cosiddetto “Progetto di vita”, pensato per superare un approccio esclusivamente sanitario e costruire percorsi personalizzati che integrino aspetti sociali, relazionali e di partecipazione.
Un cambiamento definito «epocale» dalla stessa Locatelli, che ha sottolineato come la riforma imponga un dialogo strutturato tra mondo sanitario e sociale, con la persona interessata al centro delle decisioni. «Non si torna indietro», ha ribadito, spiegando di aver dovuto in alcuni casi «battere i pugni» per portare avanti il percorso.
Tra i risultati già rivendicati, l’eliminazione delle visite di rivedibilità per le patologie croniche o non migliorabili, accolta con un lungo applauso dalla sala.
Una platea politica e istituzionale numerosa
Ad accogliere il ministro è stato il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, che ha aperto la serata ringraziando il mondo del volontariato, definito essenziale per sostenere i servizi sociali cittadini. Presenti anche numerosi esponenti politici locali e regionali, tra cui gli ex ministri Francesco Speroni e Marco Bussetti, oltre a rappresentanti della Lega del territorio e amministratori dei comuni limitrofi.
Nel suo intervento con la stampa, Locatelli ha toccato anche i temi dei fondi destinati ai Comuni — con il fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione passato da 200 a 330 milioni — e il legame tra inclusione e grandi eventi come Olimpiadi e Paralimpiadi.
Il “modello Busto” e la voce delle famiglie
Ampio spazio è stato dedicato alle esperienze locali. L’assessore all’Inclusione sociale Paola Reguzzoni ha illustrato i progetti di autonomia finanziati dal Pnrr: 800 mila euro destinati a percorsi di vita indipendente che hanno già coinvolto dodici persone e che potrebbero superare quota venti nei prossimi mesi.
Nel dibattito — moderato dalla giornalista Alice Mometti di Varesenoi e tradotto nella lingua dei segni — sono emerse anche testimonianze dirette, come quella di Doriana Tavernari, varesina e mamma caregiver di Dado, che ha chiesto un riconoscimento istituzionale pieno per chi assiste familiari con disabilità. Un intervento che ha toccato la platea e riportato l’attenzione sul tema del lavoro di cura spesso invisibile.
Caregiver, primo passo ma strada ancora lunga
Sul tema, il ministro ha riconosciuto che il percorso è solo all’inizio: i 257 milioni previsti per le prime misure rappresentano un punto di partenza, pur non essendo sufficienti a coprire tutte le esigenze. «Non sono contentissima, ma era necessario iniziare», ha spiegato, sottolineando come in passato oltre trenta proposte di legge non fossero mai arrivate a una soluzione concreta.
La serata si è chiusa con un messaggio condiviso: la disabilità non può essere affrontata solo come questione sanitaria, ma richiede una rete territoriale forte e un lavoro comune tra istituzioni, associazioni e famiglie.












