Maxi frode IVA da mezzo miliardo: venti condanne per oltre 70 anni

Primi verdetti dell’inchiesta “Moby Dick” coordinata dalla Procura Europea: sequestri per 30 milioni, processo ancora in corso per altri imputati.

Vent’anni di indagini, centinaia di soggetti coinvolti e una presunta frode IVA da oltre mezzo miliardo di euro. Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Milano ha condannato venti persone a pene complessive superiori ai 70 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta “Moby Dick”, coordinata dagli uffici di Milano e Palermo della Procura Europea (EPPO).

Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione a delinquere, frode IVA e riciclaggio di denaro. Si tratta dei primi verdetti di un procedimento che resta ancora aperto in più filoni.

Il meccanismo: 1,3 miliardi di fatture

Secondo la ricostruzione dell’accusa, tra il 2020 e il 2023 l’organizzazione avrebbe emesso fatture per oltre 1,3 miliardi di euro relative alla vendita di prodotti elettronici – tra cui AirPods e computer portatili – generando un’evasione dell’IVA stimata in oltre 500 milioni.

Il sistema si sarebbe basato su una rete articolata di società nazionali ed estere, con il coinvolgimento di “missing trader”, broker e società conduit, operanti in diversi Paesi europei e anche extra UE.

Il giudice ha ritenuto fondata, in larga parte, la struttura accusatoria, descrivendo un’organizzazione suddivisa in cellule operative e capace di muoversi su scala internazionale.

Le condanne e i sequestri

Quindici imputati hanno scelto il rito abbreviato, ottenendo la riduzione di pena prevista dalla legge. Altri tre hanno patteggiato. Due ulteriori condanne erano già state pronunciate nel novembre 2024 per riciclaggio.

Per i quindici imputati giudicati con rito abbreviato le pene superano complessivamente i 55 anni di carcere, con interdizione permanente dai pubblici uffici e interdizione temporanea dall’attività imprenditoriale. Le confische disposte ammontano a circa 30 milioni di euro, cifra calcolata in base ai più recenti orientamenti della Corte di Cassazione sulla quantificazione del profitto illecito.

Nel 2024, in un procedimento parallelo, erano già stati confiscati beni per circa 10 milioni di euro – tra immobili e complessi residenziali – a due esponenti di spicco del gruppo, condannati in via definitiva a sette anni e otto mesi.

Oltre 400 indagati

Il procedimento complessivo coinvolge più di 400 persone fisiche e giuridiche. Alcuni soggetti sottoposti a sequestro hanno già versato circa 20 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per sanare le proprie posizioni fiscali.

Parallelamente prosegue il processo ordinario per altri imputati davanti al Tribunale di Milano; ulteriori udienze sono già calendarizzate.

L’indagine

L’inchiesta nasce da due filoni investigativi sviluppati dalla Guardia di Finanza di Varese e Milano e dalla Polizia di Stato – Squadra Mobile di Palermo e SISCO – con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del Nucleo PEF di Palermo. I procedimenti sono stati poi unificati sotto la direzione dell’EPPO.

La Procura Europea è l’organo indipendente dell’Unione Europea incaricato di indagare e perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari comunitari.

Le sentenze del 23 febbraio rappresentano il primo grado di giudizio e non sono ancora definitive: resta dunque ferma la presunzione di non colpevolezza fino al passaggio in giudicato.