Borghi digitali, l’Insubria protagonista del progetto nazionale: il modello di Pitigliano può essere replicato

Borghi digitali, l’Insubria protagonista del progetto nazionale: il modello di Pitigliano può essere replicato
Il Centro Smarter dell’Università dell’Insubria è partner scientifico del progetto nazionale coordinato da Open Fiber ed Enea. A Pitigliano ha applicato l’Urban Check-Up Model, metodologia sviluppata dall’Ateneo e oggi integrata nella piattaforma Enea PELL.

C’è un pezzo importante di Università dell’Insubria dietro il progetto nazionale che punta a trasformare i piccoli borghi italiani in territori più digitali e sostenibili.

Il Centro di ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria è infatti partner scientifico del progetto “Laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo dei borghi digitali sostenibili 2023-2026”, promosso da Open Fiber ed Enea, insieme al Comune di Pitigliano e con il supporto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Il contributo dell’Ateneo va ben oltre la partecipazione al progetto: Smarter ha messo a disposizione una metodologia scientifica propria per fotografare il livello di digitalizzazione di un territorio, individuare le criticità e stabilire dove concentrare gli investimenti per l’innovazione.

L’Insubria ha sviluppato l’Urban Check-Up Model

Il cuore del contributo dell’Università dell’Insubria è l’Urban Check-Up Model (Ucum), una metodologia di assessment territoriale sviluppata dal Centro Smarter.

Lo strumento consente di analizzare infrastrutture, servizi urbani e livello di digitalizzazione di un Comune, mettendo in evidenza i divari da colmare e le priorità sulle quali intervenire.

Nel progetto di Pitigliano, quindi, l’Insubria ha contribuito a valutare il territorio dal punto di vista digitale e a costruire una metodologia utile per accompagnare l’amministrazione nelle scelte di innovazione.

Ma il lavoro non si è fermato alla fotografia della situazione esistente.

Il Centro Smarter ha infatti elaborato anche una metodologia multidimensionale per classificare e raggruppare i piccoli Comuni italiani, così da capire in quali realtà il modello sperimentato a Pitigliano possa essere applicato con caratteristiche e necessità simili.

Dalla sperimentazione di Pitigliano a uno strumento nazionale

È proprio questo uno degli aspetti più significativi del contributo dell’Insubria: trasformare una sperimentazione locale in un modello potenzialmente replicabile.

Il riferimento sono soprattutto i Comuni con meno di 5mila abitanti, che rappresentano circa il 70% dei Comuni italiani e che spesso devono affrontare la transizione digitale con risorse e strutture più limitate rispetto ai centri maggiori.

L’esperienza di Pitigliano ha permesso al Centro Smarter di mettere alla prova gli strumenti elaborati dall’Ateneo e, insieme agli altri partner, di definire una roadmap in quattro fasi pensata per accompagnare altri borghi e Unioni di Comuni nei rispettivi percorsi di innovazione.

La metodologia dell’Insubria entra nella piattaforma Enea

Il risultato più concreto è arrivato anche oltre i confini del progetto.

La metodologia Ucum sviluppata dal Centro Smarter è stata digitalizzata da City Green Light, partner dell’iniziativa, e successivamente integrata nella piattaforma Enea PELL (Public Energy Living LAB).

In questo modo uno strumento nato dalla ricerca dell’Università dell’Insubria è diventato una soluzione digitale utilizzabile dalle amministrazioni per valutare il proprio livello di innovazione e accompagnare i processi di transizione digitale ed energetica.

Il tool Ucum Enea, che riporta anche il logo dell’Università dell’Insubria, viene oggi proposto ai Comuni come strumento di assessment.

«Dalla fotografia del territorio alle priorità di investimento»

«Con l’Urban Check-Up Model partiamo da una fotografia del livello di innovazione dei servizi data-driven e dell’adeguatezza del modello gestionale adottato dall’Amministrazione rispetto ai bisogni dei cittadini e agli obiettivi di transizione del Comune», spiega Roberta Rita Pezzetti, direttrice scientifica del Centro di ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria.

L’obiettivo, prosegue, è individuare «i gap da colmare e le priorità verso cui indirizzare gli investimenti in innovazione».

Per Pezzetti, Pitigliano ha rappresentato «un laboratorio» nel quale sperimentare gli strumenti sviluppati dal Centro Smarter e costruire, insieme all’ecosistema dei partner, un percorso che possa essere riproposto in altri territori.

Dalla ricerca universitaria a uno strumento per i Comuni

Il progetto rappresenta quindi un esempio concreto di ricerca applicata: l’Università dell’Insubria non si limita a partecipare alla sperimentazione, ma porta nel progetto una metodologia sviluppata dal proprio Centro Smarter, la applica sul campo e contribuisce a trasformarla in uno strumento utilizzabile dalle amministrazioni.

Il passaggio da Ucum a Ucum Enea rappresenta proprio questo salto: dalla ricerca universitaria a una metodologia digitalizzata e messa a disposizione dei Comuni.

Un risultato che rafforza il ruolo dell’Insubria come partner scientifico nella progettazione dei processi di innovazione digitale dei piccoli territori, con un modello che, partendo da Pitigliano, punta ora a trovare applicazione anche in altri borghi italiani.

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