Cinque appartenenti alla polizia locale di Milano sono stati arrestati all’alba di giovedì nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura che ipotizza i reati di arresto illegale, falso ideologico e peculato.
A eseguire i provvedimenti sono stati gli stessi colleghi degli indagati. In carcere sono finiti un ufficiale e quattro agenti del Corpo.
L’indagine partita dalla denuncia di un arrestato
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, è nata dalla denuncia presentata da una persona arrestata dagli stessi agenti il 16 luglio scorso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante il fermo sarebbero scomparsi 1.400 euro in contanti che l’uomo aveva con sé. Il denaro, stando all’accusa, non sarebbe mai stato restituito né sarebbe stata fornita una spiegazione sulla sua destinazione.
Proprio la segnalazione della presunta vittima ha dato il via agli accertamenti che, nel giro di circa due settimane, hanno portato ai provvedimenti cautelari emessi dall’autorità giudiziaria.
Le accuse
Nei confronti dei cinque indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di arresto illegale, falso ideologico e peculato. Saranno ora le indagini della Procura a chiarire le singole responsabilità e a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante il fermo del 16 luglio.
Il comandante: «Vicenda dolorosa»
Sulla vicenda è intervenuto anche il comandante della polizia locale di Milano, Gianluca Mirabelli, che ha sottolineato come sia stato lo stesso Corpo a collaborare rapidamente con la magistratura.
«Dalla segnalazione ricevuta sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell’autorità giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni», ha dichiarato.
Mirabelli ha infine voluto difendere l’operato della grande maggioranza degli agenti: «Non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso delle istituzioni».













