Milano entra nella fase più delicata della corsa verso l’appuntamento olimpico e il sistema sanitario si riorganizza per reggere l’urto di un evento senza precedenti. In questo contesto, l’inaugurazione delle nuove aree dedicate all’Ospedale Niguarda rappresenta un passaggio chiave: la struttura si prepara a diventare il perno della gestione delle emergenze sanitarie per gli atleti e per la cosiddetta “family olimpica”.
Grazie a un investimento di 50 milioni di euro da parte di Regione Lombardia, il Niguarda si è dotato di un Pronto Soccorso Olimpico, di un reparto dedicato e di una centrale operativa in grado di elaborare in tempo reale i dati sulle emergenze. Un salto di qualità sul piano tecnologico e organizzativo, che rafforza il ruolo dell’ospedale come riferimento per i grandi eventi internazionali. Allo stesso tempo, però, la sfida è imponente: una struttura che già oggi gestisce centinaia di accessi quotidiani e un elevato numero di traumi dovrà assorbire un carico aggiuntivo, ripensando percorsi, flussi e front office in un contesto dove il margine di errore è nullo.
Regione Lombardia: “Una legacy che resterà”
A rimarcare il valore strategico dell’operazione è Alberto Zoli, direttore generale del Niguarda e medical care manager per la Lombardia, che definisce l’ospedale «il riferimento naturale per le grandi urgenze». La parola chiave utilizzata dalle istituzioni è “legacy”: ciò che nasce per le Olimpiadi dovrà rimanere come patrimonio stabile della sanità pubblica.
Su questo punto insiste anche il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana: «Inauguriamo il reparto dedicato alle Olimpiadi, un intervento molto importante che dimostra come le risorse investite non siano state sprecate. Questa è una legacy che resterà e che, una volta conclusi i Giochi, sarà destinata alla cura ordinaria». Un messaggio politico chiaro, che punta a legittimare l’investimento olimpico come occasione di rafforzamento strutturale del sistema sanitario.
Una città che cambia volto
La trasformazione del Niguarda si inserisce in una Milano già sottoposta a forti pressioni logistiche e organizzative. Mentre l’ospedale si “blinda” per garantire assistenza e sicurezza agli atleti, la città si prepara alle limitazioni del traffico e alle chiusure previste per il 6 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale.
A sottolineare lo sforzo collettivo è anche Guido Bertolaso, che definisce il Niguarda «una struttura di eccellenza» e ringrazia il personale sanitario «che ha lavorato e pazientato durante i cantieri, senza che il Pronto soccorso venisse mai chiuso». Un riconoscimento a chi, dietro le quinte dell’evento olimpico, è chiamato a garantire continuità, efficienza e sicurezza in uno dei momenti più complessi per la sanità milanese.













