Caso Rogoredo, il Sindacato autonomo di polizia restituisce i fondi a sostegno di Cinturrino

Dopo gli sviluppi dell’inchiesta sul vice ispettore accusato di aver inscenato la morte di Abderrahim Mansouri, il Sap corregge la rotta e chiede scusa ai cittadini

Il Sindacato autonomo di polizia (Sap) fa marcia indietro rispetto alla raccolta fondi organizzata per supportare Carmelo Cinturrino, il poliziotto del commissariato Mecenate sotto indagine per la morte di Abderrahim Mansouri, 28enne marocchino ucciso con un colpo di pistola alla tempia nel boschetto di Rogoredo, a Milano.

Inizialmente, circa mille persone avevano contribuito economicamente per coprire le spese legali di Cinturrino, ritenendo ingiusta l’apertura dell’indagine per omicidio volontario da parte della Procura di Milano. Tuttavia, con l’avanzare delle indagini della Squadra Mobile, è emerso un quadro molto più grave: il vice ispettore è accusato di aver orchestrato una messinscena, collocando una pistola finta accanto al corpo della vittima.

Alla luce di queste nuove informazioni, il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni, ha annunciato la decisione di restituire l’intera somma raccolta: “Quanto emerso negli ultimi giorni – ha spiegato – denota la gravità dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia, in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega ci si aspetta rigore, professionalità e serietà: quanto accaduto è di una gravità inaudita”.

Paoloni ha sottolineato come lo scenario attuale sia “completamente diverso” rispetto alle informazioni inizialmente disponibili, riferite alla versione fornita dallo stesso Cinturrino. “Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perché la nostra azione, in buona fede, aveva raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega in difficoltà per motivi di servizio: purtroppo ci siamo sbagliati”.

Il Sap ha quindi annunciato che sarà cura dell’organizzazione restituire l’intero contributo a chi ha partecipato alla raccolta, accompagnando la decisione con scuse formali: “Ringraziamo chi ha sostenuto l’iniziativa in modo disinteressato. Quanto accaduto è gravissimo e non ha scusanti, ma questo non deve ledere l’onorabilità e la professionalità di quanti ogni giorno rischiano la loro incolumità sulle strade del Paese”.

Paoloni ha concluso sottolineando il ruolo dello Stato e delle indagini: “Per fortuna il sistema ha gli anticorpi, la verità è venuta a galla e si sta facendo piena chiarezza”.