Negli ultimi cinquant’anni i livelli di testosterone negli uomini sarebbero diminuiti di oltre la metà. È quanto emerge da una nuova analisi scientifica presentata al congresso annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), che ha acceso l’attenzione su quello che gli studiosi definiscono un fenomeno di rilevanza sanitaria sempre più evidente.
La ricerca ha preso in esame i dati raccolti da 102.334 uomini adulti, coinvolti in dodici studi condotti in sette Paesi tra il 1972 e il 2019. Dall’analisi emerge un calo del 54% dei livelli di testosterone totale, accompagnato da una riduzione del testosterone libero e della globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG). Gli autori sottolineano inoltre che il declino ha subito una marcata accelerazione dopo il 2000, con un ritmo quasi doppio rispetto ai decenni precedenti.
A presentare i risultati è stato il professor Hagai Levine dell’Università Ebraica di Gerusalemme, che ha parlato di una vera e propria emergenza per la salute maschile. «Abbiamo osservato un calo di oltre il 50% del testosterone totale negli ultimi 50 anni», ha spiegato il ricercatore. «Si tratta di una diminuzione superiore all’1% ogni anno, una tendenza troppo marcata per essere attribuita al caso o a errori statistici».
Secondo gli studiosi, il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di peggioramento della salute riproduttiva maschile. Lo stesso gruppo di ricerca aveva infatti già documentato, in precedenti lavori, una significativa riduzione del numero di spermatozoi registrata negli ultimi quarant’anni. I nuovi dati sul testosterone rappresentano quindi un ulteriore elemento che conferma una tendenza osservata da tempo.
Le cause del declino non sono ancora del tutto chiarite, ma alcune ipotesi appaiono più solide di altre. Tra i principali fattori indicati dagli esperti figurano l’aumento dell’obesità e della sindrome metabolica, che potrebbero spiegare una parte consistente della diminuzione osservata. Secondo il professor Levine, queste condizioni potrebbero essere responsabili di una quota compresa tra un quarto e la metà del calo complessivo.
Più difficile, invece, stabilire il peso dei fattori ambientali. Diversi studi hanno suggerito un possibile ruolo dell’inquinamento e dell’esposizione a sostanze chimiche capaci di interferire con il sistema endocrino, ma le prove disponibili non consentono ancora di quantificarne con precisione l’impatto sui livelli di testosterone. Per questo motivo i ricercatori invitano comunque ad applicare il principio di precauzione, riducendo per quanto possibile l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose.
Va sottolineato che lo studio, presentato sotto forma di abstract al congresso ESHRE, rappresenta un’importante analisi epidemiologica ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto tra i fattori ipotizzati e il calo del testosterone. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per comprendere le ragioni di questa tendenza e individuare eventuali strategie di prevenzione.
Per gli esperti, tuttavia, il messaggio è chiaro: monitorare la salute riproduttiva maschile e promuovere stili di vita sani diventa sempre più importante in un contesto che evidenzia cambiamenti biologici significativi su scala globale.













