Altri 61,7 ettari di suolo consumati in un anno. La provincia di Varese continua a perdere superfici naturali e agricole a favore dell’urbanizzazione e delle infrastrutture, portando il totale del territorio consumato a 25.318,6 ettari. Oggi il 21,1% della superficie provinciale risulta urbanizzato, una quota decisamente superiore alla media lombarda, che si attesta al 12,3%.
A fotografare la situazione è il nuovo rapporto ISPRA-SNPA sul consumo di suolo, gli ecosistemi urbani e lo stato del territorio, presentato a Roma. I dati relativi al periodo tra il 2024 e il 2025 confermano le criticità del Varesotto e si inseriscono in un quadro regionale caratterizzato da un’ulteriore accelerazione delle trasformazioni territoriali.
Varese è settima in Lombardia per nuovo consumo di suolo
Con 61,7 ettari aggiuntivi, la provincia di Varese si colloca al settimo posto in Lombardia per incremento del consumo di suolo nell’ultimo anno.
Il dato più significativo riguarda però la percentuale complessiva di territorio già urbanizzato: il 21,1% colloca Varese tra le province lombarde con la maggiore incidenza di superfici consumate. Davanti si trovano soltanto Monza e Brianza, con il 41,3%, e la Città metropolitana di Milano, con il 32,1%.
In tutta la Lombardia risultano consumati 292.295,6 ettari di territorio, pari al 12,3% della superficie regionale. Il confronto evidenzia quanto il Varesotto sia caratterizzato da una forte pressione insediativa.
Lombardia, quasi mille ettari consumati in dodici mesi
Il quadro regionale è altrettanto preoccupante. Nel 2025 la Lombardia ha registrato un incremento netto di 982,1 ettari di suolo consumato, il valore più elevato dall’inizio del monitoraggio annuale di ISPRA, avviato nel 2015.
Secondo Legambiente Lombardia, le nuove superfici urbanizzate hanno sostituito terreni precedentemente coltivati o coperti da vegetazione naturale. L’associazione segnala inoltre che, rispetto al 2016, il ritmo annuale di consumo di suolo è aumentato del 143%.
Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, i dati mostrano i limiti delle politiche adottate finora.
«Questo evidente peggioramento è particolarmente grave per la Lombardia, che nel 2014 si è dotata, tra le prime regioni in Italia, di una legge per ridurre il consumo di suolo che, evidentemente, fino ad oggi ha fallito», osserva Meggetto.
La presidente dell’associazione chiede quindi una revisione più efficace della disciplina urbanistica regionale, affinché le nuove trasformazioni siano indirizzate verso il recupero degli spazi già costruiti, anziché verso l’occupazione di nuove superfici naturali e agricole.
Brescia, Monza Brianza e Milano in testa alla classifica
A livello provinciale, il maggiore incremento di consumo di suolo tra il 2024 e il 2025 è stato registrato a Brescia, con 160,8 ettari. Seguono Monza e Brianza, con 145,4 ettari, e la Città metropolitana di Milano, con 145,3.
La graduatoria prosegue con Bergamo, che registra 120,4 ettari, Pavia con 79,2 e Mantova con 70,1. Al settimo posto si trova Varese, davanti a Cremona, Como, Lodi, Sondrio e Lecco.
Particolarmente critica la situazione della Brianza, dove il 41,3% del territorio risulta già urbanizzato. Secondo Legambiente, dei nuovi 145 ettari consumati nell’ultimo anno, oltre 100 ricadono nei comuni interessati dal tracciato della nuova Autostrada Pedemontana Lombarda.
Nel Bresciano, invece, l’associazione segnala il contributo delle nuove strutture produttive e dell’espansione delle aree destinate alle attività industriali.
Milano e Livigno, gli effetti delle opere olimpiche
Tra i singoli comuni lombardi, Milano e Livigno figurano tra quelli con i maggiori incrementi di consumo di suolo nel 2025. Secondo i dati riportati da Legambiente, il bilancio è rispettivamente di 28 e 23 ettari, con una parte rilevante delle trasformazioni collegata alle opere per i Giochi olimpici invernali.
Nella Città metropolitana di Milano, tuttavia, il fenomeno interessa soprattutto i comuni della cintura urbana, più che il capoluogo.
Il dato richiama l’attenzione sull’impatto territoriale delle grandi opere e sulla necessità di valutare non soltanto le nuove infrastrutture, ma anche le conseguenze delle trasformazioni sugli spazi verdi e sulle superfici permeabili.
Ripristinati 111 ettari, ma servono più interventi di rinaturalizzazione
Il rapporto ISPRA prende in considerazione anche le superfici che tornano a essere permeabili o vengono restituite alla natura. Nel 2025, in Lombardia sono stati registrati 111 ettari di suolo ripristinato, circa la metà dei quali nella Città metropolitana di Milano.
In molti casi si tratta di aree occupate temporaneamente da cantieri e successivamente restituite all’agricoltura o alla vegetazione. Un contributo positivo, ma che secondo Legambiente non è sufficiente a invertire la tendenza.
L’associazione richiama la necessità di programmare interventi più incisivi di rinaturalizzazione, soprattutto nei centri urbani, anche alla luce degli obiettivi previsti dal Regolamento europeo sul ripristino della natura.
«Riportare la natura nelle città e negli agglomerati è un obiettivo vincolante imposto dal regolamento europeo per il ripristino della natura, ma è anche un impegno indifferibile per le nostre città a mitigare gli effetti della crisi climatica», sottolinea Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia.
Le superfici permeabili e quelle ricoperte di vegetazione svolgono infatti un ruolo importante nel contrasto agli effetti del riscaldamento climatico e nella gestione degli eventi meteorologici estremi, destinati a diventare più frequenti e intensi.
L’obiettivo europeo per il 2030 è raggiungere zero perdita netta di spazi verdi urbani, compensando le nuove trasformazioni attraverso il recupero e la rinaturalizzazione di aree già impermeabilizzate. Una sfida che riguarda anche il Varesotto, dove oltre un quinto del territorio risulta ormai consumato.













