MILANO – La tenuta del Servizio sanitario nazionale non dipende soltanto dalle somme stanziate. Serve anche un modello capace di seguire le persone oltre la dimissione e di attribuire con precisione compiti e responsabilità. È questa la linea emersa lunedì 21 settembre all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, durante la presentazione del Rapporto 2025/2026 «Sussidiarietà e… salute», promosso dalla Fondazione per la Sussidiarietà.
Al centro ci sono i cambiamenti della popolazione e della domanda di assistenza. Sono circa 24 milioni gli italiani con una malattia cronica, ha ricordato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per queste persone la cura richiede continuità e non può fermarsi all’ospedale.
Il Rapporto richiama il percorso dei pazienti colpiti da ictus: dopo la fase ospedaliera restano riabilitazione e assistenza a domicilio. Il coinvolgimento di medici di famiglia, infermieri, Comuni, terzo settore e familiari diventa quindi parte del percorso.
Giorgetti ha indicato nel 2026 un finanziamento sanitario di 142,9 miliardi, oltre sei miliardi in più rispetto all’anno precedente. Ma, ha sottolineato, il dato decisivo è come le risorse si trasformano in assistenza. Tra le proposte figura il «budget di cura», con un responsabile e una verifica dei risultati.
Il ministro ha poi collegato autonomia e responsabilità finanziaria. Ha ricordato i 3mila miliardi di debito pubblico e i circa 90 miliardi destinati agli interessi nel 2025. Sul fronte privato, la spesa sanitaria a carico delle famiglie raggiunge 41 miliardi l’anno e per l’8,6% dei nuclei risulta insostenibile. Da qui l’idea di un nuovo patto sociale per la salute, nel quale, secondo Giorgetti, dovranno entrare anche i conti pubblici.












