Chat Control, cosa cambia davvero? L’Europa proroga i controlli sui messaggi: ecco cosa prevede la nuova norma

Chat Control, cosa cambia davvero? L’Europa proroga i controlli sui messaggi: ecco cosa prevede la nuova norma
Il Parlamento europeo ha approvato una nuova deroga alle regole sulla privacy per consentire alle piattaforme di individuare materiale pedopornografico. Tra dubbi, polemiche e timori di sorveglianza, ecco cosa succede ora.

La decisione del Parlamento europeo ha riacceso il dibattito sulla tutela della privacy online. Il 9 luglio è stata infatti approvata una proroga della normativa che consente ai fornitori di servizi digitali di individuare e segnalare volontariamente contenuti riconducibili agli abusi sessuali sui minori, estendendo fino al 3 aprile 2028 la deroga alle regole previste dalla direttiva ePrivacy.

La misura ha alimentato un acceso confronto pubblico, con molti utenti che parlano di “Chat Control”, espressione utilizzata per indicare il possibile monitoraggio delle comunicazioni private sulle principali piattaforme di messaggistica. Ma il provvedimento approvato non introduce nuovi controlli obbligatori e, almeno per il momento, non modifica il funzionamento delle chat cifrate.

Cos’è la direttiva ePrivacy

La normativa europea sulla ePrivacy disciplina la riservatezza delle comunicazioni elettroniche e la protezione dei dati personali nell’ambiente digitale. Tra i suoi principi fondamentali figura proprio la tutela della privacy di email, messaggi e comunicazioni online, che devono rimanere riservati.

Nel 2021, però, l’Unione Europea aveva introdotto una deroga temporanea per consentire alle piattaforme digitali di utilizzare strumenti automatici finalizzati all’individuazione di immagini e video contenenti materiale pedopornografico, con l’obiettivo di contrastare gli abusi sui minori.

Perché è stata approvata una nuova proroga

La deroga introdotta nel 2021, già estesa una prima volta nel 2024, è scaduta lo scorso aprile. Poiché il regolamento europeo definitivo sugli abusi sessuali online è ancora in fase di negoziazione tra le istituzioni comunitarie, il Parlamento ha deciso di prolungare la validità delle norme temporanee fino al 2028.

Si tratta quindi di una misura transitoria in attesa dell’approvazione della disciplina permanente.

Cosa si intende per “Chat Control”

Con il termine Chat Control vengono indicate due differenti iniziative legislative.

La prima riguarda proprio la proroga della deroga attualmente in vigore, spesso definita “Chat Control 1.0”. La seconda, chiamata informalmente “Chat Control 2.0”, è invece il futuro regolamento europeo contro gli abusi sessuali sui minori online, ancora oggetto di trattativa tra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Unione Europea.

Come funzionano i controlli

Le verifiche vengono effettuate attraverso sistemi automatizzati.

Nel caso dei contenuti già noti alle autorità, gli algoritmi confrontano la cosiddetta impronta digitale (hash) dei file con i database delle immagini e dei video illegali già censiti.

Per individuare materiale mai segnalato in precedenza vengono invece impiegati sistemi di intelligenza artificiale addestrati a riconoscere contenuti sospetti o particolari schemi nelle comunicazioni, assegnando un livello di probabilità che può poi portare a una segnalazione.

WhatsApp e Signal saranno interessati?

Uno dei punti più discussi riguarda la crittografia end-to-end utilizzata da applicazioni come WhatsApp, Signal e altri servizi di messaggistica.

Nel testo approvato dal Parlamento europeo sono stati inseriti emendamenti a tutela della cifratura delle comunicazioni, con l’obiettivo di evitare che la normativa comprometta la sicurezza delle conversazioni protette. Per questo motivo, allo stato attuale, la misura non dovrebbe comportare una scansione generalizzata delle normali chat crittografate.

Le critiche al provvedimento

Le associazioni per la tutela della privacy e diversi esperti del settore digitale continuano però a esprimere forti perplessità.

Tra i principali timori vi è il rischio che strumenti pensati per contrastare un reato gravissimo possano, in futuro, aprire la strada a forme più estese di controllo delle comunicazioni private.

Altre critiche riguardano l’affidabilità degli algoritmi, che potrebbero produrre falsi positivi e coinvolgere erroneamente utenti del tutto estranei ad attività illecite.

Cosa succede adesso

L’iter legislativo non è ancora concluso. Il testo approvato dal Parlamento europeo dovrà ora essere esaminato dal Consiglio dell’Unione Europea, che avrà tre mesi di tempo per accettarlo oppure richiedere modifiche. Qualora non venisse raggiunto un accordo, si aprirà una fase di negoziazione tra le istituzioni europee.

Per il momento, dunque, per gli utenti non cambia nulla nell’utilizzo quotidiano delle principali applicazioni di messaggistica, mentre il confronto sul futuro regolamento europeo resta ancora aperto.

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