Circa 200 volontari antincendio boschivo, insieme a Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali ed enti territoriali, sono scesi in campo per due giornate di prove operative, simulazioni e test tecnologici. Si è conclusa ieri, domenica 25 ottobre, l’esercitazione interforze «Monte Legnone 2026», un’importante iniziativa dedicata alla prevenzione e alla lotta agli incendi boschivi, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra le diverse strutture impegnate nella gestione delle emergenze.
L’attività ha rappresentato un banco di prova per verificare sul campo procedure, mezzi e strumenti tecnologici, ricreando condizioni operative complesse e mettendo alla prova la capacità di intervenire in modo tempestivo ed efficace anche nei contesti più difficili.
In campo 200 volontari e diverse strutture operative
L’esercitazione ha coinvolto la Comunità Montana Valli del Verbano, attraverso il COAV, la Comunità Montana del Piambello, la Provincia di Varese e il Parco regionale Campo dei Fiori. Al loro fianco sono intervenuti il Centro Operativo Regionale (COR) dei Vigili del Fuoco, le squadre specializzate nelle tecnologie applicate alla cartografia (TAS), gli operatori dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (SAPR) e i Carabinieri Forestali.
Il dispositivo operativo ha previsto la partecipazione di circa 100 volontari AIB nella giornata di sabato e di altrettanti domenica. Le squadre si sono confrontate con uno scenario articolato, nel quale ogni intervento richiedeva un costante raccordo con gli altri operatori e una gestione condivisa delle informazioni.
Non soltanto una verifica delle capacità individuali, dunque, ma soprattutto un’occasione per testare il funzionamento dell’intero sistema antincendio boschivo, dalla gestione delle comunicazioni al coordinamento delle risorse sul terreno.
Comunicazioni satellitari e software: la tecnologia al servizio dei soccorsi
Uno degli aspetti più significativi dell’esercitazione è stato il test congiunto di strumenti tecnologici destinati a migliorare la gestione degli incendi. Per la prima volta, nell’ambito di questa attività, sono stati sperimentati insieme sistemi di trasmissione satellitare, reti radio e software dedicati alla gestione delle sale operative.
Si tratta di strumenti particolarmente importanti quando le operazioni si svolgono in aree boschive e montane, dove la conformazione del territorio può ostacolare le comunicazioni e limitare la copertura delle reti tradizionali.
L’obiettivo è garantire che le informazioni raccolte direttamente sul campo arrivino rapidamente alle centrali operative, consentendo di ricostruire lo scenario, condividere i dati tra le diverse strutture e indirizzare uomini e mezzi verso le aree che richiedono maggiore attenzione.
Una comunicazione efficace può infatti fare la differenza nella gestione di un incendio, soprattutto quando le squadre devono operare contemporaneamente su più fronti e in zone difficilmente accessibili.
Dallo scouting alle linee idrauliche: le simulazioni sul terreno
Lo scenario predisposto per Monte Legnone 2026 ha previsto diverse tipologie di intervento, con squadre impegnate contemporaneamente in attività complementari.
Tra queste, le operazioni di scouting, durante le quali gli operatori hanno individuato i percorsi e predisposto i tracciati necessari per raggiungere le aree interessate dal fronte del fuoco. Un lavoro preliminare fondamentale per consentire alle squadre di avvicinarsi alle zone operative e organizzare le successive attività di contenimento.
Sono state inoltre simulate operazioni con moduli antincendio autotrasportati ed elitrasportati, insieme a interventi per portare l’acqua in quota attraverso lo stendimento di linee idrauliche lungo pendii particolarmente difficili da raggiungere.
Attività che richiedono preparazione, conoscenza del territorio e capacità di adattamento, oltre a un coordinamento costante tra gli operatori impegnati nelle diverse fasi dell’intervento.
In questo contesto, le nuove tecnologie rappresentano un supporto prezioso, ma non sostituiscono l’esperienza e la preparazione delle squadre: sono proprio l’integrazione tra competenze operative, conoscenza dell’ambiente e strumenti innovativi a rendere più efficace la risposta alle emergenze.
Vigili del Fuoco e Carabinieri Forestali: attenzione anche alle aree abitate e alle indagini
Una parte importante dell’esercitazione ha riguardato la protezione delle cosiddette aree di interfaccia, ovvero le zone in cui boschi e vegetazione entrano in contatto con abitazioni, infrastrutture e insediamenti umani.
In questi contesti, il rischio legato agli incendi boschivi assume una particolare rilevanza: le fiamme possono minacciare non soltanto il patrimonio naturale, ma anche le persone, le abitazioni e i servizi presenti sul territorio.
Il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco ha permesso di approfondire anche gli aspetti legati alla gestione di queste situazioni, nelle quali la rapidità degli interventi e la collaborazione tra le diverse strutture risultano essenziali.
Accanto alle attività di contenimento e spegnimento, spazio anche al lavoro dei Carabinieri Forestali, impegnati nella sperimentazione delle procedure investigative per individuare il possibile punto d’innesco di un incendio.
Attraverso la raccolta e l’analisi delle evidenze scientifiche, gli operatori hanno potuto mettere alla prova le modalità di ricostruzione dell’origine di un rogo, un passaggio importante per le successive attività di accertamento.
L’esercitazione ha così abbracciato l’intero percorso di gestione dell’emergenza: dalla risposta operativa alla protezione delle aree più vulnerabili, fino agli approfondimenti necessari per ricostruire le cause di un incendio.
Prevenire oggi per affrontare gli incendi di domani
L’esercitazione Monte Legnone 2026 si inserisce in un contesto nel quale la gestione degli incendi boschivi richiede una preparazione sempre più articolata. Il cambiamento delle condizioni climatiche può infatti contribuire a modificare la frequenza, la durata e l’intensità degli eventi, rendendo più impegnativo il lavoro delle squadre chiamate a intervenire.
Anche nel Varesotto, dove aree boschive, versanti montani e insediamenti abitati convivono a stretto contatto, la prevenzione e la capacità di risposta rappresentano elementi fondamentali per tutelare il territorio.
Per questo, esercitazioni come quella appena conclusa assumono un valore che va oltre la simulazione: permettono di individuare eventuali criticità, verificare le procedure, consolidare i rapporti tra le strutture operative e migliorare l’impiego delle risorse disponibili.
Preparazione, coordinamento e innovazione tecnologica sono i tre elementi su cui costruire una risposta più efficace agli incendi boschivi. Mettere alla prova uomini, mezzi e sistemi di comunicazione in uno scenario complesso significa rafforzare la capacità di affrontare le emergenze reali, riducendo i tempi di intervento e migliorando la protezione delle comunità e del patrimonio naturale.













