Luino, il perito del giudice: Rezzonico era parzialmente incapace d’intendere e di volere

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il delitto avvenne nell’abitazione della madre del giovane, ex moglie della vittima, in via Vittorio Veneto a Luino (foto d'archivio)

LUINO – Ammanuel Francesco Rezzonico era parzialmente incapace di intendere e di volere quando uccise il padre adottivo Boris Rezzonico. È la conclusione della psichiatra Maria Teresa Ferla, incaricata dal gip del Tribunale di Varese Marcello Buffa nell’ambito dell’incidente probatorio sull’omicidio avvenuto a Luino il 6 luglio 2025.

La specialista ha illustrato ieri la propria relazione davanti al giudice. Secondo la consulenza, il giovane soffrirebbe di un disturbo paranoide che ha compromesso le sue capacità senza però eliminarle del tutto. Per questo motivo resta imputabile e potrà affrontare il processo.

L’accertamento arriva dopo le valutazioni contrastanti emerse nei mesi scorsi. Il consulente della Procura aveva ritenuto il 24enne pienamente capace di intendere e di volere al momento del delitto. Diversa invece la posizione della difesa, sostenuta dall’avvocato Eugenio Losco, che aveva chiesto ulteriori approfondimenti tecnici sul quadro psicologico dell’imputato.

La relazione depositata dalla consulente nominata dal giudice potrà avere un peso rilevante nel futuro processo davanti alla Corte d’Assise di Varese, soprattutto sul piano della pena. Il reato contestato è aggravato e non consente il rito abbreviato.

All’udienza erano presenti anche i legali delle parti civili. L’avvocato Giuseppe Sassi assiste i familiari della vittima, mentre l’avvocato Andrea Pusceddu rappresenta i fratelli di Ammanuel.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il delitto avvenne nell’abitazione della madre del giovane, ex moglie della vittima, in via Vittorio Veneto a Luino. Boris Rezzonico, 57 anni, venne colpito con una coltellata al petto al termine di una violenta aggressione. Dopo il fendente scoppiò una colluttazione. Il fratello dell’indagato riuscì a disarmarlo e a bloccarlo in strada fino all’arrivo dei carabinieri. Nei primi interrogatori il giovane aveva ammesso le proprie responsabilità.