Bologna “Zona 30”, il Tar boccia il Comune: ordinanze “demagogiche” annullate

Accolto il ricorso dei tassisti sostenuto da FdI: per i giudici limiti generalizzati e motivazioni carenti, con danni economici non giustificati

Il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna ha annullato oggi, martedì 20 gennaio, le ordinanze con cui il Comune di Bologna aveva introdotto il limite generalizzato di 30 km/h in larga parte del centro cittadino. La decisione accoglie il ricorso presentato originariamente da due tassisti e sostenuto politicamente da Fratelli d’Italia, che aveva fatto della vicenda un caso nazionale.

A dare l’annuncio è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, spiegando che il Tar ha riconosciuto l’illegittimità del provvedimento bolognese. Secondo i giudici, l’amministrazione comunale avrebbe agito “fuori dalle proprie competenze” e con finalità ritenute più propagandistiche che sostanziali. Bignami ha parlato di un’operazione “demagogica”, ribadendo la disponibilità del suo partito a discutere seriamente di sicurezza stradale, ma non attraverso misure giudicate estemporanee e mal motivate.

Al centro della pronuncia ci sono le ragioni dei tassisti ricorrenti. Il Tar ha riconosciuto che il limite diffuso a 30 km/h avrebbe comportato un sensibile allungamento dei tempi di percorrenza, riducendo il numero di corse effettuabili nell’arco della giornata e quindi i guadagni, in larga parte basati su una quota fissa per ogni viaggio. Per i giudici si tratterebbe di un danno concreto alla “chance” di lavorare di più, meritevole di tutela giuridica.

Nelle motivazioni emerge inoltre che le ordinanze comunali non avrebbero indicato in modo puntuale i presupposti di legge a fondamento dei limiti, né previsto una durata temporanea o specificato gli obiettivi attesi. Soprattutto, il Tar ha ritenuto problematico che la “Zona 30” riguardasse circa il 70% del territorio metropolitano, rendendo di fatto il provvedimento una regola generalizzata e non una misura mirata a particolari contesti di rischio.

La sentenza, arrivata a distanza di circa due anni dall’introduzione del provvedimento, riapre ora il dibattito politico e amministrativo sulle politiche di moderazione del traffico a Bologna e, più in generale, sul modello delle “città 30” in Italia.