Tacchini, “sorpresa”: sono allevati peggio dei polli. Da 3 a 6 animali per mq e nessuna regola

Crescita forzata, spazi ridotti e mutilazioni: il documento dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare mette sotto accusa un sistema produttivo poco regolato e quasi invisibile al grande pubblico.

In Italia il tacchino è la seconda carne avicola più consumata dopo il pollo, con circa quattro chilogrammi pro capite all’anno. Eppure, a differenza di altre filiere, non esiste una normativa specifica sul benessere di questi animali negli allevamenti intensivi. Una situazione che torna sotto i riflettori dopo la pubblicazione di un recente rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), passato quasi inosservato ma ricco di elementi critici.

Crescita rapidissima e problemi di salute

Il primo punto evidenziato dagli esperti riguarda la velocità di crescita dei tacchini allevati per la produzione di carne. Le femmine raggiungono i 9-10 chilogrammi in poco più di tre mesi, mentre i maschi possono superare i 20 chili in circa cinque mesi, con incrementi di peso giornalieri che arrivano a 90-140 grammi.

Numeri che superano di molto quelli dei polli da carne, già oggetto di discussione per i problemi di salute legati alla crescita accelerata. Nel caso dei tacchini, dimensioni e peso maggiori aggravano difficoltà di movimento, problemi articolari e disturbi posturali, soprattutto quando gli animali vengono allevati in ambienti affollati.

Spazi limitati e densità elevata

Il rapporto EFSA mette in relazione diretta la crescita rapida con la carenza di spazio disponibile negli allevamenti. In molti casi, in un metro quadrato possono convivere tre maschi adulti o fino a sei femmine, arrivando a densità complessive di 60-65 chilogrammi per metro quadrato.

In queste condizioni diventa difficile perfino aprire le ali senza urtare altri animali, mentre risultano compromessi comportamenti naturali come muoversi liberamente, riposare o effettuare i cosiddetti “bagni di polvere”, fondamentali per la pulizia del piumaggio.

Secondo le indicazioni dell’Autorità europea, per garantire condizioni minime di benessere servirebbero superfici ben superiori a quelle normalmente utilizzate, ma la realtà degli allevamenti resta spesso distante da questi standard.

Lettiera e lesioni alle zampe

Altro punto critico riguarda la qualità della lettiera, cioè il materiale sul quale gli animali vivono per l’intero ciclo di allevamento. Con densità elevate, umidità e presenza di ammoniaca diventano fattori determinanti nello sviluppo di dermatiti, ferite alle zampe, zoppie e problemi respiratori.

Diversi studi europei indicano che una quota significativa di tacchini arriva al macello con lesioni agli arti, segnale di un problema diffuso e non episodico.

Peso eccessivo e scarsa mobilità

Con l’aumento del peso, la capacità di movimento degli animali diminuisce ulteriormente, incrementando il rischio di lesioni dovute al contatto prolungato con il suolo e alla difficoltà di spostamento. Il rapporto invita quindi a ripensare i modelli di selezione genetica e gestione degli allevamenti, puntando meno sulla crescita rapida e più sulla salute complessiva degli animali.

Mutilazioni nei primi giorni di vita

Un aspetto poco noto riguarda le pratiche effettuate nei primissimi giorni di vita dei pulcini. Per ridurre aggressioni e ferimenti tra animali allevati in spazi ristretti, viene spesso effettuata la riduzione della punta del becco. In alcuni casi si interviene anche sulle unghie o si procede alla rimozione dello “snood”, l’appendice carnosa sopra il becco dei maschi.

Operazioni che, secondo le associazioni animaliste, rappresentano soluzioni adottate per limitare i danni di un sistema sovraffollato piuttosto che affrontarne le cause strutturali. Diversa la situazione negli allevamenti biologici, dove tali pratiche risultano molto meno diffuse o assenti.

Un settore poco regolamentato

Il documento EFSA non parla di singoli abusi, ma descrive un modello produttivo che, senza regole specifiche, espone milioni di animali a condizioni di vita problematiche. Mentre in Europa continua il dibattito sul benessere animale, la filiera del tacchino resta in gran parte fuori dal confronto pubblico.

Un tema che potrebbe tornare centrale nei prossimi anni, anche alla luce della crescente attenzione dei consumatori verso l’origine e le condizioni di produzione degli alimenti che arrivano sulle tavole.