VARESE – Un cittadino italiano di origini tunisine, 27 anni e residente nel Luinese, è stato arrestato nella mattinata di mercoledì 4 novembre dai carabinieri del Reparto Operativo del Comando provinciale di Varese.
I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, su richiesta della sezione Antiterrorismo della Procura. Il giovane è stato trasferito nel carcere di Varese, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Secondo l’impostazione accusatoria, ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento, il ventisettenne sarebbe coinvolto in condotte di apologia dello Stato Islamico, istigazione ad aderire all’organizzazione e detenzione di materiale con finalità terroristiche. Gli investigatori ritengono inoltre che vi siano indizi relativi all’autoaddestramento con finalità di terrorismo.
L’indagine iniziata da una balestra
L’inchiesta ha preso avvio nel marzo scorso da un episodio apparentemente estraneo al terrorismo. Il giovane era stato denunciato perché avrebbe scagliato alcuni dardi con una balestra all’interno del giardino confinante con la propria abitazione.
Durante la successiva perquisizione domiciliare, i carabinieri avevano sequestrato la balestra e il relativo munizionamento. Gli accertamenti condotti dalla stazione territoriale si erano poi estesi ai profili social dell’indagato, facendo emergere contenuti considerati allarmanti.
Il fascicolo è quindi passato al Reparto Operativo dei carabinieri di Varese, con il coordinamento diretto della sezione Antiterrorismo della Procura di Milano.
Minacce e immagini dello Stato Islamico sui social
Secondo quanto riportato nella nota degli investigatori, sul profilo WhatsApp dell’uomo sarebbe comparsa una frase contenente minacce di morte contro Stati Uniti e Israele, accompagnata dalla pubblicazione di video descritti come estremamente violenti.
Sul profilo pubblico Telegram sarebbe stata invece utilizzata l’immagine della bandiera dello Stato Islamico, con la riproduzione della Shahada.
Gli approfondimenti avrebbero inoltre documentato la ricerca e la visione di filmati con scene cruente, violazioni dei diritti umani e uccisioni extragiudiziali, molti dei quali ricondotti dagli inquirenti alla propaganda jihadista. In alcune occasioni, secondo l’accusa, parte del materiale sarebbe stata condivisa anche con altre persone.
Nessun legame diretto né piani di attentato
Carabinieri e Procura precisano che l’attività investigativa non ha accertato l’appartenenza formale del giovane a organizzazioni terroristiche. Non sarebbero emersi neppure rapporti diretti con strutture o rappresentanti dello Stato Islamico.
Nel comunicato non vengono inoltre indicati progetti di attentati, obiettivi individuati o attività preparatorie rivolte contro luoghi o persone specifiche.
L’ipotesi degli inquirenti è invece quella di un «percorso crescente» di radicalizzazione individuale di matrice islamista estremista, sviluppato attraverso l’acquisizione autonoma di contenuti ideologici, conoscenze tecniche e presunte competenze operative.
Il ventisettenne è allo stato attuale indagato e non condannato. Le accuse e gli elementi raccolti dovranno essere valutati nel contraddittorio tra le parti e nelle successive fasi del procedimento.













