Midterm Usa, tutto quello che c’è da sapere: Senato, governatori e referendum

Midterm Usa, tutto quello che c’è da sapere: Senato, governatori e referendum

Martedì 3 novembre gli Stati Uniti tornano alle urne per le elezioni di metà mandato. Un appuntamento che coinvolge il Congresso, decine di governatori e centinaia di consultazioni locali e statali. Il voto stabilirà i nuovi equilibri parlamentari e avrà conseguenze importanti per gli ultimi due anni della presidenza di Donald Trump.

La sfida per il Senato

Al Senato si rinnovano 35 dei 100 seggi. Ogni Stato è rappresentato da due senatori, ma le elezioni si svolgono a scaglioni, con mandati di sei anni. Per ottenere la maggioranza servono 51 seggi.

Attualmente i repubblicani possono contare su 53 senatori, contro i 47 democratici. Per conquistare il controllo dell’aula, i democratici devono quindi ottenere un saldo positivo di quattro seggi.

Il nuovo Congresso

Il Congresso che uscirà dalle urne sarà il 120° della storia degli Stati Uniti e si insedierà nel gennaio 2027. Oltre al Senato, sarà rinnovata per intero anche la Camera dei rappresentanti, composta da 435 membri.

La tradizionale penalizzazione del partito del presidente

Le elezioni di metà mandato sono storicamente un test difficile per il presidente in carica: spesso il partito alla Casa Bianca perde seggi al Congresso. Nella storia moderna si ricordano soltanto tre eccezioni in cui il partito presidenziale è riuscito a evitare questa tendenza: nel 1934 con Franklin Delano Roosevelt, nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush.

Gli osservatori ai seggi

L’amministrazione Trump ha annunciato l’intenzione di inviare circa mille monitor federali nei seggi elettorali. Il Dipartimento di Giustizia ha descritto il piano come la più ampia operazione di monitoraggio elettorale mai organizzata a livello federale.

La presenza degli osservatori ha alimentato il dibattito sul ruolo del governo federale nelle procedure di voto. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che il personale sarà incaricato di verificare il rispetto delle norme federali, senza interferire con le operazioni elettorali.

Le elezioni per i governatori

Il 3 novembre si voterà anche per eleggere i governatori di 36 Stati. Tra le consultazioni più seguite ci sono quelle in California, dove si sceglierà il successore di Gavin Newsom, e in Texas, dove il repubblicano Greg Abbott punta a mantenere la guida dello Stato affrontando la democratica Gina Hinojosa.

Una raffica di referendum

L’appuntamento elettorale comprende anche numerose consultazioni popolari: in 39 Stati gli elettori saranno chiamati a esprimersi su circa 145 quesiti.

I temi sono molto diversi: dalla tutela del diritto all’aborto alle norme che riguardano i minori transgender, dalle proposte fiscali rivolte ai contribuenti più ricchi fino a questioni locali, come il divieto del foie gras a Washington e Denver. Il numero dei quesiti varia sensibilmente da uno Stato all’altro.

I sondaggi

Le rilevazioni pubblicate nelle settimane che precedono il voto indicano una competizione aperta per il controllo del Congresso. I democratici registrano un vantaggio in diversi sondaggi nazionali sulla Camera, mentre la partita per il Senato resta particolarmente complessa: per conquistare la maggioranza dovranno strappare quattro seggi agli avversari.

I sondaggi rappresentano comunque una fotografia del momento e non costituiscono una previsione certa del risultato.

Quanti sono gli elettori

Gli aventi diritto al voto sono stimati in circa 250 milioni, su una popolazione statunitense che si aggira intorno ai 350 milioni di abitanti. L’affluenza effettiva sarà uno degli elementi determinanti della consultazione.

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