Le immagini delle colline annerite sopra Laveno Mombello e delle fiamme visibili da tutta la sponda varesotta del Lago Maggiore sono tornate a riaccendere l’allarme incendi nell’Alto Varesotto. Prima i quaranta ettari di vegetazione andati distrutti nei primi giorni di aprile, poi il nuovo vasto rogo del 16 aprile nell’area di Motta Granda, sul versante piemontese del lago. Episodi ravvicinati che riportano al centro un problema ormai strutturale: il territorio prealpino è sempre più vulnerabile agli incendi boschivi e il cambiamento climatico rischia di aggravare ulteriormente il quadro.
Un territorio esposto tutto l’anno
Secondo il Piano regionale antincendio boschivo della Lombardia, il periodo più critico resta quello compreso tra dicembre e aprile. Negli ultimi anni, però, la “stagione del fuoco” si è progressivamente allungata, estendendosi anche ai mesi estivi e autunnali. Un fenomeno già emerso con forza nell’ottobre 2017, durante il devastante incendio che colpì il Parco Campo dei Fiori.
I dati raccolti dal Centro Geofisico Prealpino confermano questa tendenza. Dal 2020 a oggi sono stati registrati 26 giorni caratterizzati da incendi nell’area dell’Alto Varesotto, con una forte concentrazione proprio nella primavera 2026. Tra fine marzo e inizio aprile si sono verificati più episodi ravvicinati, alimentati soprattutto dal vento forte e dalla vegetazione resa secca dalla scarsità di precipitazioni.
Nell’area non esistono più zone considerate a basso rischio. Le situazioni più delicate riguardano i versanti esposti a sud e le aree ricche di conifere, particolarmente vulnerabili alla propagazione delle fiamme.
Il cambiamento climatico accelera il problema
Le proiezioni del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici delineano uno scenario preoccupante per tutta l’Europa meridionale. Nei prossimi decenni la severità degli incendi potrebbe aumentare dal 3 al 7% ogni dieci anni, con stagioni sempre più lunghe e superfici percorse dal fuoco in crescita.
A incidere sono soprattutto l’aumento delle temperature medie, i periodi di siccità sempre più frequenti e la riduzione delle precipitazioni. Condizioni che rendono boschi e sottobosco molto più vulnerabili all’innesco e alla rapida propagazione degli incendi.
Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita di patrimonio naturale. Gli incendi in aree montane caratterizzate da forti pendenze aumentano infatti il rischio di erosione del suolo, frane e dissesti idrogeologici, rendendo il territorio più fragile anche dopo lo spegnimento delle fiamme.
Bosco Clima: prevenire invece di rincorrere le emergenze
Per affrontare questa nuova realtà nasce il progetto “Bosco Clima”, sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso il programma F2C – Fondazione Cariplo per il Clima.
Il progetto vede come capofila la Comunità Montana Valli del Verbano insieme al Centro Geofisico Prealpino, al Parco Regionale Campo dei Fiori, all’Università dell’Insubria e alle associazioni Lipu e Cast.
L’obiettivo è ripensare la gestione forestale in chiave preventiva, intervenendo prima che si sviluppino le emergenze. Tra le azioni previste c’è la revisione dei Piani di Indirizzo Forestale per adattare la gestione dei boschi alle nuove condizioni climatiche e ridurre la vulnerabilità del territorio.
«Stiamo lavorando per inserire nei nuovi strumenti di pianificazione tutte le misure necessarie a prevenire il rischio incendi», spiega l’assessora all’Ambiente della Comunità Montana Valeria Squitieri. Una strategia che punta a trasformare la manutenzione e la cura del bosco in una vera infrastruttura di protezione ambientale.
Perché oggi, nell’Alto Varesotto, il tema non è più soltanto spegnere gli incendi. È impedire che diventino la normalità.













