L’ultimo saluto allo chef Roberto Galparoli, Masnago si stringe nel ricordo

Chiesa gremita per i funerali del cuoco varesino: «Un cammino che ha lasciato un segno profondo»

Una chiesa piena, oltre ogni capienza, per dire addio a Roberto Galparoli, lo chef varesino scomparso a 57 anni dopo una malattia affrontata negli ultimi mesi. Nella mattinata di mercoledì 29 aprile, la comunità si è raccolta nella chiesa di Masnago per un saluto carico di affetto e partecipazione.

A celebrare le esequie è stato don Giampietro Corbetta, che durante l’omelia ha sintetizzato il senso della presenza così numerosa: «Un cammino che ha lasciato un segno profondo». Parole che hanno trovato conferma nello sguardo della chiesa, con persone in piedi lungo le navate, sul fondo e anche all’esterno, sul sagrato.

Una città unita nel ricordo

C’era tutta Varese, o almeno una parte significativa della sua comunità, a testimoniare la stima e l’amicizia costruite nel tempo dallo chef. Presente anche una rappresentanza giovanile della Pallacanestro Varese, squadra in cui milita il figlio, accompagnata dal dirigente Massimo Ferraiuolo.

Nel corso dell’omelia, il sacerdote ha rivolto un pensiero particolare ai giovani, invitandoli ad «amare la vita» e a custodire il valore degli affetti e della famiglia.

Il dolore della famiglia

Roberto Galparoli lascia la moglie Katia e i figli Filippo e Carola. Accanto a loro, in prima fila, la madre, i fratelli Piero e Andrea, la sorella Sara e Sissi, gemella della vedova.

A chiudere la cerimonia è stato il ricordo commosso del fratello Piero, salito al pulpito con la voce rotta dall’emozione. Un momento intenso, che ha accompagnato l’ultimo saluto in una giornata segnata dal dolore, ma resa meno pesante dalla grande partecipazione della comunità.

Un addio che ha restituito, in modo evidente, il segno lasciato da una vita fatta di lavoro, relazioni e affetto.