Riccardo Muti conquista Luino: “La musica non usa cannoni né missili”

Standing ovation al Premio Chiara alla Carriera 2026 per il Maestro, tra ironia tagliente, lezioni di cultura e riflessioni sul valore universale della musica.

«Questo non è moderno o retrogrado: è cretino». Con questa battuta fulminante, pronunciata parlando di certe regie d’opera contemporanee, Riccardo Muti ha conquistato il pubblico del Teatro Sociale di Luino durante la serata del Premio Chiara alla Carriera 2026.

Tra applausi continui, ironia e riflessioni profonde, il Maestro ha alternato ricordi personali, aneddoti e vere e proprie lezioni sul significato dell’arte e della musica. La serata si è aperta con il ricordo commosso di Bambi Lazzati, storica anima degli Amici di Piero Chiara, prima del dialogo con Andrea Kerbaker, introdotto dalla giornalista Claudia Donadoni.

Le stoccate alle regie “moderne”

Uno dei momenti più applauditi è stato quello dedicato alle derive del teatro contemporaneo. Muti ha ironizzato sui «faraoni che fumano sigari cubani» o sulle «portaerei finite sul palco di Mozart», criticando quelle regie che, a suo giudizio, tradiscono il rapporto tra musica, parola e scena.

Il Maestro ha citato Arnold Schönberg e Vasilij Kandinskij: «Se ciò che vedi disturba ciò che senti, è sbagliato». Poi gli esempi diventati quasi teatrali: il faraone con il sigaro, la portaerei nel Così fan tutte, Alfredo della Traviata che canta mentre taglia verdure in cucina. «Mai contro la musica», ha ribadito più volte.

“Il nostro lavoro è una missione”

Dietro il sarcasmo emerge però una visione rigorosissima della cultura. Muti ha raccontato il rapporto con il padre, medico “all’antica”, la formazione nei conservatori di Napoli e Milano e l’eredità ricevuta da maestri legati direttamente alla tradizione di Arturo Toscanini e Giuseppe Verdi.

«Il nostro lavoro non è una professione, è una missione», ha spiegato, sostenendo che chi sale sul palco debba trasmettere «messaggi culturali e spirituali» e non semplicemente esibirsi.

La musica come linguaggio universale

Ampio spazio anche al tema della trasmissione del sapere, dei giovani e del valore educativo della musica. Muti ha parlato dei cori popolari di Ravenna, dell’importanza del canto collettivo e della cultura italiana come patrimonio da custodire.

Poi il passaggio più intenso, dedicato alle Vie dell’Amicizia, il progetto musicale portato nei territori segnati dalla guerra. Sarajevo, il Medio Oriente, i paesi arabi. Fino al racconto di un concerto durante il quale il canto del muezzin si sovrappose improvvisamente all’orchestra. «Il mio silenzio era rispetto», ha raccontato il Maestro.

Da lì la riflessione finale: «La musica non usa cannoni né missili. Noi abbiamo bisogno gli uni degli altri».

Il Premio Chiara alla Carriera

A consegnare il riconoscimento sono stati il vicepresidente degli Amici di Piero Chiara Salvatore Consolo, i consiglieri Cesare Chiericati e Valentino Piccinelli insieme al viceprefetto Michele Giacomino.

La motivazione del premio ha sottolineato la capacità di Muti di «elevare la musica a linguaggio universale» grazie al suo talento e al suo instancabile impegno culturale.

Nel finale, il Maestro ha richiamato ancora una volta il legame tra parola, cultura e musica, citando Dante Alighieri e ricordando Piero Chiara e la lingua italiana come patrimonio comune.

Poi la chiusura, sorridendo al pubblico luinese: «Ormai che sono stato premiato, in un certo senso sono anche parte della famiglia».