Dal 2027 il contributo sanitario a carico dei lavoratori frontalieri in Svizzera avrà un importo fisso, stabilito annualmente dalla Regione di residenza. La quota mensile sarà compresa tra un minimo di 30 e un massimo di 150 euro, mentre per alcune categorie il tetto sarà di 50 euro. In caso di mancato pagamento scatterà una sanzione amministrativa pari al 100% della somma non versata.
La novità è contenuta nell’articolo 70 della manovra, che modifica la disciplina della compartecipazione al Servizio sanitario nazionale introdotta nel 2024, ma finora rimasta inapplicata.
Come cambia il contributo
La nuova formulazione supera il precedente meccanismo, che prevedeva un prelievo compreso tra il 3 e il 6% del salario netto percepito in Svizzera, con un importo mensile tra 30 e 200 euro per ogni mese lavorato. Vengono quindi eliminati i riferimenti alla progressività in base al reddito e ai carichi familiari.
Dal 2027 sarà invece la Regione di residenza a fissare annualmente una cifra mensile, rispettando i limiti stabiliti dalla norma: da 30 a 150 euro per la generalità dei soggetti interessati e un massimo di 50 euro per la categoria indicata dall’articolo 1, comma 237, lettera c).
Il nodo del rapporto con la Svizzera
La modifica interviene su una questione che da tempo alimenta il confronto tra Italia e Svizzera: la natura del contributo, che secondo i sindacati rischia di configurarsi come una forma di doppia imposizione.
L’accordo fiscale del 2020, entrato in vigore nel 2024, prevede infatti che i lavoratori frontalieri già occupati in Svizzera prima del 17 luglio 2023 continuino a essere tassati esclusivamente oltreconfine. In cambio, l’Italia riceve una quota delle imposte alla fonte versate in Svizzera, i cosiddetti ristorni, destinati ai Comuni di frontiera.
Per Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati svizzeri Unia, Ocst e Syna, un ulteriore prelievo sui lavoratori potrebbe rappresentare una doppia imposizione e una violazione dell’accordo. Nel febbraio 2025 il Consiglio federale aveva invece precisato che una tassa di natura causale non sarebbe in contrasto con l’intesa. Una perizia commissionata dal Canton Ticino aveva sostenuto una posizione diversa, considerando il contributo un’imposta a tutti gli effetti.
La partita dei ristorni
Il confronto ha avuto conseguenze anche sul fronte finanziario. Nel giugno scorso il Consiglio di Stato ticinese aveva deciso di bloccare in via cautelativa una parte dei ristorni, per un importo di circa 50 milioni di franchi, in attesa di chiarimenti sulla normativa italiana.
Berna aveva tentato una mediazione attraverso un confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, concordando una riunione tra il Canton Ticino e la Lombardia per approfondire gli aspetti della disciplina.
L’assessore regionale Massimo Sertori aveva indicato nel settembre scorso il momento previsto per l’avvio della misura, ipotizzando un’adesione volontaria dei frontalieri, accompagnata dalla possibilità di controlli a campione e sanzioni in caso di mancato versamento.
L’avvio dal 1° gennaio 2027
Le nuove disposizioni puntano a rendere operativo il contributo dal 1° gennaio 2027, data che coincide anche con l’entrata in vigore dello scambio automatico dei dati sugli stipendi tra Italia e Svizzera.
A quel punto spetterà alla Regione di residenza stabilire l’importo effettivo della quota mensile, all’interno dei limiti fissati dalla legge. Resta aperto il confronto sulla natura del prelievo e sulle sue conseguenze nei rapporti fiscali tra i due Paesi.













