Pappagallo “malato” per finta: a processo la coppia di falsi addestratori

L'esame veterinario sull’amazzone ha poi escluso qualsiasi malattia o terapia effettuata. Il proprietario, che si è rivolto all’avvocato Fausto Moscatelli, si costituirà parte civile nel processo (foto d'archivio)

VARESE – Truffa, detenzione illecita di animali protetti e lite violenta: sono le accuse che domani, lunedì 2 febbraio, porteranno in aula due allevatori amatoriali di pappagalli davanti al giudice Daniela Frattini. I due avrebbero raggirato il proprietario di un’amazzone aestiva, convincendolo a pagare per un addestramento mai avvenuto e per cure veterinarie inventate.

Tutto ebbe inizio quando il proprietario del pappagallo, affezionatissimo al suo esemplare chiassoso ma affettuoso, decide di affidarlo alla coppia che si pubblicizzava online come educatori esperti. I due avrebbero promesso risultati in 30 giorni per 370 euro, chiedendo subito un anticipo di 100 euro. Qualche giorno dopo, la chiamata allarmante: «L’animale è gravemente malato, stiamo facendo terapie costose, anche un’endoscopia». L’uomo, preoccupato, si è recato subito all’indirizzo fornitogli.

E ha scoperto così che “l’allevamento” è in realtà un appartamento sovraffollato da oltre 60 pappagalli, in condizioni non idonee e senza autorizzazioni. Alla richiesta di chiarimenti, la situazione sarebbe degenerata in una colluttazione: volano insulti, schiaffi e pugni, tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri.

Dalle indagini emergerebbe che la coppia avrebbe detenuto anche specie protette – un kakariki e un parrocchetto guance verdi – senza le necessarie autorizzazioni. L’esame veterinario sull’amazzone ha poi escluso qualsiasi malattia o terapia effettuata. Il proprietario, che si è rivolto all’avvocato Fausto Moscatelli, si costituirà parte civile nel processo. La coppia si difende sostenendo la regolarità della propria attività e negando ogni intento fraudolento.