Secondo un’analisi del Financial Times, diversi manager di compagnie aeree e raffinerie europee stanno esprimendo un cauto ottimismo sulla possibilità di evitare, almeno per l’estate, il razionamento del carburante per aerei. Una prospettiva che segna un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, quando il timore di una scarsità di jet fuel legata alle tensioni in Medio Oriente aveva alimentato previsioni di tagli ai voli e possibili ripercussioni pesanti sul traffico turistico.
Negli ultimi mesi governi e istituzioni europee hanno messo in campo una serie di misure per mitigare i rischi di approvvigionamento: aumento della produzione nelle raffinerie del continente, incremento delle importazioni da fornitori alternativi e attivazione di sistemi di monitoraggio delle scorte da parte della Commissione europea.
Tra gli operatori del settore, però, la prudenza resta d’obbligo. Il miglioramento dello scenario non elimina infatti le criticità strutturali, a partire dall’elevato costo del carburante, che secondo le stime è arrivato a triplicarsi rispetto a un anno fa. In alcuni casi le compagnie stanno già cancellando collegamenti non per mancanza di carburante, ma per ragioni economiche legate alla redditività delle tratte.
Il quadro si riflette anche sulla domanda: secondo dati di Assoviaggi, tra gennaio e aprile le prenotazioni per la stagione estiva sono diminuite del 30% rispetto allo scorso anno. Una flessione che, secondo gli operatori, è influenzata dall’incertezza geopolitica, dall’aumento dei prezzi e dal timore di possibili cancellazioni.
In risposta, il comportamento dei viaggiatori sta cambiando: cresce la tendenza a prenotare sotto data, con un calo meno marcato nelle settimane immediatamente precedenti alla partenza. Una dinamica che segnala una domanda ancora presente, ma più prudente e reattiva allo scenario internazionale.
Sul fronte industriale, le raffinerie europee hanno aumentato la produzione di jet fuel, con incrementi limitati ma significativi: alcune realtà come Repsol hanno registrato un +5%, mentre impianti strategici come quello di Shell a Rotterdam lavorano a pieno regime. Secondo le stime del Financial Times, questo aumento potrebbe coprire fino al 20% della riduzione delle forniture provenienti dall’area del Golfo.
A supporto del sistema restano anche le riserve strategiche europee e l’incremento delle importazioni da paesi alternativi come Stati Uniti e Nigeria. Tuttavia, gli analisti sottolineano che si tratta di soluzioni temporanee, utili a stabilizzare il mercato nel breve periodo ma non sufficienti a risolvere le fragilità strutturali della filiera energetica del trasporto aereo.













