VARESE – Una mobilitazione per chiedere più diritti, salari migliori e maggiore sicurezza sul lavoro. Nel pomeriggio di oggi, 14 marzo, un piccolo gruppo di rider si è ritrovato in piazzale Trento e Trieste, davanti alla stazione di Varese, aderendo alla giornata nazionale di protesta dei lavoratori delle piattaforme di consegna.
Nonostante la pioggia, al presidio hanno partecipato alcuni ciclofattorini attivi sul territorio insieme ai rappresentanti della Cgil di Varese e delle categorie Filcams, che rappresenta i lavoratori del commercio, turismo e servizi, Filt, il sindacato dei trasporti e della logistica, e Nidil, la struttura sindacale che tutela i lavoratori atipici e della gig economy.
Durante l’iniziativa si sono alternati interventi dei rider e dei rappresentanti sindacali, tra cui Livio Muratore, segretario generale di Filcams Cgil Varese, Luigi Liguori, segretario della Filt Cgil Varese, e Jacopo Di Pierro di Nidil Cgil.
Al centro della protesta la richiesta di un contratto collettivo nazionale per il settore. «Oggi abbiamo proclamato una giornata nazionale di mobilitazione per i rider, i ciclofattorini che portano il cibo nelle case e negli uffici a tutte le ore», ha spiegato Marzia Pulvirenti di Nidil Cgil Varese. «L’obiettivo è farci sentire contemporaneamente in diverse piazze d’Italia per chiedere un contratto collettivo nazionale di lavoro. Molti rider oggi sono inquadrati come autonomi e non hanno ferie, indennità o disoccupazione».
Secondo il sindacato il contratto più vicino alla tipologia di lavoro svolta sarebbe quello della logistica, che garantirebbe tutele più ampie rispetto all’attuale inquadramento come lavoratori autonomi.
Durante il presidio alcuni rider hanno raccontato anche le difficoltà quotidiane legate al lavoro sulle piattaforme. Tra i problemi più citati i compensi per le consegne e le distanze spesso elevate da percorrere. «A volte ci mandano a fare consegne molto lontane, anche otto o dieci chilometri, e per tutto il viaggio pagano tre o quattro euro», ha spiegato uno dei lavoratori presenti. «Tra andata e ritorno si possono fare anche venti chilometri e alla fine il guadagno resta molto basso».
Un’altra criticità riguarda il rapporto con le piattaforme digitali e la gestione degli account. «Se c’è un problema spesso non rispondono e a volte capita che l’account venga bloccato senza spiegazioni», ha raccontato un rider. «È successo anche a me: ho scoperto che non potevo più lavorare senza aver ricevuto nessun avviso».
Per la Cgil, la questione riguarda non solo i compensi ma anche la sicurezza e i diritti fondamentali. «Seguiamo da tempo l’evoluzione delle condizioni di lavoro dei rider e quello che ci raccontano descrive una situazione molto pesante», ha spiegato Stefania Filetti, segretario generale della Cgil di Varese. «Parliamo di tutele di base come malattia, infortunio e protezione sul lavoro, diritti che solo un contratto nazionale può garantire».
Secondo il sindacato, l’applicazione di un contratto collettivo nazionale consentirebbe di riconoscere pienamente i diritti di lavoratori che spesso svolgono la propria attività in condizioni difficili, anche con pioggia e maltempo, garantendo maggiore stabilità e protezione in un settore sempre più diffuso nelle città.













