Addio a Lualdi Gabardi, re delle cronoscalate con le Ferrari

Si è spento a Busto Arsizio a 94 anni: per oltre un decennio dominò le corse in salita italiane con 83 vittorie

BUSTO ARSIZIO – Il mondo dei motori saluta Edoardo Lualdi Gabardi, uno dei grandi protagonisti delle corse in salita italiane. Il pilota, classe 1931, si è spento sabato 18 aprile a Busto Arsizio. Il prossimo 13 maggio avrebbe compiuto 95 anni.

Un protagonista delle cronoscalate

Per oltre dieci anni, dal 1960 al 1972, Lualdi Gabardi è stato il punto di riferimento assoluto nelle competizioni in salita, imponendosi come uno dei piloti più veloci e vincenti del panorama nazionale. Il suo palmarès parla chiaro: 83 vittorie conquistate al volante di vetture Ferrari, spesso tra le più potenti e prestigiose dell’epoca.

Un dominio costruito gara dopo gara, che lo ha consacrato tra i massimi specialisti italiani della disciplina.

Il legame con Ferrari

Tra gli elementi che hanno segnato la sua carriera c’è il rapporto diretto con Enzo Ferrari, che gli affidò alcune delle migliori GT del Cavallino. Un legame non solo professionale, ma anche personale, che testimonia la considerazione di cui godeva il pilota bustocco.

Nel corso della sua carriera Lualdi Gabardi ha guidato anche vetture Lancia, Alfa Romeo e Osella, correndo per la storica scuderia Sant’Ambroeus Milano.

Tra i migliori di sempre

Dopo Ludovico Scarfiotti, ultimo italiano a vincere il Gran Premio d’Italia di Formula 1 e campione europeo della montagna, Lualdi Gabardi era considerato tra i più grandi specialisti delle cronoscalate.

In totale conquistò 84 vittorie assolute. Tra queste manca solo un successo simbolico: la Varese-Campo dei Fiori del 1960, ultima edizione della storica gara, dove chiuse secondo alle spalle di Odoardo Govoni.

Edoardo Lualdi Gabardi con la moglie

Un pezzo di storia dei motori

Con la sua scomparsa se ne va un protagonista di un’epoca irripetibile dell’automobilismo italiano, fatta di coraggio, talento e passione.

Il suo nome resta legato indissolubilmente a quelle strade di montagna dove, per oltre un decennio, è stato semplicemente il più veloce.