VARESE – Più contenuti che pubblico. Il secondo appuntamento degli Stati generali del centrodestra al Teatro Santuccio, andato in scena sabato 28 marzo, non ha registrato la partecipazione sperata, segnando un passo indietro rispetto al primo incontro.
Una platea composta in gran parte da addetti ai lavori, con molte sedie vuote già a metà mattinata. Un dato che pesa, soprattutto se confrontato con eventi recenti che in città hanno richiamato centinaia di persone, e che apre una riflessione interna sul livello di coinvolgimento reale.
Cultura e identità: il primo banco di prova
Ad aprire i lavori gli esponenti locali dei cinque partiti promotori – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Lombardia Ideale – seguiti dal primo panel dedicato alla cultura.
Sul palco si sono alternati figure di primo piano del panorama culturale varesino: il direttore del Teatro di Varese Filippo De Sanctis, Anna Bernardini (già direttrice di Villa Panza), il regista Andrea Chiodi, l’agronomo ed ex vicesindaco Daniele Zanzi e l’assessore regionale Francesca Caruso.
Proprio Caruso ha indicato una direzione chiara: ampliare la visione della città e sfruttare maggiormente le opportunità offerte dalla Regione, evitando di restare chiusi in una dimensione locale.
Politica e istituzioni: emergono le frizioni
Nei panel successivi il confronto si è spostato sul piano politico, con interventi di amministratori locali, rappresentanti provinciali, regionali ed europei.
Non sono mancate tensioni interne. Il consigliere provinciale Sergio Ghiringhelli ha criticato apertamente la convivenza tra forze di centrodestra e centrosinistra in Provincia, definendola una contraddizione difficilmente sostenibile anche in vista delle elezioni comunali.
A replicare è stato Giuseppe Taldone, vicesegretario regionale di Forza Italia, che ha ridimensionato il caso parlando di una situazione non isolata.
Il bivio della città
Tra gli interventi più strutturati, quello del sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo, che ha delineato uno scenario netto: Varese si trova davanti a un bivio tra la conservazione di un passato prestigioso e l’apertura a una dimensione europea.
Un’analisi supportata da dati impliciti ma evidenti: calo demografico, perdita di imprese e riduzione dell’attrattività complessiva.
Critico anche l’intervento dell’europarlamentare Isabella Tovaglieri, che ha attaccato alcune scelte dell’amministrazione cittadina, citando in particolare le politiche sulla mobilità.
Università e commercio: le leve dello sviluppo
Ampio spazio anche ai temi economici e formativi. Il presidente della Camera di Commercio Mauro Vitiello ha rivendicato il rafforzamento del polo universitario, con l’insediamento della facoltà di giurisprudenza dell’Insubria in piazza Monte Grappa.
Dal mondo accademico è emersa l’ambizione di trasformare Varese in una vera città universitaria, capace di trattenere studenti e generare indotto.
Sul fronte del commercio, il presidente di Ascom Antonio Besacchi ha insistito sulla necessità di una strategia condivisa per rilanciare il ruolo di Varese come capoluogo, mentre Renzo Oldani ha utilizzato una metafora ciclistica per sottolineare l’assenza di gioco di squadra.
Il nodo politico: scegliere il candidato
Il passaggio più rilevante resta però quello politico. Stefano Clerici ha ribadito con forza la necessità di individuare rapidamente il candidato sindaco per il 2027, indicando tempi certi e rispondendo a una richiesta che, a suo dire, arriva direttamente dalla base.
Un’indicazione già emersa nelle settimane precedenti e sostenuta anche dal presidente Attilio Fontana, presente in sala ma senza interventi ufficiali.
Il livello regionale e nazionale
In chiusura, gli interventi dei rappresentanti regionali e nazionali hanno rafforzato la linea: serve un candidato competitivo, scelto non per appartenenza ma per capacità di vincere.
Mariastella Gelmini ha sottolineato l’importanza di individuare una figura forte e condivisa, mentre Andrea Tremaglia ha chiarito che la responsabilità principale spetta al livello locale, chiamato a trovare una sintesi.
Il vero nodo: la partecipazione
Al di là dei contenuti, resta il dato politico più evidente: la scarsa partecipazione.
Un segnale che rischia di pesare più delle divisioni interne. Perché, come emerso anche tra gli stessi relatori, senza una reale mobilitazione del territorio difficilmente si può costruire una proposta vincente.
E proprio da qui dovrà ripartire il centrodestra varesino, se vuole trasformare il percorso verso il 2027 in qualcosa di più di un confronto tra addetti ai lavori.












