Dopo 41 anni di servizio saluta la Polizia: l’addio di Pietro Modde, volto storico della Questura di Varese

Dopo 41 anni di servizio saluta la Polizia: l’addio di Pietro Modde, volto storico della Questura di Varese
Dalla Squadra Mobile alle scorte di Bossi, Maroni e Fontana: una carriera costruita tra indagini, sacrificio e spirito di servizio. Il saluto ai colleghi: «Il cavallo buono si vede all'arrivo, non alla partenza».

Quarantuno anni al servizio dello Stato, trascorsi sempre in prima linea con la passione di chi ha vissuto la Polizia non come un mestiere, ma come una vera missione. Si è conclusa oggi, 31 luglio 2026, la lunga carriera di Pietro Modde, storico poliziotto della Questura di Varese, che lascia il servizio attivo dopo un percorso professionale ricco di esperienze, indagini e incarichi di grande responsabilità.

Il suo viaggio nella Polizia di Stato inizia nell’estate del 1985, quando, all’insaputa dei genitori, presenta domanda per diventare agente ausiliario. Dopo il corso di formazione a Trieste viene assegnato al III Reparto Mobile di Milano, dove affronta i primi anni tra servizi di ordine pubblico, sgomberi e operazioni in tutta Italia.

Sono gli anni delle missioni in Sicilia, durante il periodo del primo maxiprocesso a Cosa Nostra, ma anche degli impieghi a Sanremo e Rimini. Esperienze intense che forgiano il giovane agente, anche se il suo obiettivo è chiaro fin dall’inizio: entrare in Squadra Mobile e fare l’investigatore.

Il sogno della Squadra Mobile

L’occasione arriva nel 1987, con il trasferimento alla Questura di Novara. Dopo un periodo alle Volanti e nei servizi di piantonamento – tra cui quello presso l’abitazione dell’allora ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro – nel 1990 approda alla sezione Rapine, dove può finalmente mettere in mostra le proprie capacità investigative.

Nel 1996, diventato padre, sceglie di avvicinarsi alla famiglia ottenendo il trasferimento alla Questura di Varese. Anche qui entra nella Squadra Mobile e torna a occuparsi di rapine e criminalità, partecipando ad alcune delle più importanti indagini che hanno segnato la cronaca del territorio varesino.

Tra i fascicoli più delicati affrontati durante quegli anni figura anche il celebre caso del delitto delle “mani mozzate”, una delle vicende più complesse della cronaca nera locale.

Dalle indagini alla tutela delle istituzioni

Nel 2010 arriva una nuova sfida professionale. Modde lascia l’attività investigativa per entrare nell’Ufficio Scorte, dove cambia completamente prospettiva: non più la ricerca dei criminali, ma la protezione delle istituzioni.

Nel neonato Nucleo Tutela e Scorte diventa un punto di riferimento per professionalità, equilibrio e capacità relazionali. Nel corso degli anni accompagna e protegge numerose personalità politiche e istituzionali, tra cui Umberto Bossi, oltre a diversi capi di Stato stranieri durante le visite ufficiali.

Particolarmente significativo il rapporto costruito con gli ex presidenti della Regione Lombardia Roberto Maroni e Attilio Fontana. Di quest’ultimo conserva un ricordo speciale, definendolo «un gran Signore» e sottolineando l’orgoglio di aver concluso accanto a lui la propria esperienza professionale.

«La Polizia è una famiglia»

Il congedo, celebrato questa mattina a Palazzo Italia, è stato carico di emozione. Circondato dall’affetto dei colleghi e dei superiori, Pietro Modde ha voluto rivolgere un pensiero ai più giovani, ricordando come la Polizia di Stato offra grandi opportunità di crescita professionale, ma soprattutto rappresenti una comunità fatta di fiducia reciproca, sacrificio e legami destinati a durare nel tempo.

Nel suo saluto finale ha affidato ai presenti una frase che lo ha accompagnato per tutta la carriera:

«Il cavallo buono si vede all’arrivo, non alla partenza».

Parole che sintetizzano il senso di una vita trascorsa al servizio dello Stato. Dopo oltre quattro decenni tra investigazioni, tutela delle istituzioni e dedizione quotidiana, Pietro Modde lascia la divisa con la stima unanime di colleghi e superiori, portando con sé il rispetto di chi ha condiviso con lui una parte importante della storia della Questura di Varese.

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