Molestie in carcere, a processo il tecnico radiologo

Detenuto abusato nell’infermeria di Busto Arsizio. Dopo l’episodio tentò il suicidio nella sua cella

L’esperienza in carcere, durata appena due mesi tra agosto e ottobre 2022, si è trasformata in un trauma indelebile per un detenuto brasiliano allora trentenne. Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato vittima di molestie sessuali da parte del tecnico radiologo in servizio nell’infermeria della casa circondariale di Busto Arsizio. Un episodio che ha portato l’operatore sanitario a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio, affiancato dai giudici Cristina Ceffa e Sebastiano Graziano.

La gravità dell’accaduto emerge anche dalle conseguenze immediate sull’equilibrio psicologico del detenuto. La sera stessa della presunta aggressione, l’uomo tentò di togliersi la vita. A confermarlo in aula è stato uno degli agenti di polizia penitenziaria chiamati a testimoniare dal pubblico ministero Giulia Grillo: «Lo trovammo sdraiato a terra vicino al bagno, con un lenzuolo stretto al collo».

Durante la permanenza in carcere, il brasiliano divideva la cella con Gijnaj Rigels, detto Barbanera, arrestato in quel periodo per un omicidio avvenuto a Turbigo. Proprio a lui avrebbe confidato un ammonimento inquietante: «Non farti mai fare le lastre qua dentro». Nessun dettaglio ulteriore, perché la vittima avrebbe scelto di raccontare l’intera vicenda solo al proprio avvocato, che segnalò poi l’episodio alla direzione dell’istituto, all’ufficio comando e all’area trattamentale.

Sentita in aula, la coordinatrice sanitaria del carcere ha riferito che il detenuto, convocato per un colloquio, si rifiutò di fare nomi. D’intesa con la direzione, fu quindi deciso che durante gli esami radiologici fosse sempre presente un altro operatore sanitario, misura adottata per evitare il ripetersi di episodi analoghi. Una scelta che ha sollevato perplessità anche da parte del presidente Fazio, che ha osservato come l’intervento fosse volto più a “eliminare il problema” che ad accertare i fatti. Poco dopo, il detenuto venne trasferito in un altro istituto, mentre la procura nel frattempo apriva un fascicolo.

Secondo la ricostruzione accusatoria, tutto sarebbe iniziato dopo un infortunio durante una partita di calcio nell’ora d’aria. In infermeria si sospettò una frattura a un dito e l’uomo fu inviato ai raggi X. Qui, sempre secondo l’accusa, il tecnico radiologo avrebbe avviato conversazioni ambigue, chiesto al detenuto di spogliarsi e rivolto apprezzamenti sul suo fisico, fino a costringerlo a inginocchiarsi e a subire palpeggiamenti. Di fronte alla chiara opposizione della vittima, l’operatore lo avrebbe minacciato: «Stai zitto, altrimenti do la colpa a te».

L’impatto psicologico sull’uomo, già fragile per una storia di tossicodipendenza, sarebbe stato devastante: insonnia, incubi ricorrenti, ansia crescente e pensieri suicidari. Per questi motivi il detenuto si è costituito parte civile nel processo, che dovrà ora stabilire le responsabilità penali dell’imputato.