C’è voluta un’emergenza abitativa per far scoprire alla sinistra una verità piuttosto elementare: senza chi investe, le case non si costruiscono. E senza chi mette a disposizione i propri immobili, le case non si affittano.
Una scoperta tardiva, ma benvenuta.
A Milano l’amministrazione Sala (Pd), di fronte a prezzi e affitti ormai proibitivi per una parte crescente della popolazione, cerca capitali privati per aumentare l’offerta abitativa. A Roma (Gualtieri, Pd) si ragiona sull’acquisizione dell’immobile dello Spin Time.
Ed è qui che emerge una contraddizione politica difficile da nascondere.
Per anni la sinistra ha costruito una parte della propria narrazione contrapponendo l’inquilino al proprietario, il bisogno alla proprietà, il pubblico al privato. Il piccolo proprietario è diventato quasi una figura sospetta: uno che possiede, quindi presumibilmente privilegiato; uno che affitta, quindi qualcuno che trae profitto da un bisogno essenziale; uno che chiede di rientrare in possesso del proprio immobile, quindi socialmente meno meritevole di tutela di chi lo occupa.
Adesso scopriamo che servono proprio loro: proprietari, imprese, investitori. Persino quei fondi immobiliari che fino a ieri rappresentavano, nella retorica progressista, l’emblema della speculazione.
Quando servono i soldi, il capitale privato torna improvvisamente rispettabile.
Il problema, sia chiaro, non è che Milano cerchi investitori. Fa bene. Se vogliamo aumentare l’offerta di abitazioni bisogna mobilitare risorse pubbliche e private, recuperare immobili, costruire dove è possibile farlo e rendere conveniente immettere case sul mercato.
Il problema è la doppia morale.
Non si può corteggiare il grande fondo immobiliare e contemporaneamente continuare a guardare con diffidenza il cittadino che possiede due appartamenti.
Non si può chiedere ai privati di investire nell’affitto e poi costruire un sistema nel quale recuperare un immobile da un moroso può diventare un calvario.
E soprattutto non si può sostenere il valore sociale dell’abitare fino al punto di trasformare l’occupazione abusiva in una forma di lotta politica sostanzialmente tollerabile.
Il diritto alla casa esiste. Il diritto alla casa degli altri, no.
È una distinzione che una certa sinistra continua a fare molta fatica ad accettare.
Chi non riesce a pagare un affitto deve essere aiutato. Chi perde il lavoro deve poter contare su una rete sociale. Chi vive in condizioni di autentica povertà non può essere lasciato solo.
Ma a farsene carico deve essere lo Stato, attraverso la fiscalità generale, l’edilizia pubblica e politiche sociali serie.
Non il proprietario dell’appartamento occupato.
Perché quell’appartamento potrebbe appartenere non a un fantomatico speculatore, ma a un pensionato che ha investito i risparmi di una vita, a una famiglia che sta ancora pagando il mutuo, a genitori che lo hanno acquistato pensando ai figli.
La sinistra dovrebbe inoltre fare i conti con un’altra conseguenza delle proprie politiche: se affittare diventa rischioso, meno persone affittano. Se il proprietario non è sufficientemente tutelato, tiene l’appartamento vuoto, lo vende o cerca altre forme di utilizzo.
E l’offerta diminuisce.
Poi gli affitti aumentano.
E alla fine la stessa politica che pretendeva di proteggere l’inquilino finisce per rendergli ancora più difficile trovare casa.
Non è liberismo. È semplicemente il funzionamento degli incentivi.
Milano ha certamente un problema abitativo. Ma non lo risolverà con un’altra dose di ideologia. Servono più case, più investimenti, procedure urbanistiche ragionevoli, edilizia sociale per chi ne ha realmente bisogno e certezza del diritto per chi mette un immobile sul mercato.
La proprietà privata non può essere considerata un fastidio quando appartiene al piccolo proprietario e una risorsa quando appartiene al fondo che il Comune vuole convincere a investire.
È proprio questo il paradosso.
Dopo aver passato anni a picconare culturalmente la proprietà, la sinistra scopre di averne bisogno.
Meglio tardi che mai.
Adesso manca soltanto l’ultimo passo: cominciare a rispettare i proprietari anche quando non servono a finanziare le politiche della sinistra.













