Cavo elettrico al collo dell’ex moglie: chiesti 4 anni e 8 mesi per un 49enne cingalese

Cavo elettrico al collo dell’ex moglie: chiesti 4 anni e 8 mesi per un 49enne cingalese
Il pubblico ministero ha riqualificato l’accusa di tentato omicidio in lesioni aggravate dai futili motivi e dalla crudeltà. La parte civile insiste sull’ipotesi più grave, mentre la difesa chiede l’assoluzione. Sentenza prevista l’8 ottobre.

VARESE – Il pubblico ministero Pier Lorenzo Maggiorelli ha chiesto una condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione per il cittadino cingalese di 49 anni accusato di avere aggredito l’ex moglie in un’abitazione della Valtravaglia, stringendole un cavo elettrico attorno al collo.

Il procedimento si svolge con rito abbreviato davanti al Tribunale di Varese. Nel corso dell’ultima udienza il pubblico ministero ha parzialmente modificato il capo d’imputazione: l’originaria accusa di tentato omicidio è stata riqualificata in lesioni aggravate dai futili motivi e dalla crudeltà.

Restano invece contestati all’imputato i reati di maltrattamenti in famiglia e guida in stato di ebbrezza. La vicenda processuale è stata ricostruita dal quotidiano La Prealpina.

L’aggressione nella Giornata contro la violenza sulle donne

I fatti risalgono al 25 novembre 2025, data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Secondo la ricostruzione accusatoria, intorno alle 17.45 il quarantanovenne, in evidente stato di ebbrezza, avrebbe aggredito la donna durante un litigio.

L’uomo l’avrebbe colpita ripetutamente al volto e avrebbe poi tentato di soffocarla utilizzando un cavo elettrico. All’origine della violenza ci sarebbe stata una richiesta di denaro alla quale la donna si era opposta.

Sempre secondo quanto emerso nel procedimento, il quarantanovenne avrebbe telefonato a un uomo che riteneva essere l’amante della moglie, minacciando di uccidere la donna se non avesse ricevuto il denaro richiesto.

Le urla della vittima avrebbero infine convinto l’aggressore ad allentare la presa. L’uomo avrebbe quindi gettato a terra il telefono e sarebbe fuggito a bordo della propria automobile.

L’arresto dei Carabinieri

La segnalazione dei vicini al 112 aveva permesso ai Carabinieri della Compagnia di Luino e della Stazione di Marchirolo di intervenire rapidamente. Il cittadino cingalese era stato rintracciato e arrestato mentre si trovava alla guida dell’auto con la quale, secondo gli accertamenti, stava andando a prendere la figlia.

L’alcoltest aveva rilevato un tasso alcolemico molto elevato. I militari avevano quindi proceduto anche al ritiro della patente e al sequestro del veicolo.

La precedente condanna per violenze sulla moglie

Il quarantanovenne risultava già condannato nel 2020 per precedenti violenze commesse ai danni della stessa donna. L’episodio risaliva al novembre 2019 e aveva portato al suo arresto in flagranza.

Dopo circa sei mesi trascorsi in custodia cautelare, l’uomo aveva patteggiato una pena di due anni di reclusione, successivamente scontata tra il 2023 e il 2024 mediante affidamento in prova ai servizi sociali.

Nei suoi confronti era stato avviato anche un procedimento di espulsione, con il trasferimento al Centro di permanenza per i rimpatri di Milano. Il provvedimento non era però stato eseguito per la presenza di regolari legami familiari in Italia e per la successiva documentazione di un’attività lavorativa.

Sentenza attesa l’8 ottobre

Nel corso dell’ultima udienza sono emerse richieste divergenti. L’avvocata Ivana Mombelli, che rappresenta la parte civile, ha insistito per una condanna per tentato omicidio e ha chiesto una provvisionale di cinquemila euro in favore dell’ex moglie dell’imputato.

La difesa del quarantanovenne, affidata all’avvocata Elisa Benetazzo, ha invece domandato l’assoluzione da tutte le accuse.

Il giudice dell’udienza preliminare Marcello Buffa ha rinviato il procedimento all’8 ottobre, quando è prevista la pronuncia della sentenza.

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