VARESE – Un dato che pesa, e non poco. Alle 19 di domenica 22 marzo, in provincia di Varese ha votato il 43,40% degli aventi diritto al referendum costituzionale sulla giustizia. Una percentuale che racconta di una partecipazione concreta, tutt’altro che marginale, soprattutto se letta nel contesto degli ultimi anni.
Il Varesotto si colloca leggermente sotto la media lombarda, ferma al 44,99%, ma supera in modo netto il dato nazionale, che si attesta al 38,90%. Numeri che confermano come il territorio continui a rispondere quando la posta in gioco viene percepita come rilevante.
Lombardia traino della partecipazione
A livello regionale, la Lombardia si conferma tra le realtà più attive d’Italia, seconda solo all’Emilia-Romagna per affluenza. Un elemento che consolida una tendenza ormai evidente: il Nord, e in particolare le aree più produttive e strutturate, mostrano una maggiore propensione alla partecipazione elettorale, soprattutto su temi istituzionali.
In questo quadro, il dato varesino si inserisce in modo coerente, mantenendo un livello di coinvolgimento elevato e in linea con le principali province lombarde.
Un segnale politico oltre i numeri
Il confronto con il passato rende ancora più significativo il dato. Nel referendum del 2020 sul taglio dei parlamentari, alla stessa ora del primo giorno, l’affluenza nazionale si fermava al 29,7%. Oggi siamo su livelli decisamente più alti.
Non è solo una questione di percentuali. Il referendum sulla giustizia, che interviene su temi come l’ordinamento giurisdizionale e i meccanismi disciplinari della magistratura, ha evidentemente intercettato un interesse più diffuso. Segno che il tema è percepito come concreto, vicino, capace di incidere sulla vita dei cittadini.
La giornata di voto non è ancora conclusa, ma un primo elemento è già chiaro: la partecipazione c’è, ed è tutt’altro che irrilevante. In una fase storica segnata dall’astensionismo crescente, è un segnale che merita di essere letto con attenzione.













