La Lombardia è la prima Regione italiana a dotarsi di una normativa specifica sui data center, un settore sempre più strategico per l’economia digitale ma anche particolarmente delicato sotto il profilo energetico e ambientale.
Il Consiglio regionale ha approvato oggi, martedì 26 maggio, la nuova legge che punta a regolamentare la crescita del comparto fissando criteri precisi per autorizzazioni, localizzazione degli impianti e sostenibilità ambientale.
Il peso della Lombardia nel settore è ormai enorme: quasi la metà dei data center presenti in Italia si trova infatti all’interno dei confini regionali.
Investimenti miliardari e consumi energetici enormi
Nel 2024 risultavano operativi in Lombardia 67 data center su un totale nazionale di 168. Anche il fabbisogno energetico fotografa il ruolo centrale della regione: dei circa 3 gigawatt richiesti complessivamente dal comparto in Italia, circa la metà riguarda proprio il territorio lombardo.
Sul fronte economico, le prospettive sono altrettanto significative. Nei prossimi cinque anni gli investimenti previsti nel settore ammonteranno a circa 22 miliardi di euro a livello nazionale, con una quota del 50% destinata alla Lombardia.
Nasce lo Sportello regionale per i centri dati
La legge si compone di dieci articoli e colma, di fatto, un vuoto normativo nazionale.
Tra le novità principali figura la creazione dello Sportello regionale per i centri dati, che avrà il compito di coordinare le procedure autorizzative e garantire tempi certi agli operatori del settore.
Accanto allo sportello opererà anche una task force tecnica composta dagli enti coinvolti, incaricata di definire le linee guida per le autorizzazioni ambientali regionali e provinciali.
Priorità alle aree dismesse
Uno dei punti centrali del provvedimento riguarda il contenimento del consumo di suolo.
La normativa individua infatti come aree prioritarie per l’insediamento dei data center le zone di rigenerazione urbana, i comparti degradati e soprattutto le aree industriali dismesse, i cosiddetti brownfield.
I Comuni avranno un anno di tempo per aggiornare i propri strumenti urbanistici e individuare gli spazi compatibili con le nuove disposizioni.
La legge introduce inoltre un sistema di penalizzazioni economiche per scoraggiare l’edificazione su terreni liberi: in questi casi il contributo di costruzione raddoppierà, mentre salirà addirittura al 200% se l’intervento interesserà aree protette.
Vincoli ambientali e limiti sull’uso dell’acqua
Particolare attenzione è stata posta anche sul fronte energetico e ambientale.
I nuovi impianti dovranno favorire l’utilizzo di fonti rinnovabili, prevedere il recupero del calore prodotto dai server per alimentare sistemi di teleriscaldamento e adottare sistemi di raffreddamento a circuito chiuso.
La normativa vieta inoltre l’utilizzo di acqua potabile proveniente dagli acquedotti pubblici o da corsi d’acqua tutelati per il raffreddamento delle strutture.
Cabina di regia per il monitoraggio
A monitorare l’attuazione della legge sarà una cabina di regia composta da Regione Lombardia, Anci Lombardia, Upl, Arpa, Ersaf, Città Metropolitana di Milano, università ed enti gestori delle reti infrastrutturali elettriche.
L’obiettivo dichiarato è accompagnare lo sviluppo del settore digitale senza perdere di vista sostenibilità ambientale, equilibrio urbanistico e tutela delle risorse energetiche.













