VARESE – L’economia lombarda continua a crescere, ma lo fa a ritmo contenuto. Il 2026 si sta delineando come un anno caratterizzato da segnali incoraggianti alternati a elementi di fragilità, con differenze significative tra i territori. E la provincia di Varese rappresenta bene questa situazione: da una parte conquista un ruolo di primo piano sui mercati internazionali, dall’altra deve fare i conti con una contrazione dell’occupazione e con un accesso al credito sempre più complicato.
È il quadro che emerge dal “Terzo Focus 2026” del Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia. A livello regionale, le previsioni indicano una crescita dello 0,7% sia per il PIL sia per i consumi, mentre gli investimenti sono attesi in aumento del 2,7%. Anche il mercato del lavoro mostra complessivamente una situazione positiva. Dietro questi numeri, però, si nascondono dinamiche provinciali molto differenti.
Varese protagonista dell’export
Il dato più significativo per il Varesotto arriva dal commercio internazionale. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni lombarde hanno raggiunto complessivamente 40,9 miliardi di euro, ma è Varese a distinguersi per il ritmo di crescita.
Nel confronto con i primi tre mesi del 2025, infatti, l’export provinciale è aumentato del 23,2%, facendo di Varese il territorio con la maggiore accelerazione in Lombardia.
Un risultato che conferma la forte vocazione internazionale del sistema produttivo varesino e rappresenta uno degli elementi più positivi emersi dall’analisi economica.
Imprese, il tessuto produttivo regge
Anche sul fronte della presenza delle imprese arrivano segnali incoraggianti. A giugno 2026 il numero complessivo delle attività produttive in provincia di Varese è cresciuto dello 0,5%, mentre il comparto artigiano ha registrato un incremento dello 0,2%.
Un andamento che si inserisce in una ripresa più ampia dell’artigianato lombardo. Nel secondo trimestre dell’anno, infatti, il saldo regionale è tornato positivo, con 836 nuove imprese artigiane.
«Guardiamo con moderato ottimismo ai dati del nostro centro studi: le prospettive sembrano di prudente riapertura verso un sentiero di crescita», osserva Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia.
Secondo Bozzini, tra gli elementi favorevoli ci sono la tenuta del PIL, i dati sull’occupazione a livello regionale, la ripresa degli investimenti e il ritorno a saldi positivi per le imprese artigiane. Ma la situazione resta fragile e, avverte, serve maggiore stabilità sul piano internazionale, anche per contenere i costi dell’energia e favorire la fiducia delle imprese.
La nota dolente è il lavoro
Proprio sul fronte occupazionale emerge però una delle principali criticità per Varese.
Le previsioni elaborate sulla base dei dati Prometeia indicano per il 2026 una diminuzione dell’occupazione dell’1% rispetto all’anno precedente. Un andamento in controtendenza rispetto ad alcune delle principali economie territoriali vicine: per Milano è stimata una crescita dell’1,8%, mentre per Como l’incremento previsto è dell’1,1%.
Il quadro provinciale risulta quindi meno brillante di quello regionale, nonostante la forte performance registrata dalle esportazioni.
Imprese alle prese con la stretta sul credito
A complicare ulteriormente la situazione contribuisce il rapporto con il sistema bancario. A marzo 2026, i prestiti concessi alle imprese della provincia di Varese risultavano in calo del 2,9% su base annua.
La riduzione dei finanziamenti si inserisce in una fase di maggiore selettività nell’accesso al credito che interessa l’intero territorio lombardo e che pesa in particolare sulle realtà di dimensioni più contenute e sul comparto delle costruzioni.
Per Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia, la frenata del credito sarebbe riconducibile a due fattori principali: da una parte la diminuzione della domanda, legata alle incertezze geopolitiche che rendono più difficile programmare nuovi investimenti; dall’altra, condizioni di accesso ai finanziamenti diventate più rigide.
Binda richiama inoltre il progressivo esaurimento degli effetti del decreto Liquidità e la successiva revisione degli strumenti collegati al Fondo Centrale di Garanzia.
Un Varesotto a due velocità
I numeri restituiscono dunque una fotografia tutt’altro che uniforme. Varese brilla per la capacità delle sue imprese di conquistare i mercati esteri e mostra una sostanziale tenuta del tessuto produttivo, ma allo stesso tempo registra segnali meno favorevoli sul versante dell’occupazione e della disponibilità di finanziamenti.
La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare la spinta dell’export in una crescita più equilibrata e capace di riflettersi anche sul mercato del lavoro e sugli investimenti delle imprese locali.













