Busto Arsizio si ferma per Gigi Farioli: «Era sposato con la città e con i bustocchi»

Busto Arsizio si ferma per Gigi Farioli: «Era sposato con la città e con i bustocchi»
La Basilica di San Giovanni non è riuscita a contenere tutti i cittadini arrivati per l’ultimo saluto all’ex sindaco. Monsignor Pagani: «Ha vissuto la politica come servizio, non come potere». Antonelli: «Per lui Busto era la capitale del mondo»

Busto Arsizio ha salutato uno dei suoi uomini più rappresentativi. La Basilica di San Giovanni si è riempita fino all’ultimo posto per i funerali di Gigi Farioli, morto venerdì 6 novembre dopo una lunga malattia. Molti cittadini sono rimasti all’esterno della chiesa, uniti nel cordoglio per l’ex sindaco che guidò la città dal 2006 al 2016.

Una partecipazione spontanea e imponente, capace di raccontare meglio di qualsiasi discorso il rapporto costruito da Farioli con Busto Arsizio. Non soltanto un amministratore o un esponente politico, ma una figura entrata profondamente nella storia e nell’identità della città.

Pagani: «La politica per donarsi, non per arricchirsi»

A presiedere le esequie è stato monsignor Severino Pagani, che aveva accompagnato Farioli anche nell’ultimo tratto della sua vita. Nell’omelia il sacerdote ha restituito il ritratto di un uomo complesso, colto e profondamente legato agli altri.

«Gigi è stato un uomo di relazioni, cresciuto con la passione della politica, delle persone e con il fascino della folla», ha ricordato monsignor Pagani. «È stato un liberale autentico, convinto che la libertà dovesse essere riempita di rispetto e di valori posti al servizio del bene comune».

Accanto alla dimensione pubblica, il prevosto ha richiamato la fede personale dell’ex sindaco: «È stato un uomo di fede profonda, sempre pronto a mettersi in discussione e a riconoscere i propri limiti e difetti».

Il cuore dell’omelia è stato dedicato al legame con Busto Arsizio: «Ha amato visceralmente la sua città e le ha dedicato la vita. Ha compiuto scelte geniali e altre discutibili, ma sempre con purezza d’intenti. Ne ha amato la storia, la cultura e l’arte».

Poi il passaggio sulla concezione farioliana dell’impegno pubblico: «Ha amato la politica, intesa come spirito di servizio e non come esercizio del potere. Una politica fatta non per arricchirsi, ma per donarsi».

Negli ultimi tempi, consapevole dell’aggravarsi della malattia, Farioli aveva sentito il bisogno di esprimere riconoscenza alle persone che gli erano state vicine. Da qui l’ultima invocazione del sacerdote: «Gigi, ora che vedi più lontano, prega per noi e per la tua Busto».

Il fratello Mario: «Era sposato con Busto e con i bustocchi»

Tra i momenti più intensi della cerimonia, il ricordo del fratello Mario Farioli, che ha affidato a un’immagine semplice e immediata la misura del rapporto tra Gigi e la città.

«Qualche settimana fa un suo vicino di letto gli ha chiesto perché non fosse sposato. Mi è venuto spontaneo rispondere che era sposato con Busto e con i bustocchi».

Mario Farioli ha ricordato il fratello come una persona animata da un fortissimo senso del dovere: «Io sono un alpino e sono certo che, per impegno, sensibilità e dedizione, anche lui sarebbe stato un ottimo alpino».

Poi il saluto più personale: «Era grande in tutti i sensi: nell’aspetto, nell’attenzione verso gli altri e nella capacità di ascoltare consigli e critiche, che considerava fondamentali per crescere. È stato un uomo grande, ma soprattutto un grande uomo e un grandissimo fratello. Ciao Gigi».

Antonelli: «Busto era il suo mondo intero»

A salutare Farioli è stato anche il sindaco Emanuele Antonelli, che nel suo intervento ha riconosciuto all’ex primo cittadino un ruolo ben più ampio di quello racchiuso negli incarichi istituzionali.

«È difficile trovare le parole giuste, perché non sei stato soltanto un amministratore», ha esordito Antonelli. «Sei stato un uomo profondamente innamorato di Busto, con la quale hai vissuto in simbiosi fino a diventarne un simbolo anche al di fuori del territorio».

Per Farioli, ha ricordato il sindaco, Busto Arsizio non era semplicemente la città natale o il luogo nel quale svolgere la propria attività politica. Era «una comunità da rappresentare, una storia da custodire e un’identità da valorizzare».

Un’appartenenza vissuta anche attraverso la passione sportiva per la Pro Patria e la Uyba: «Busto era il suo mondo intero. Anzi, per lui era la capitale del mondo».

Antonelli ha quindi indicato nella cultura politica e nella passione civile di Farioli un’eredità da trasmettere alle nuove generazioni: «Il modo più giusto per salutarlo è ricordare il suo esempio, soprattutto ai giovani che desiderano impegnarsi in politica».

Infine il ringraziamento a nome dell’intera comunità: «Grazie, Gigi, per quello che hai fatto per Busto Arsizio e per l’amore profondo che hai sempre manifestato con orgoglio».

Il cordoglio oltre gli schieramenti

La cerimonia ha raccolto rappresentanti di maggioranza e opposizione, amministratori presenti e passati, sindaci del territorio ed esponenti istituzionali di primo piano. Una presenza trasversale che ha testimoniato la capacità di Farioli di mantenere rapporti e dialogare anche con chi proveniva da esperienze politiche differenti.

In Basilica erano presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, gli assessori regionali Romano La Russa e Francesca Caruso, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri, Manuela Maffioli, l’ex presidente lombardo Roberto Formigoni e la deputata Giusy Versace.

Ma al di là delle personalità istituzionali, sono state soprattutto le centinaia di persone comuni a rendere evidente ciò che Farioli aveva rappresentato. Dieci anni da sindaco, una lunga vita politica e un legame con Busto Arsizio che, nell’ultimo saluto della sua città, è apparso ancora una volta più forte di ogni appartenenza e di ogni incarico.

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