BIANDRONNO – Lacrime, rabbia e una preoccupazione sempre più difficile da contenere. Circa 600 lavoratori della Beko di Cassinetta hanno incrociato le braccia questa mattina, lunedì 12 ottobre, fermandosi davanti ai cancelli dello stabilimento dopo una difficile assemblea sindacale.
La protesta nasce dall’insoddisfazione per l’attuazione del piano industriale sottoscritto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, agli impegni assunti su investimenti, nuovi prodotti, volumi produttivi e occupazione non sarebbero ancora seguiti risultati sufficienti.
A pesare è anche l’esito del recente confronto al ministero, che non avrebbe fornito le risposte attese sul futuro dello stabilimento varesino. Il timore è che ritardi e difficoltà commerciali continuino a tradursi in cassa integrazione, minori giornate lavorate e perdita di reddito.
La preoccupazione esplode durante l’assemblea
Il clima di tensione è emerso durante l’incontro tra sindacati e dipendenti. Alcuni lavoratori non sono riusciti a trattenere le lacrime mentre venivano illustrate le prospettive del sito e le criticità ancora irrisolte.
Al termine dell’assemblea è scattato lo sciopero, con centinaia di persone riunite davanti allo stabilimento. Una partecipazione che fotografa la paura diffusa tra operai e impiegati per il futuro di Cassinetta.
La mobilitazione è stata promossa dalle organizzazioni sindacali per chiedere a Beko un cambio di passo e l’applicazione concreta degli accordi. La protesta ha bloccato l’attività produttiva e riportato davanti ai cancelli una vertenza che, nonostante gli incontri istituzionali, resta ancora aperta.
Il nodo dei volumi e delle vendite
Uno dei problemi principali riguarda il calo delle vendite dei prodotti realizzati a Cassinetta. Per i sindacati, tuttavia, non sarebbe sufficiente attribuire le difficoltà soltanto all’andamento del mercato europeo: l’azienda dovrebbe rafforzare le proprie strategie commerciali e garantire commesse adeguate alla capacità produttiva dello stabilimento.
Già nei mesi scorsi era stato segnalato il forte rallentamento del comparto dei forni, con volumi inferiori alle attese e un ricorso consistente alla cassa integrazione. Dopo l’accordo, l’organico del sito è inoltre sceso da oltre duemila a circa 1.650 persone, con più di 400 uscite.
La richiesta è che i nuovi progetti annunciati non sostituiscano le produzioni esistenti, ma generino un incremento effettivo dei volumi e permettano di recuperare giornate di lavoro.
Il territorio chiede impegni verificabili
La vertenza non riguarda soltanto i dipendenti diretti. Attorno allo stabilimento ruotano famiglie, aziende dell’indotto e un intero territorio che considera Cassinetta uno dei principali patrimoni industriali della provincia di Varese.
Sindacati e istituzioni locali chiedono quindi che gli annunci dell’azienda vengano tradotti in programmi verificabili, con tempi definiti, investimenti effettivamente realizzati e indicazioni chiare sulle produzioni future.
La protesta di questa mattina mostra come la fiducia stia rapidamente diminuendo. Davanti ai cancelli della Beko non c’erano soltanto lavoratori in sciopero, ma persone che chiedono di sapere se lo stabilimento nel quale hanno costruito la propria vita professionale avrà ancora un futuro.













