«A me piace far succedere le cose»
Roberta Bianchi è la manager che rappresenta Varese nel Consorzio Imbrifero Montano del Ticino

«A me piace far succedere le cose»

L’intervista - Roberta Bianchi, la perfetta immagine della varesina del Duemila: dinamica, generosa e volitiva

VARESE - Bionda, quarantott’anni, sposata da venti con Alberto: Roberta Bianchi è la manager che rappresenta Varese nel Consorzio Imbrifero Montano del Ticino. Nata sul lago, a Gavirate, dove il nonno materno aveva una valigeria, a tre anni si trasferisce a Laveno. «L’altro nonno, varesino della Prima Cappella, era un pilota civile e durante la Seconda Guerra Mondiale aveva trasferito la famiglia a Caldé». Cresciuta in negozio di abbigliamento, nel culto della bellezza, Roberta è una piccola donna colta ed emancipata. «Le altre bambine sognavano l’abito da sposa: io volevo diventare una professionista come mia madre e le sue amiche». Elegante e sofisticata, negli anni Ottanta si iscrive a Milano alla nascente Scuola di Relazioni Pubbliche dello Iulm, e mentre prepara gli ultimi esami, le ali spiccano il volo. «Risposi ad un’inserzione sul Corriere e mandai il curriculum alla Modifin di Milano. Era il ’91. Reduce da uno stage al CCR di Ispra, dove usavano fra i primi il computer per il lavoro di ufficio, feci il colloquio presso la Versace Spa di via della Spiga: avevo 23 anni. Dovevo sostituire una maternità, ma venni assunta con un contratto a tempo indeterminato per organizzare le sfilate di moda di Versace, Versus e di tutti i brand loro collegati». Una vita scintillante che però non basta al suo spirito irrequieto. Quando la Ire di Comerio viene venduta agli americani di Whirlpool, su suggerimento di amici manda il curriculum: la chiamano dopo due settimane. «Versace era stata la mia scuola di autostima, e il cambio mi costò grandi pianti, ma l’opportunità di crescita professionale che mi si prospettava era impagabile». Era la fine del ’93. «Passai da un ambiente familiare ad una multinazionale, pur con un clima informale tipicamente americano, dove parlavo e scrivevo solo in inglese. All’inizio dovevo sviluppare materiali promozionali del marchio Whirlpool per i mercati oltremare». «Mi affascinava l’idea di lavorare sui mercati internazionali e di crescere occupando di volta in volta posizione diverse: mi ritrovai presto ad acquistare media e a sviluppare campagne PR». Così la donna di lago scala le vette e diviene brand manager per l’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa): il ruolo a cui ambiva da anni. «Coordinavo le attività per la promozione del marchio Whirlpool e questo proprio nel 2008, l’annus horribilis dell’economia mondiale». Un periodo massacrante, nel bel mezzo del più grande cambiamento culturale nella comunicazione, la rivoluzione dei social: insieme alla collega Sarah Brady Roberta è l’ideatrice del European Weman Network, la prima rete aziendale europea del brand interamente dedicata al femminile. «Mi chiedevo per quanto sarei stata capace di reggere quel tipo di ritmo, facendo la valigia anche due volte la settimana. Mi mancava il rapporto diretto con la società, con la vita di Varese, dove abitavo dal ‘94. Quindi, d’accordo con Alberto, decisi di lasciare l’azienda e di prendermi un anno sabbatico. Non avevo gravi motivi per andarmene, anzi: era il momento migliore per iniziare la terza fase della mia carriera». Così nel 2011 la bionda manager, fra un viaggio e l’altro, stavolta per diporto, inizia ad interessarsi al mondo dell’associazionismo professionale e alle onlus: è il 2012. «Non era un mondo a me completamente estraneo. Presi il coraggio a quattro mani e feci un corso di comunicazione per il no profit all’università di Forlì, sapendo di aver trovato finalmente ciò che avrebbe dato un senso alla mia vita». Roberta, con due anni trascorsi alla Fondazione “Il Circolo della Bontà” dell’Ospedale di Circolo, e l’attuale incarico presso AIL Varese Onlus (Associazione Italiana contro le leucemie, linfomi e mielomi) è la firma dell’innovazione nel no profit varesino: è lei, ad esempio, ad aver portato il wifi nei reparti di degenza e ideato il progetto di accompagnamento all’Ospedale Di Circolo dei volontari con la pettorina gialla che aiutano le persone ad ambientarsi; ed è lei la pioniera delle reti di associazioni a beneficio dei cittadini. «A me piace far succedere le cose» ammette con un sorriso gentile. Cresciuta in un circolo velico d’estate, e con gli sci ai piedi d’inverno, è la perfetta immagine della varesina degli anni Duemila: dinamica, generosa e volitiva. E inforcando la sua bici, passione nata a quarant’anni e che la porta a macinare tutti gli angoli della nostra magnifica provincia alla ricerca del contatto con la natura, saluta radiosa e sfreccia via.


© RIPRODUZIONE RISERVATA