Martedì 03 Giugno 2014

A Varese la Patria

batte le polemiche

Una celebrazione sobria, ma solenne e più partecipata degli anni passati. Tanto che c’erano persino persone in piedi nell’aula magna dell’università dell’Insubria per ascoltare il discorso del presidente Giorgio Napolitano e le parole del prefetto Giorgio Zanzi.

E poi l’intervento del professor Fabio Minazzi che ha spiegato, citazioni filosofiche alla mano, cosa significa essere una Repubblica.

E infine il momento più commuovente: quello della consegna delle onorificenze dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana” e delle medaglie al valore militare. Con i ricordi, le testimonianze, le fotografie e qualche lacrima di commozione.

Come quelle di Speranza Mirella, la figlia del compianto Giuseppe Marangoni: «Mio padre ha combattuto la guerra con la speranza di tornare e avere una bambina, da qui il mio nome».

L’affluenza, record se confrontata a quella del passato, è stata commentata così dal Prefetto: «Il senso di appartenenza alla nostra Repubblica a Varese si dimostra superiore alle nostre aspettative. Quando ci sarà la nuova sede, l’Insubria riuscirà ad accogliere tutti».

C’erano sì alcune assenze tra le autorità, ma l’impressione è stata quella di aver superato i mal di pancia che la ricorrenza del 2 giugno faceva venire anni fa. Presenti anche personaggi di spicco della vita pubblica. Come Rosita Missoni, recentemente insignita del titolo di cavaliere del lavoro. E monsignor Franco Agnesi, elevato a vescovo.

Filo conduttore della giornata è stata la parola «servizio». Il Prefetto ha descritto «l’impegno e gli sforzi richiesti dalla particolarità del momento, che richiede capacità di migliorarsi soprattutto con le risorse ridotte».

Minazzi ha parlato di come la Repubblica racchiuda il significato stesso di servizio e di onestà. Anche perché, citando la Pace perpetua di Kant, «ogni politica deve piegare le ginocchia davanti alla morale». Dopo un «W la Repubblica» proferito a gran voce da Minazzi a conclusione del suo discorso, e seguito da uno scroscio di applausi, si è arrivati alla premiazione delle persone che hanno fatto sempre il proprio dovere nel lavoro e nel sociale, tanto da meritarsi l’onorificenza dell’ordine al merito della Repubblica Italiana. Quest’anno erano 12, un altro record, tanto più se confrontato con i tre cavalieri dello scorso anno.

Eccoli. L’ufficiale Vittorio Stevenazzi, esempio di fedeltà e di dedizione al lavoro in Agusta. Vincenzo Agrifoglio, che è stato consigliere comunale e assessore del comune di Varese con delega alla polizia locale. Sabatino Albero, maresciallo luogotenente in servizio presso il reggimento tattico e logistico alla caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, che ha partecipato a missioni all’estero in Afghanistan, Bosnia, Somalia.

Elio Di Pierro, luogotenente comandante della sezione operativa del nucleo gruppo GdF di Malpensa, che si è distinto per i brillanti risultati conseguiti nella lotta al traffico degli stupefacenti. Maurizio Frontali, sindaco di Marzio dal 7 giugno 2009.

Sabino Loiodice, animatore di un progetto, unico a livello mondiale, per la messa a punto di un presidio medico chirurgico da utilizzare nella chirurgia su tendini e nervi periferici.

Ascolto e assistenza

Luigi Pacenza, comandate dei carabinieri di Varese dal 1996 al 2005, oggi luogotenente responsabile di polizia giudiziaria dei carabinieri presso la procura della repubblica di Varese. Mario Pariani , che ha aperto un’azienda in Kenia e Immacolata Sorrentino, dipendente pubblico.

Celestino Reguzzoni, tra i fondatori del centro di ascolto “Santissimi Apostoli” di Busto, per la pluridecennale attività di assistenza ai tossicodipendenti e loro familiari. Gemma Tagliabue, assistente sociale per più di 30 anni a Cassano. Sergio Boldetti, presidente dell’asilo di Giubiano, a cui l’onorificenza è stata consegnata nei mesi passati nel corso di una cerimonia ad hoc.

© riproduzione riservata