Giovedì 19 Giugno 2014

Aids: la peste torna

Da sconosciuta

Ritorna il progetto Leonèrd, il fumetto che sensibilizza i giovani alle malattie sessualmente trasmissibili

Varese

Sono 25 i casi di varesini sieropositivi (24 uomini e una donna), dall’inizio del 2014 allo scorso maggio, contro i 79 casi del 2013 (62 uomini e 17 donne).

Lo scorso anno nella nostra provincia sono stati segnalati ben 23 casi di persone affette da Aids (24 nel 2012), 7settedi questi con un’età compresa tra i 45 e i 49 anni.

Nell’anno in corso i casi hanno già raggiunto quota dieci. Al centro prevenzione delle Malattie a trasmissione sessuale dell’Asl di Varese (Mts), il telefono del centralino non smette di suonare.

Se lo scorso anno ci sono stati 430 accessi per effettuare i test dedicati alla rilevazione delle malattie infettive trasmissibili per via sessuale, di cui sette i casi positivi all’Hiv, quest’anno le visite effettuate sono già state 230 con un caso di positività.

«Tra le persone che risultano positive all’Hiv - spiega la dottoressa Franca Sambo dell’Asl di Varese - anche giovanissimi con una età compresa tra i 18 e i 20 anni. Il virus dell’Hiv si trasmette prevalentemente per via sessuale, sono pochissimi i casi di trasmissione del virus per via endovenosa dovuta all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Una maggior incidenza si rileva tra la popolazione maschile, perché nelle casistiche complessive rientrano, per un buon 50%, anche gli omosessuali».

Dati agghiaccianti che fanno intuire che per molti, soprattutto per i più giovani, la convinzione è quella che: «C’era una volta l’Aids, terribile malattia venerea che nel suo boom, gli anni ’80». Quella che può sembrare una macabra favola, è l’angosciante realtà che più di 30 anni dopo continua a ripetersi come un disco rotto.

E se all’epoca fecero rumore le morti celebri come quella di Rock Hudson e Freddie Mercury, nel tempo è rimasto solo un flebile vociare spesso distorto e che dà adito a miti e leggende.

Lo dimostrano le preoccupanti chiamate che arrivano, appunto, al centralino del centro Mts che fotografano una realtà fatta di disinformazione.

Drin drin: «Buongiorno, ho 25 anni e sono preoccupato per la mia salute. Temo di aver preso l’Aids perché ho chattato per lungo tempo usando il touch screen: è possibile?». Questa una delle tante chiamate “bizzarre” (per usare un eufemismo) che vengono raccolte quotidianamente dall’infermiera di turno preposta al servizio fornito dall’Mts.

Intanto, oltre alla sensibilizzazione già da anni attiva all’interno delle scuole, l’Al continua a tenersi al passo con i tempi e “a portata di giovane”. «Avremo in adozione, e li distribuiremo anche ai volontari del DiscoBus - continua Sambo - un nuovo tipo di test che non dà una attendibilità al 100%, ma che funziona in modo analogo al test di gravidanza: si tratta di un test salivare che darà la positività o negatività rispetto alla sieropositività. nel caso in cui dovesse risultare positivo, quasi certamente l’accertamento darà la stessa diagnosi».

«Intendiamo parlarne durante la giornata mondiale dedicata all’Aids che si terrà il primo dicembre».

Il centro Mts di Varese, che effettua colloqui, visite mediche specialistiche, prelievi per la diagnosi di Mts, terapie in totale anonimato, è situato al Padiglione Biffi della sede Asl di via Rossi.

Infatti, come ricorda la dottoressa dell’Asl Marcella Nieri, la tempestività di diagnosi è fondamentale. «Se la diagnosi della sieropositività è tempestiva - spiega - si può frenare la conclamazione dell’Aids che di solito si manifesta dopo una decina di anni. Purtroppo, tra i ragazzini giovani non c’è molta consapevolezza sul fatto che queste malattie esistano ancora».

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