Amianto all’ex Aermacchi  C’è la denuncia in procura
La foto pubblicata sulla pagina Facebook “Varese fa schifo” ha riportato il caso d’attualità

Amianto all’ex Aermacchi

C’è la denuncia in procura

Dopo tante richieste andate a vuoto, scatta la linea dura del Comune

L’assessore Santinon: «Bisogna intervenire». Il costo? 500mila euro

VARESE - La ex Aermacchi di via Sanvito Silvestro è una «bomba ecologica» denunciano i cittadini. Colpa dell’amianto sui tetti, cosa che ha spinto il Comune a presentare ordinanze andate a vuoto e a far partire una denuncia in Procura.
La denuncia è stata fatta in questi giorni, a seguito di una ingiunzione firmata dal sindaco Attilio Fontana. Il destinatario è Gianfranco Castiglioni, imprenditore a cui fa capo la Casti Group.
Adesso il Comune sarebbe titolato ad intervenire, sanare l’area, e rivalersi sui proprietari per il pagamento dei lavori.
Si tratta però di parecchi soldi, qualcosa come 500mila euro, che andrebbero anticipati da Palazzo Estense, cercandoli nelle «pieghe» del bilancio.

«Situazione al limite»

«Quell’area rappresenta un problema che va risolto – afferma Riccardo Santinon, assessore all’Ambiente – È vero che l’amianto non emette “radiazioni” come una bomba atomica. Inoltre stiamo parlando di un’area perimetrata, che circoscrive la criticità. Ma per arrivare a emettere un’ordinanza, significa che la situazione è al limite».
E ancora: «Non stiamo parlando di una scuola, quindi non è una situazione che ha un carattere di estrema urgenza. Ma si tratta comunque di un sito su cui bisogna intervenire. Nei prossimi giorni metterò mano alle carte e analizzerò la situazione». Sono almeno due anni che il Comune sta cercando di risolvere il problema dell’eternit di via Sanvito.
La criticità è sempre stata trovare i soldi per pagare l’impresa per la rimozione e lo smaltimento del pericoloso materiale.

Un drone per la mappatura

La foto della ex Aermacchi dall’alto (vista da via Cernuschi) – pubblicata dal paladino del decoro urbano Manuele Mariani sulla pagine Facebook “Varese fa schifo” - rende bene l’idea dello stato in cui versa la struttura, con parti del tetto sfondato e parecchie coperture di amianto in bellavista. «Una visione celestiale – commentano ironici gli utenti della pagina Facebook, che aggiungono – I proprietari potrebbero utilizzare quello che ricavano, per esempio, dalle antenne sopra l’Hotel Campo dei Fiori per dare una sistematina qui, oltre che ovviamente per bonificare i tetti dall’amianto».
E c’è anche chi – come Umberto Montagna – avanza l’ipotesi di affittare un drone per effettuare una mappatura dell’intera città e capire dove sia più urgente intervenire.
Immagini eloquenti della fabbrica di via Sanvito nel passato sono comparse su una mostra sulla Varese degradata promossa da Italia Nostra. I cittadini al posto di quella vecchia fabbrica desidererebbero avere un’area verde per famiglie. Il caso di via Sanvito non è però isolato. Un’altra zona critica è il tetto dell’ex macello civico di viale Belforte (dove il responsabile è il comune).
Le “bombe ecologiche”, ovvero i siti contaminati, sono circa 800 in tutta la Regione. Le bonifiche hanno costi altissimi, con enormi masse di terreno inquinato da rimuovere, materiale da smaltire nelle sedi appropriate, altro da trattare.
La Regione ha cercato di aiutare i Comuni ai quali sono state demandate le bonifiche, con un piano che ha messo a disposizione 43 milioni di euro. Ma di soldi ne servono molti, molti di più.


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