Sabato 19 Luglio 2014

«Avevo fatture non incassate

Equitalia mi ha risucchiato»

La manifestazione dell’associazione “La Speranza” davanti a Equitalia

L’hanno chiamata “La speranza”, ed è quella che vorrebbero portare a chi, come loro, vede la propria vita sconvolta dalle cartelle di Equitalia: Luigi Sciancalepore e Agostino Arcuri si sono ritrovati, ieri mattina, a manifestare con un’altra decina di persone di fronte alla sede varesina dell’agenzia esattoriale, in piazza Repubblica.

“Equitalia=suicidi” e “Mai con il cappio al collo” erano solo alcuni dei cartelli e striscioni appesi lungo la via dal gruppetto, che si è costituito associazione solo pochi giorni fa.

«Vogliamo dare davvero una speranza alle persone, dire loro che suicidarsi non è una soluzione – dice Sciancalepore – Quando arriva una cartella esattoriale, prima di tutto si deve controllare che quanto segnato sia veramente dovuto, non è sempre detto».

«Poi ci sono tanti modi per non soccombere, come dilazionare i pagamenti. Con la nostra associazione vorremmo aiutare, tramite addetti ai lavori, ad affrontare queste situazioni, non a restarne, letteralmente, strozzati».

Sciancalepore, piccolo imprenditore nel settore degli impianti termici, parla per esperienza diretta: nel 2009, dopo il mancato incasso di oltre 200mila euro di fatture, si è trovato a dover far fronte ad un debito per le tasse non pagate, innescando il vortice esattoriale che lo ha risucchiato, portando il suo debito verso Equitalia a 174mila euro.

«E pensare che, per un lavoro commissionato alla mia azienda da Ferrovie dello Stato, dovrei ricevere una cifra simile. Ma una compensazione non si può fare».

Oltre alla propria situazione, Sciancalepore segnala anche i dati dei suicidi: «L’anno scorso ci sono stati centocinquanta suicidi legati a questo tipo di realtà, e quest’anno ci stiamo avvicinando ai settanta. L’ultimo è di pochi giorni fa. Ma la vita vale più di una cartella esattoriale, una via d’uscita deve essere possibile».

Oltre all’associazione, pochi mesi fa Sciancalepore e Arcuri hanno aperto a Lonate Ceppino il “Museo della crisi”: articoli di giornale, dati statistici, ma anche le foto dei politici protagonisti degli ultimi anni, i colpevoli della situazione, secondo i due autori della raccolta. Che hanno coronato il tutto con una fila di pupazzi appesi per il collo, a ricordare quanti altri cittadini come loro hanno deciso di farla finita, proprio a causa delle tasse eccessive.

«La colpa è di sicuro dei politici, da “Re Giorgio” Napolitano fino a Matteo Renzi, ma anche Berlusconi e Bossi non si salvano, perché sono loro che hanno voluto dare tutti questi poteri ad Equitalia».

Così Sciancalepore ha riunito attorno a sé un gruppetto ancora piccolo ma agguerrito, e ieri mattina si sono ritrovati in piazza Repubblica, armati di striscioni e filmati di servizi giornalistici sulle vittime della crisi, per raccontare le loro storie e proporre soluzioni ai varesini strozzati dalle cartelle esattoriali.

«Ero già sceso in piazza con il movimento 9 dicembre – spiega Arcuri – ma volevo fare qualcosa di più concreto. L’associazione va in questo senso».

Lui, piccolo imprenditore edile, la situazione di stallo economico la sente più di altri: «Ho provato a cambiare lavoro, ad inventarmelo anche. Ma la situazione è quella che è, e le idee, ad un certo punto, finiscono. Suicidarsi, però, non serve a niente. Bisogna fare qualcosa».

© riproduzione riservata