Sabato 16 Agosto 2014

Come valutare un docente?

Le proposte dei presidi varesini

Salvatore Consolo, preside del liceo classico di Varese
(Foto by Varese Press)

«Il sistema delle graduatorie non garantisce la scelta della qualità del servizio da offrire agli studenti». A parlare è Salvatore Consolo, preside del liceo classico.

«Essere primi in graduatoria - dice - non sempre significa essere più bravi di chi segue. Ci vorrebbe maggior autonomia attribuita alle scuole nella scelta del personale, anche supplente, e questo soprattutto se si vuole che il dirigente renda conto del servizio offerto, in una logica di “accountability”. In conclusione: il sistema avrebbe bisogno di alcuni correttivi migliorativi, da mettere a punto con la finalità di migliorare la qualità dei servizi offerti».

Anche il provveditore Claudio Merletti auspica che sia rivisto il sistema delle graduatorie, magari dando più potere di scelta agli istituti scolastici. Ma se fossero i presidi a dover selezionare i docenti, come farebbero? «Logicamente prima guarderei il curriculum, poi farei un colloquio orale. Sicuramente chiedere all’aspirante docente perché ha scelto di fare l’insegnante. La risposta mi farebbe capire le motivazioni che stanno dietro alla professione» continua Consolo.

«Io metterei il professore alla prova, facendogli tenere una lezione di fronte a una classe. Nei sistemi di reclutamento attuali manca totalmente questa parte pratica – dice Elena Vaj, preside dell’Isis Newton – Mi piacerebbe vedere come l’insegnante si muove: c’è chi è troppo amicale, chi troppo severo. Non è facile stabilire la corretta relazione. Ognuno deve mettersi in gioco con il proprio carattere. Sarebbe interessante anche capire come l’insegnante intende impostare una lezione».

«Io chiederei all’insegnante cosa pensa di fare per motivare allo studio una classe svogliata - dice Giovanni Ballarini, preside dei licei Manzoni - Quando gli studenti sono bravi e diligenti tutti i professori sono bravi. Più difficile portare al miglioramento una classe che non vuole applicarsi». Di certo gli aspiranti professori ne vedrebbero delle belle, ma le scuole crescerebbero in competitività e qualità.

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