Martedì 10 Giugno 2014

Corvo in corsia, parla la figlia

«I malati? Armi per distruggere»

Le lettere anononime del corvo della Cardiochirurgia hanno dato il via all’indagine per la morte della donna

«La verità è che non c’è stato alcun rispetto per mia madre o per noi. Ne emerge uno spaccato allucinante, dove i pazienti, invece che essere accuditi e curati nel migliore dei modi, vengono utilizzati come armi per distruggere l’una o l’altra carriera».

A parlare è Anna, la figlia dell’anziana paziente deceduta nel novembre 2011 dopo essere stata sottoposta a due interventi nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale di Circolo di Varese. Sua madre è l’incipit dell’inchiesta sul Corvo del Circolo che ha alla fine portato davanti al gup Giuseppe Battarino Giovanni Mariscalco, giovane e rampante medico della Cardiochirurgia, Corvo reo confesso accusato di diffamazione nei confronti di Vittorio Mantovani, altro rampante medico dello stesso reparto, che Mariscalco con una lettera anonima ad Anna ha indicato come il responsabile della morte dell’anziana paziente.

Con Mariscalco è comparso ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare anche Andrea Sala, ex primario della Cardiochirurgia, accusato di aver mobbizzato Mantovani e che ieri, in aula, ha rilasciato spontanee dichiarazioni rigettando gli addebiti, dicendo di non aver mai sfavorito Mantovani e di aver sofferto molto per l’accusa infondata. L’udienza è poi stata aggiornata al 15 luglio: in quella data il gup deciderà se rinviare a giudizio o meno i due indagati che si sono entrambi dichiarati pronti ad affrontare un eventuale dibattimento. Presente, assistita dall’avvocato Paolo Bossi, anche Anna, parte civile nel procedimento visto che è della morte di sua madre che si discute.

«Il dubbio rimarrà per sempre»

«Comunque vada, ci rimarrà sempre il dubbio su quello che è accaduto. Sulla verità della morte di mia madre – spiega – Perché è il modo in cui tutto si è svolto a far apparire tutto torbido». Anna, come il resto della famiglia, non ha mai cercato il clamore; altri lo avrebbero fatto per molto meno, ma la dignità è il suo tratto distintivo.

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