Dopo il maltempo esplode la rabbia
Il torrente Boesio gonfiato dalle forti piogge dei giorni scorsi: i sindaci hanno paura

Dopo il maltempo esplode la rabbia

Nella (breve) tregua delle precipitazioni i sindaci dei comuni più colpiti lanciano il loro grido d’allarme. «Cosa succederà quando riprenderà a piovere? Noi ci impegniamo ma da soli non possiamo fare molto»

LAVENO - Dopo il maltempo si contano i danni e ci s’interroga su quanto il territorio terrà nei prossimi giorni di pioggia. Le amministrazioni comunali sanno che i lavori effettuati recentemente e in questi anni a cura della parte idraulica e idrogeologica del territorio sono stati fondamentali ma tutti concordano che la grande forza inaspettata della pioggia ha danneggiato al di là di ogni previsione.

«Possiamo impegnarci come ogni anno nella pulizia dei torrenti e dei boschi ma quando la mole d’acqua ha queste dimensioni non si può fare molto –afferma Pietro Roncoroni, sindaco di Lavena Ponte Tresa- Ogni anno investiamo circa 30 mila euro in interventi in difesa del suolo e della popolazione, sono decisivi. Tante risorse per un comune piccolo che magari, a causa della posizione geografica a valle paga colpe anche non sue, ma è l’unico modo per avere sotto controllo la situazione».
Laveno ha subito grossi danni, il lago è uscito e da oggi si lavora alla sistemazione di una grande frana in una zona residenziale. «Abbiamo fatto tanto, come la pulizia completa degli affluenti del fiume Boesio e un monitoraggio minuto per minuto durante l’emergenza con il nostro storico gruppo di Protezione Civile – dice Graziella Giacon, la prima cittadina- Di recente ho sentito che il Governo vorrebbe modificare le regole sul Patto di Stabilità, regole che ad oggi vincolano anche le risorse comunali spendibili per i dissesti. Una decisione che sarebbe fondamentale per le amministrazioni locali in prima linea e a prima responsabilità nel contrastare e nel prevenire frane, smottamenti ed esondazioni. Attendiamo la realtà oltre le sole dichiarazioni».
Lo Stato centrale eroga soldi anche per opere in difesa del territorio. Il programma è stato firmato dal Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi a febbraio di quest’anno e stanzia ai comuni un fondo di 100 milioni di euro contenuti nel Decreto del Fare; ma solo 115 amministrazioni comunali hanno potuto beneficiare di questa somma.

Sono stati 3.600 progetti che hanno interessato l’economia locale per opere infrastrutturali di piccola entità (tra i 500mila euro e il milione) con lo scopo di riqualificare il territorio e attivare interventi anti maltempo. La graduatoria è in ordine decrescente di finanziamento legato alla portata dell’opera e la provincia di Varese appare al 71 esimo posto con un progetto destinato ad una struttura di edilizia pubblica.
Su questo punto Domenico Rigazzi, sindaco di Cremenaga, comune colpito da un’enorme frana anni fa, offre uno spunto, «Anche il nostro ente ha partecipato al bando pur non aggiudicandosi alcun stanziamento, avrebbe potuto essere di grande aiuto ma degli oltre centocinquanta piani in difesa delle strutture comunale e del territorio che hanno avuto accesso ai fondi governativi pochissimi prevedono una reale azione di regolazione e messa in sicurezza anti dissesti; la maggioranza sarà dedicato ad edifici, strutture e viabilità».


© RIPRODUZIONE RISERVATA