«Facciamo vivere a questi bambini la bellezze della normalità familiare, per aiutarli a superare i traumi»

«Facciamo vivere a questi bambini la bellezze della normalità familiare, per aiutarli a superare i traumi»

Parla Ambrogio Nicora, responsabile del progetto

Il progetto “Figli della Speranza” è nato a Kiev dopo che la guerra nell’Est dell’Ucraina ha portato migliaia di profughi a trasferirsi più a est. Per far fronte a questa situazione drammatica, nel 2015 è stata creata nella capitale ucraina la fondazione “Figli della Speranza” per accogliere alcune di queste famiglie che necessitavano casa, lavoro e rapporti umani. Il progetto è sostenuto dal volontariato con la solidarietà attiva di persone e gruppi cattolici e aconfessionali di Francia, Germania, Italia. Tra questi anche l’associazione “Famiglie per l’Accoglienza”, che da tre anni si occupa dell’accoglienza estiva dei ragazzi ucraini.

Ambrogio Nicora, responsabile per Varese di “Famiglie per l’Accoglienza”, ha spiegato la genesi complessiva del progetto: «Questo è il terzo anno che la nostra associazione partecipa a questa esperienza di ospitalità con i ragazzi delle famiglie ucraine sfollate a causa della guerra che imperversa nell’est del paese. Le comunità ortodosse della zona di Kiev e Kharkov hanno accolto queste famiglie rifugiate, creando due centri di accoglienza dove, in collaborazione con educatrici italiane, ospitano e aiutano gli sfollati. Non si tratta solo di famiglie povere e disagiate, ma di tutti coloro che sono dovuti scappare dalla guerra, abbandonando ogni cosa. Esiste una stretta collaborazione tra l’associazione “Russia Cristiana”, presieduta da don Francesco Braschi, con le comunità e i sacerdoti ortodossi: proprio da qui è nato il progetto “Figli della Speranza”. L’idea alla base è quella di dare un supporto ai ragazzi che hanno visto la disgregazione delle loro famiglie, hanno subito traumi importanti, con padri spesso assenti perché mobilitati o morti in guerra. Questi giovani hanno smarrito il concetto classico di famiglia e hanno visto i loro ritmi di vita completamente stravolti, perdendo ad esempio i più tradizionali momenti della vita familiare, quali i pasti in comune».

«Lo scopo del progetto - ha proseguito Nicora - è quello di far vedere ai bambini ospitati l’Italia non tanto come un luogo dove trasferirsi, ma dove reinserirsi, facendo vivere loro l’esperienza della bellezza della vita familiare e di un nucleo coeso. In questo modo, una volta tornati nel loro paese d’origine, potranno riportare e restituire le loro esperienze, facendo anche nascere inattese amicizie tra le famiglie in Ucraina e in Italia, come è avvenuto negli anni scorsi: una svolta culturale nella loro vita. L’associazione “Famiglie per l’accoglienza” si presta, attraverso la sua rete di nuclei familiari ospitanti, a rendere possibile tutto ciò, accompagnando ed aiutando le famiglie stesse in questo percorso, che spesso non è facile né scontato. Negli anni passati, nel 2015 e 2016, abbiamo accolto rispettivamente 15 e 46 ragazzi. Quest’anno saranno 47 i giovani ucraini che verranno ospitati a Varese, Milano e Bergamo, di cui 11 nella nostra città. Sono arrivati venerdì a Malpensa e sono stati accolti dalle varie famiglie. Oggi, dopo i primi due giorni, si sono subito ritrovati in questo primo momento di feedback, al quale hanno partecipato anche le famiglie ospitanti. Il momento più difficile è proprio l’impatto iniziale ed in questo sono aiutati dalle educatrici presenti, che hanno raccolto sia le impressioni dei ragazzi, con cui hanno un grande rapporto di fiducia, avendoli seguiti nei centri d’accoglienza in Ucraina, sia quelle delle famiglie, con le quali si sono confrontate subito dopo l’inizio di questa esperienza d’accoglienza».


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