Gesù e Maometto: «Una doppia festa che ci deve unire»
Il nuovo centro culturale islamico di via Pisacane, sul quale anche nel 2016 la comunità continuerà ad investire

Gesù e Maometto: «Una doppia festa che ci deve unire»

A Natale la comunità musulmana ha ricordato la nascita del profeta: non accadeva da 457 anni: «Il regalo più grande, in questi giorni, è la pace»

VARESE - Non accadeva da 457 anni che la celebrazione della nascita di Gesù si sovrapponesse a quella del profeta Maometto. E la coincidenza diventa – nella parole del portavoce della comunità islamica di Varese Samir Baroudi – «pretesto per pensare che musulmani e cristiani appartengono alla stessa religione». La coincidenza tra i due anniversari non si verificava dal 1558, ed è dettata dal fatto che i musulmani seguono il calendario lunare. La sovrapposizione – sfasata solo di qualche ora perché la nascita di Maometto nel mondo arabo cadeva il 24 dicembre - ha portato qualche musulmano a fare gli auguri ai cristiani e qualche cristiano ad avere un pensiero per i musulmani.

No alla festa consumistica

C’è chi, per esempio, anche tra i musulmani, ha suonato il campanello dei vicini di casa per uno scambio di auguri. Questo laddove si è costruito un rapporto di amicizia, perché non è stato organizzato a Varese, né in nessun’altra città, alcun momento ufficiale per celebrare insieme i due profeti. «Noi musulmani non festeggiamo la nascita dei profeti per non cadere nel culto della personalità. Il rischio, festeggiando la creatura di Dio, è quello di dimenticarsi del Dio che ha l’ha creata – spiega Baroudi – Ma è importante il messaggio di Cristo, che era anche lui un profeta di Allah come Maometto, e che ha costituito per tutta l’umanità la luce per camminare sulla retta via. Io per anni ho fatto anche il presepe con i miei fratelli cristiani, a Barasso, proprio perché ritengo la nascita di Cristo un momento storico importante. Quindi bene accumunare le due figure in quanto profeti, ma senza cadere nel sincretismo, perché si parla di due figure diverse». Meno frequenti i regali, che secondo Baroudi offuscano il significato delle ricorrenze religiose. «Noi siamo contro il Natale in quanto festa consumistica, soprattutto in questo momento in cui ci sono donne e bambini che muoiono sotto le bombe in Siria». « Più che una festa, per noi questi sono giorni di lutto, anche perché tutti i soldi spesi in frivolezze avrebbero potuto essere dati ai poveri. Il regalo più grande che vogliamo fare in questa giornata è dare luce e pace» ribadisce Baroudi. Ma anche in questo messaggio c’è una sintonia con il cristianesimo, in quanto è stato proprio il pontefice Papa Francesco qualche giorno fa a scagliarsi contro «l’ingordigia del consumo, che comporta lo spreco». Pur non avendo previsto celebrazioni particolari né per ricordare la nascita di Maometto, né tanto meno per il Natale, «noi musulmani auguriamo ai nostri vicini cristiani tutto il bene del mondo – conclude Samir - Noi, così dice il Corano , sappiamo che dobbiamo onorare la “gente del libro” e che i più vicini a noi tra i credenti sono i nazareni, quindi i cristiani, che si commuovono leggendo le scritture. Coloro che vogliono dividerci sbagliano. Utilizziamo questa coincidenza come uno sprone a costruire ponti gli uni verso gli altri».

Costruire ponti, non muri

Il messaggio di Samir è molto simile a quello divulgato da don Cristiano Bettega, direttore dell’ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, che ha commentato così la sovrapposizione. «Non credo molto nelle coincidenze – osserva il direttore dell’ufficio Cei - Penso piuttosto che se crediamo che Dio guida la storia, allora dobbiamo anche credere che questa assonanza di date può essere letta come una provocazione di Dio a costruire ponti e non muri. Le spiegazioni scientifiche sulla coincidenza delle date ci sono. Ma a noi credenti è richiesto di fare un passo in più e di leggere la storia con occhi di fede».


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