Mercoledì 17 Settembre 2014

«Ho pensato di togliermi la vita

Ora difendo le imprese dal Fisco»

Luigi Sciancalepre con i volontari dell’associazione “La Speranza” davanti al tribunale di Varese

Nasce “La Speranza” contro gli «omicidi di Stato». La Speranza è la nuova associazione provinciale a sostegno «degli imprenditori in difficoltà, prossimi al fallimento perché stritolati da un sistema che non funziona».

«Vessati da Equitalia, che le tasse non le chiede agli evasori veri, ma si accanisce con chi cerca di far sopravvivere l’impresa. Se la prende con chi ha perso il lavoro e non riesce più a fare fronte alle spese. Noi offriamo assistenza legale e fiscale su cartelle Equitalia e anche supporto psicologico».

Luigi Sciancalepre, piccolo imprenditore di Lonate Ceppino, è il presidente di questa nuova realtà «inaugurata domenica – racconta – La sede è a Lonate in via Molino Lepore. Erano i miei uffici, la sede della mia azienda».

Lo erano prima del disastro: «Quattordici anni di lavoro – prosegue Sciancalepre – finiti per un credito che ancora oggi non sono riuscito a riscuotere. Un credito che vale 226mila euro che Ferrovie Nord non ha ancora saldato per lavori di manutenzione svolti in diverse stazioni italiane».

Nel frattempo alla porta di questo piccolo imprenditore specializzato nella manutenzione di caldaie e impianti, è arrivata Equitalia: «Oggi sulla mia testa pende una cartella da 240mila euro, frutto di un mancato versamento di Iva da 30mila euro. In pochi mesi, tra interessi, more, mancate comunicazioni, la cifra si è centuplicata. E io ho portato spontaneamente i libri in tribunale. Sono un uomo onesto. Questo fallimento mi ha quasi ucciso». E arriviamo agli “omicidi di Stato”. «La Speranza nasce da questo – spiega il presidente che ha fondato la nuova realtà con altri cinque soci – Nasce dal mio mancato suicidio».

Quel pezzettino buio della sua vita lo racconta perché «è quello che oggi tanti imprenditori e lavoratori vivono quotidianamente in Italia». «Era il 16 gennaio scorso, alle 4.25 del mattino. Un vuoto nella testa; mi sentivo soffocare. Assieme al lavoro avevo perso la voglia di combattere. Ho preso la sedia e la corda: sono rimasto in bilico su quella sedia mezzora. Dondolando. Vuoto».

«Poi qualcosa mi ha fermato: cosa stai facendo? Mi piace credere che siano stati mio padre e mio fratello, che avevo perso da poco, a salvarmi la vita. Sono sceso. E ho spaccato quella sedia».
È l’inizio della Speranza: «Ho iniziato a guardare i giornali con attenzione. I tg, i talk show. Una serie impressionante di suicidi. Imprenditori stritolati da Equitalia. Lavoratori rimasti disoccupati che non riuscivano a far fronte alle spese. Titolari di piccole aziende dichiarate fallite senza batter ciglio, senza pietà. Ecco noi oggi li chiamiamo omicidi di Stato».

L’obiettivo è fermarli. Come? «Siamo partiti in sei e oggi abbiamo 40 sostenitori – rivela – Tutte persone che vivono questa situazione». Ieri mattina l’associazione aveva un banchetto davanti al tribunale: «Raccolta firme per dare forza alle nostre azioni», recitava il presidente, mostrando le 30 segnature raccolte in un’ora e mezza. «Chiunque abbia un problema di questa natura troverà in noi un aiuto da parte di professionisti – conclude Sciancalepre – E un gruppo di supporto compatto e pronto a combattere. Questo sistema deve finire».

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